Articoli con tag umani

Osservatori di cielo e cose umane

 

 

VicoloBuioCortona

VicoloBuioCortona

 

 

Allora, amore, il mio amore si regge tutto su biglietti del cinema e ninnoli inutili.
Allora, amore, qui si gioca alla tela in cui si entra meglio, la mano che fa ovali energetici sulle spalle.
Allora, amore, volersi non è semplice e quel poco che si riesce a fare di grande è magia, magia pura. 

Gli amanti veri creano questa magia continuamente e lei, di rimando, si mantiene per anni nell’aria, tutti gli altri possono inalarla.
La cocaina qui, quella vera, è la magia di cui tutti sono fottutamente affamati, ma non lo sanno.
Non c’è bisogno di farsi vedere umani, puzziamo molto di questa appartenenza a una specie.
Quel poco che sono riuscita a fare lo devo alle possibilità che si sono spalancate al nostro incontrarsi.
Quel che è vero mai va rinnegato.
E il crine tra il vero e il non vero sta dentro ai reni, ma non lo si butta via con l’urina.
Questa è un’altra magia ma non ne discuteremo in codesta sede.

 

Sii crudele con chiunque non ti ami perché non si ama.
Individua subito tutto questo e stanne alla larga.
Dirlo a te è come ricordarlo a questo corpicino qui che ti ha voluto abbracciare più volte e più volte ci riuscì.

 

Ah, abbracciarsi, che bella pratica umana.
Come ammalarsi e farsi coccolare.
Come passeggiare a braccetto.
Come il caffé quando ci sta tutto.
Come le persone cui ridono gli occhi prima delle labbra.
Come il vestito che mozza il fiato e tu lo sai allora te lo metti premeditando questa certezza.
Come il dattero mangiato al momento giusto e il nocciolo tenuto in bocca poi tutto il tempo che serve a fare un po’ di riflessioni sull’infinito. 

 

Ceniamo con due carciofi cosparsi di semi di sesamo stasera.
Ceniamo e brindiamo al mistero di nervi, tendini e tutto il resto. 

 

Devo dirti un segreto.
Affezionati a un movimento e fallo prima di ogni decisione importante che prenderai.
Svelamelo solo quando saremo in punto di morte.
Ovvero svolta di vita.

 

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Demo – Intro – Foreword Fine Mondo

 

 

Somewhere near Portland

Somewhere near Portland

 

 

Il percorso di vita dell’albero, quell’albero nel bosco, somiglia alla vela che da umana ho nel cuore e che quando parla Seneca o si ascolta Mozart si muove. 

I boschi hanno la memoria dei gesti degli umani.

Il mare ne ha il colore degli occhi, li possiede tutti.

Buon anno, direi.

Tags: , , , , , , , , , ,

Clorofilla & Penninchiostro




Jean Reno - Leon, Luc Besson

Jean Reno - Leon, Luc Besson




Prendeva momenti di cara, pura luce diaframmatica.
Aveva letto che c’era un modo altro di fare l’amore, un modo energetico, non sfiancante.
Allora provò con il bibliotecario zoppo, l’uomo misterioso, l’incontentabile fruttivendolo.

Sul fare della sera, un giorno, beveva acqua in un bicchierino da caffé in vetro e si chiese
se anche con una pianta si poteva fare l’amore.

Ne comprò una.
Avvinghiò le radici all’inizio del cuore e le fece andare come vene varicose.
Ogni notte le parlava dei disastri del giorno andato. La pianta beveva le sue tossine e le risputava via.
In cambio chiedeva solo, silenziosamente: “Parlami, mi parli?”
E parlavano, tantissimo.

Una sera a una festa entrarono delle persone rumorose, si ubriacarono molto e provarono a scaraventare di sotto la piantina.
Ci riuscirono, in un attimo.

Al mattino, lei si sentì morire dentro.
Andò giù in ciabatte, raccolse la terra, togliendo da essa i pezzi di vaso spaccato.
“Ti ringrazio dal profondo del cuore per quanto bene mi hai fatto stare.”
ma piangeva mentre lo diceva.


Passò notti intere, con la sigaretta, affacciata alla finestra. Non poteva comprarne un’altra, non sarebbe stato lo stesso.
Passò notti intere con la sigaretta, affacciata alla finestra.


Fino a quando non arrivò la notte in cui sul balconcino si sedette, più con il sedere verso l’interno che non fuori, d’altra parte era al settimo piano.
Nostalgica, prese a carezzare la parte sottostante al davanzalino. Sentì una cosa dura e fresca. E verde. Era una specie di liana da cui pendeva una mini quercia che sfornava qualcosa. Un foglio. Lo staccò. Se ne generò subito un altro.


E mentre prese a scrivere questo accadimento favoloso, si accorse, con la coda dell’occhio, che il dirimpettaio pure aveva adottato una piantina.
Il dirimpettaio, un manager con famiglia ma la voglia di ritirarsi e riaprire la vecchia tipografia del suo bisnonno.
Quando lo incontrava sulle scale, lui glielo ripeteva sempre: “Quell’odore che c’è nelle tipografie, sa cos’è? Lo sa?”
E mentre facevano spesa assieme, lui le spiegava i meccanismi e gli ingranaggi di una catena di montaggio che sforna libri.
“Mio nonno ci si era ammalato ai polmoni e io voglio fare la stessa fine. Mia moglie non capisce.”
lei capiva, invece, e annuiva sorridendo a testa bassa, come le donnine orientali.

Insomma, mentre scriveva queste cose favolose nel foglio partorito dai residui della pianta,
ecco, vide lui in una specie di eterna espressione sbalordita, un “Ohhh” fissato sulla boccuccia spalancata.


Dalla sua liana uscivano penne e inchiostro, inchiostro nelle penne.
Penninchiostro.

Tags: , , , , , , , ,