Mi manca tanto vederti correre, mi manca sentirti la risata, mi manca tenere lo sguardo sul tuo con lo stesso afflato di un cane che dà la zampa.
Aveva scritto così su un quadernino rosso e bianco. Intanto, fuori, pioveva a tratti e un cagnolino piccolo provava a mordere sul collo uno ancora più piccolo.
Non c’era campo che non le ricordasse quell’amore consumato dentro a certe risaie, dietro i rumori dei cacciatori.
E non c’era città che non avrebbe voluto visitare insieme al suo amore, dopo quei mesi.
Invece, si ritrovava sempe a viaggiare da sola, tra gente che più o meno voleva dirsi civile o qualcosa del genere.
Mi piace starti vicino perché è come se tu sapessi di cosa è fatto il silenzio.
Ma dopo questa anima, non ne erano arrivate di intense. Molti ciarlatani con le labbra sottili. Non interessati alle essenze.
Gente che ti incontra e pretende di insegnarti, senza nemmeno aver guardato cosa ti anima.
E da quell’incontro sempre più spesso era accaduto che, lasciando scorrere il rubinetto, avesse visto nell’acqua parole.
Vale la pena scegliere bene chi ci guiderà.
Si deve scegliere qualcuno disposto a sorridere quando non si guarda nella direzione che indica il suo dito.
Vale la pena scegliere chi ci fa stare come a casa, come quando si è a casa con una certa posizione del corpo o si corre dimenticandosi della fatica, sentendosi vivi. Mi preme vederti le sopracciglia ridere di nuovo, prima di andare. Ovunque si vada, poi.
A riflettere sul confine tra libertà e purezza, andiamo gli aveva detto. E l’aveva conquistata così.




