Abbastanza piccolo da coprire l’occhio destro.
Abbastanza saziante da sentirselo nel palmo. Il sorriso di quell’estraneo è stato pieno.
Lei aveva messo la cassetta con su scritto LETTERE fuori dalla porta, come si deve fare. E tutti andavano lì a lasciare pezzi di sillabe, pezzi di alfabeto.
Abbastanza piccolo da riempire tutto.
Abbastanza incisivo da entrare in profondità non nelle memorie, ma attraversarle tutte.
E’ quel piccolo dirsi che si è in vita e che conta.
Sul tavolo della piccola osteria c’era un uomo che aveva passato la vita a fingere. E faceva i conti con questo.
Diventa facile e rassicurante sapere che si muore.
Alcuni fanno poco per te, pensano, e invece stanno smuovendo mondi, non lo immaginano mica.
Il piccolo astronauta viene e visita questa terra e mi viene a dire che è normale restare di sasso.
Qualcuno recentemente mi ha chiesto quale fosse davvero la differenza tra un sasso e un’idea.
La voce?
Poi l’astronauta mi ha detto che il sasso ha una voce, quella del tempo che tu credi esista. E invece no.
Gli ho chiesto, all’astronauta, se poi posso andare con lui. Glielo avevo già chiesto con insistenza quando volevo scappare da qualcosa. Mi aveva negato questa possibilità.
Ora l’ha aperta ma mi dice di non riaddormentarmi.
Studierò il melograno e il coccodrillo abbastanza a fondo.
Se verrai da me con segni di Apocalisse, ti manderò da un grande uomo che conosce i simboli e si chiama come il Profeta deportato a Babilonia.
Se verrai da me con domande, ti porterò dall’astronauta, che mi sta insegnando ad avere il coraggio di farne.
E che l’amore ti porta ad amarti. Sempre, comunque, in qualsiasi paese, dopo qualsiasi tango, durante qualsiasi disagio, intorno a qualsiasi lago, davanti a qualsiasi riva, sorridendo a qualsiasi umano che ti piace, che ti piace davvero tanto.




