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Come what May




Pic | Adriaan Garritsen

Pic | Adriaan Garritsen




Scegliere la via dei simboli.
Un Dao caldo vicino che respira e ruota sull’asse. Volteggia.

Come le persone respirano.
Quanto il lavoro che fanno appartiene loro.
Quanti sanno rimontarsi una mensola.
Come sta la schiena.


Gli animali, anche in sogno.
E l’amore, che potenza l’amore.
Una chiamata per sapere come è andato il viaggio. 
Infusione di silenzio.
Non dire più ti prego ascoltami, perché è già dato, assunto, lo è sempre.
Scannarsi, anche. Poi con la testa contro la testa, abbracciarsi che è abbracciare il mondo intero.

Che potenza l’amore.
Ti rincorre.
Non mancanza o vicinanza per imitazione dell’altro.
Solo poche parole.

Epurazione dal bisogno.
Sorriso non forzabile o che esplode a caso per imbarazzo.
Sorriso non cercato coattivamente.
Sorriso quando viene.
Risata dotata invece di una sua passione, quindi appassionata, quindi, forse per questo, raramente manifesta.

L’amore senza preti.
L’amore mangiando cose buone.
L’amore mentre si leggono libri diversi nella medesima stanza e alcuna pesantezza è in aria.

Tenere testa al senso o alla sua assenza.
Insieme.

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Ti tocco la guardia mentre la perdi



Immagine | Adriaan Garritsen

Immagine | Adriaan Garritsen




Quando il cuore non regge e viene voglia di andare come una spuma feroce. Accogliere l’altro. Preparare qualcosa di caldo. Non chiudersi, non chiudersi. Non italianetti addormentati che tanto ci pensa mammà. Non rigidi ma elastici. Non perché sia fico, ma perché per come è strutturato il mondo, questo è un modo di vivere bene. Un’alternativa verso l’apertura. La fiducia, offrire qualcosa. Il buio non nei cuori manco da adulti. Il buio non nei cuori. Non disprezzare l’uva. Non continuare a guardare il dito. La luna piena vista da dentro un camper.

Avrò ospitalità per chiunque avrà fame di ciò che si mangia e non. Forse, soprattutto, non. 
E con il non, ci guadagneremo da mangiare. 

Notizie di disfattismo, pasti senza amore, provare comunque a portarlo. Ci vuole forza. Forse questa davvero è la forza di cui parlano. 
L’astuzia.
Ci vuole aderenza. Non paura. Ci vuole Eraclito. 
Ho conosciuto e conosco delle persone che
Non smettono di amarsi. Non si autofrustano di continuo.
Non lasciano le mani dell’oltremodo fantastico e convivono bene anche il quotidiano ritmo.
Non smettono di leggere di guerrieri per imparare la fragilità. E ascoltano musica, senza non starebbero in vita forse, come le piantine. 
Ho conosciuto persone che non si deve per forza stare male.  


Toccare, non smettere, ti tocco la guardia mentre la perdi.


Ti tocco perché non hai paura del ridicolo, ci sguazzi dentro e sai mantenere al contempo quell’eleganza delle penne stilografiche, dei cavalli, delle persone che vanno spesso a teatro. Restare aperti. Le persone magnetiche. Risvegliarsi per bene. L’attesa sacra. 
Niente sonno se non di quello che nutre.
Perizia nel molteplice, diceva sempre un tale da Efeso.
Mi piace bagnarmi nelle acquette liquide di occhi curiosi. 
Li saluto spontaneamente. C’hanno il sole dentro. Ci si riconosce.
E loro salutano me.
Come lo stare in vita fosse questione di magneti. 



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Scandagliare per un inconfessato bisogno



Viaggiare / Ospitare / Scoprire



Riposo


Innegabile è il fatto che dopo un periodo di lavoro e di impegno, l’uomo ha il diritto, nonché la necessità, di godere di alcuni giorni o settimane di riposo e ricarica per affrontare, con rinnovato vigore, le occupazioni quotidiane. [...]

