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La differenza tra un sasso e un’idea

 

 

Immagine | Somewhere in NY

Immagine | Somewhere in NY

 

 

Abbastanza piccolo da coprire l’occhio destro.
Abbastanza saziante da sentirselo nel palmo. Il sorriso di quell’estraneo è stato pieno. 

Lei aveva messo la cassetta con su scritto LETTERE fuori dalla porta, come si deve fare. E tutti andavano lì a lasciare pezzi di sillabe, pezzi di alfabeto.   

 

Abbastanza piccolo da riempire tutto.
Abbastanza incisivo da entrare in profondità non nelle memorie, ma attraversarle tutte.   

 

E’ quel piccolo dirsi che si è in vita e che conta.
Sul tavolo della piccola osteria c’era un uomo che aveva passato la vita a fingere. E faceva i conti con questo.
Diventa facile e rassicurante sapere che si muore.

 

Alcuni fanno poco per te, pensano, e invece stanno smuovendo mondi, non lo immaginano mica.  

 

Il piccolo astronauta viene e visita questa terra e mi viene a dire che è normale restare di sasso.
Qualcuno recentemente mi ha chiesto quale fosse davvero la differenza tra un sasso e un’idea.
La voce?
Poi l’astronauta mi ha detto che il sasso ha una voce, quella del tempo che tu credi esista. E invece no.
Gli ho chiesto, all’astronauta, se poi posso andare con lui. Glielo avevo già chiesto con insistenza quando volevo scappare da qualcosa. Mi aveva negato questa possibilità.
Ora l’ha aperta ma mi dice di non riaddormentarmi. 

 

Studierò il melograno e il coccodrillo abbastanza a fondo. 
Se verrai da me con segni di Apocalisse, ti manderò da un grande uomo che conosce i simboli e si chiama come il Profeta deportato a Babilonia.
Se verrai da me con domande, ti porterò dall’astronauta, che mi sta insegnando ad avere il coraggio di farne.
E che l’amore ti porta ad amarti. Sempre, comunque, in qualsiasi paese, dopo qualsiasi tango, durante qualsiasi disagio, intorno a qualsiasi lago, davanti a qualsiasi riva, sorridendo a qualsiasi umano che ti piace, che ti piace davvero tanto.

 

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Giocattoli e alieni

 

Giocattoli rotti

Giocattoli rotti

 

Oggi ho incontrato un anziano che mi ha parlato degli alieni, seriamente.
Mi ha detto che il primo contatto con i “fratelli dello spazio” è avvenuto per lui quando aveva 47 anni.
Mentre parlavamo sono passati due cani che hanno iniziato ad abbaiare forte contro le sue ginocchia.
Ho provato a mantenere la calma. 
Il cielo si è fatto grigio subito, mentre mi parlava di queste faccende.

 

Gli ho detto che sono stata per lungo tempo in un luogo dove gli alieni sono una cosa seria. “Non sono una cosa e non sono seri.” ha replicato. “Non quanto noi almeno. Che siamo così noiosi. Pesanti e noiosi. Distratti.” Mentre esprimeva quest’ultimo aggettivo, è passato un ragazzo quasi uomo non troppo alto ma alquanto ben messo, mi ha sorriso di lato, teneva il giornale sotto il braccio destro. Mi sono distratta. Appunto.  

 

Ho provato a spiegargli che sto provando a evolvere la coscienza e che questa parola, coscienza, ha assunto da qualche tempo un significato molto più profondo e vasto insieme.    
E’ scoppiato a ridere. E’ passata una signora lamentando una varia e significativa paura della prova costume.  
“Che siamo nudi sempre, questo mi hanno insegnato gli alieni.”

 

Non aveva più tempo ma mi ha voluto spiegare che il tempo  non esiste.
Sono riuscita solo a dire: “Secondo me esiste, guarda come fanno i Lego ora, rispetto a prima. Non sono più quelli di una volta.” , incalzando: “Stesso identico discorso vale per i Playmobil.” 

 

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Maximum pain relief

 

Immagine }{ Langa Sbreama

Immagine }{ Langa Sbreama

 

La luce che sentivi ai bordi delle cose incarnava l’evidenza del nostro essere umani? Stendendosi rilassato, si era lasciato andare nella sua bellezza robusta, lungo contro il divano. Aveva gambe muscolose e un addome rigido come un ciocco prima di esser lasciato nel camino. Togliendo gli occhiali, si era passato indici e pollici sugli occhi chiusi, come se quel gesto potesse togliere gli anni, almeno tre, dalle palpebre. Io l’ho guardato a lungo senza riuscire a dirgli quanto fosse bello in quel momento.

Eravamo qui a mangiare una pizza tutti insieme e tu hai intrattenuto ciascuno degli amici, dandomi la possibilità di stare tra me e me e questo è stato così bello.

Poi siamo rimasti in silenzio davanti al camino e io ti ho chiesto cosa sarebbe accaduto se la pioggia, allagando il ponticello a valle, ci avesse impedito il passaggio l’indomani all’alba.

 

E tu, senza smettere di guardare la fiamma, mi hai allungato una carezza all’altezza dell’ombelico, fatta con il dorso della tua mano grande. Completamente inaspettata e disarmante carezza.

 

Il mattino dopo eravamo bloccati su al monte, tutto a valle era allagato e pieno di rami. Muschio ovunque, verde scuro, umido. Avevano detto avrebbe nevicato e invece no. Facemmo l’amore per tutto il mattino poi preparasti una colazione a base di frutta, formaggio, pane, caffè, yogurt, marmellata, biscotti, pesce, uova. “Perché tanta abbondanza?” ti chiesi. Un sorriso prima della tua risposta: “Proveremo il digiuno, dopo questo pasto, ti va?” e io ci riflettei a lungo, prima che potessi rispondere, mi ricordai, guardando fuori, del ciliegio piantato in tarda estate. E sentii il cranio libero e l’addome vivo pensandolo in fiore, di lì a qualche mese in avanti.

 

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Eppure saltano

 

 

 

Un uomo senza il dito del piede camminava molto male. 

Un uomo senza la lingua meditava con metodi propri. 

Un uomo senza speranza ballava benissimo nella sua stanza da solo. 

Un uomo con il fuoco dentro non aveva pazienza con i semi dei mandarini. 

 

Una donna cantava una canzone di rivoluzione ma con un nervosismo che partiva dai denti. 

Una donna che non sapeva trovare le parole si rifugiava negli elementi e nelle relazioni frettolose. 

Una donna restava incinta di poesie e nessuno pensava potesse essere possibile. 

Una donna senza quiete tra i capelli sempre andava cercando il suo amante smemorato. 

Una donna voluttuosa metteva le preoccupazioni a pulire casa, mentre lei, restandosene in terrazzo faceva quella che sa le costellazioni, senza davvero saperle. 

 

Non lo sai mai quel che viene fuori. 

 

Ma ci saranno momenti in cui ti prenderò senza sosta la mano e ti dirò che anche essere fatti di carne ha il suo perché. 
Lasciando la luce del giorno passato alle spalle mi dirai quanto costa la notte, ora per ora, che prezzo hanno i rumori del buio.
E compreremo fiori appassiti per vedere come rianimarli. 
E saremo insieme correndo come ghepardi, che da lontano non si vedranno nemmeno le nostre zampe. 
Mi basterà vederti rispondere al mio sorriso col tuo. 
E partiremo senza sosta, nell’agilità e nel rispetto. 
Per le steppe e le plaie e le sabbie e le rocce e le stelle. 

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