Avranno di te anche tutte le foto da giovane, non come quelle scrittrici di cui ti viene da cercare una foto senza rughe ma invano.
Avranno di te anche le cifre che non sai di avere sotto la pelle.
Avranno di te quel sorso di vino che hai preso a bere anche a pranzo.
Avranno di te le lettere e le volte che non hai saputo dire di no a una serata persa insieme a qualcuno che teme il silenzio.
Te ne stavi con i fianchi al muro e quel tuo sorriso dolcissimo e deciso.
Dicevi sempre qualcosa di carino ma senza sforzo.
E mangiavi masticando molto lentamente.
Mi parlavi dei sassi che avevi raccolto il giorno prima, me ne parlavi come si fosse trattato di incontri con umani.
Sapevi stare senza preoccupazioni e con gli occhi vivi.
Ce lo siamo insegnati per un po’.
La donna della libreria in centro, dicevi, dovrebbe sorridere di più, invece viene quasi paura a chiederle qualcosa.
Ed è vero. “Spiacente ma non posso aiutarla.” ripete da sempre e ancora oggi, quando, dopo aver cercato il titolo del libro nella scatola elettronica, alza la faccia da pesce ingrassato e si fa gli occhi taglienti apposta. So che le avresti dato una carezza, qualche volta. Perché ci sono persone che nascono con le carezze nelle mani e questo è tanto bello.
“Mi manca la vastità.”
Zittendomi con un bacio: “La vastità è dentro.”