- Cominciate con un piccolo esame di coscienza preliminare: siete in buona salute? Vi sentite in forma? Siete solitari, abitudinari? Se optate per il viaggio verso un paese straniero aggornatevi prima sulle sue caratteristiche più importanti: religione, costumi, tradizioni, usanze, moneta: quando vi giungerete vi sentirete meno estranei. Se sapete di russare o di essere particolarmente irrequieti di notte, dormite da soli.

- Non dimenticate: applicate a ogni valigia le etichette con le vostre generalità e l’indirizzo.

- Fate un buon rifornimento di rotolini per macchina fotografica e cinepresa.

- Adeguatevi alla cucina locale senza pretendere spaghetti, lasagne o risotti.

- Ferro da stiro, rasoio elettrico, macchinetta per il caffé, spirale scaldacqua per il tè o la camomilla sono utilissimi, sappiate però che in talune nazioni le prese di corrente sono diverse dalle nostre.

- Non portate gioielli di valore.

- Se volete portare provviste con voi, evitate cibarie che si sbriciolano, sporcano, rischiano di irrancidirsi.

- Portatevi un nécessaire per le medicine. Portate con voi il nécessaire per il cucito (utile anche a un uomo) e quello per la toilette.

- Se siete in due, non fate coppia fissa, ma legate con tutti e unitevi spesso agli altri a dividere con loro l’entusiasmo per un monumento o per una ghiottoneria. Inutile dire di tenere un comportamento corretto e non corteggiare altri che non siano il vostro lui o la vostra lei. [...]

- Limitate il bagaglio all‘indispensabile.

- Prima di partire fornitevi qualche buona lettura.

- Aiutate i viaggiatori in difficoltà con bagagli pesanti.


[...]


Ospitalità


Ospitalità è saper offrire con uno spirito del tutto particolare.

Vi sono persone semplici e modeste sempre pronte ad aprirvi la porta, che hanno sempre in serbo delle ciliege sotto spirito o un bicchierino di liquore, delle sigarette magari nazionali e il “posso offrirle…” sulla punta delle labbra.

Ve ne sono altre che, come diceva Dante, sembra abbiano il mondo in gran dispitto, non perché hanno gravi problemi da risolvere ma perché il timore che qualcuno possa violare la loro intimità sia pure per brevi istanti, li pone sulla difensiva ancr prima di essere attaccati.

Certo, i tempi in cui il salottobuono si apriva per ricevere le amiche della nonna, gli amici del nonno, sono ormai lontani; la vita è diventata difficile, convulsa; i tempi si sono abbreviati e i giorni volano, le settimane sembrano sempre più corte, gli anni ci sfuggono.

Tuttavia non è giusto rinunciare al piacere di stare in compagnia ed ecco che organizziamo di riunirci intorno al tavolo di un ristorante; soluzione auspicabile in molti casi, poco risolutiva in altri, poiché le sedie di una trattoria non sono le poltrone di un soggiorno dove, terminato il pasto, ci si può rilassare chiacchierando in intimità mentre si gusta il caffé o il liquorino.


IL LIBRO DEL GALATEO – Il galateo oggi, Donato Lucifora, Govanni De VEcchi Editore, Milano, 1987

Dalla prefazione dell’autore:

Monsignor Della Casa è passato alla storia non per la sua attività di storico, di letterato e segretario di stato, bensì grazie al suo volumetto sulle buone maniere pubblicato postumo nel 1558 e dedicato al Cardinale Galeazzo da Norcia. [...] Preferiamo dire che il galateo sta tornando di moda anche tra i giovani.
Forse le ragioni principali sono due: la prima è che i giovani, desiderosi di scoprire, si sono messi a scandagliare il passato, trovandoci cose divertenti, buffe, talvolta patetiche, ma sempre tali da svegliare nuovi interessi. La seconda ragione può derivare da un incoffessato bisogno di sicurezza in questo mondo tanto instabile.


Lo pagai diecimila lire. Vale molto di più.

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