Articoli con tag supermercato

Va fatto

 

 

Immagine | Arianna Tondo

Immagine | Arianna Tondo

 

Un percorso va fatto.
Non per evitare la paura ma per usarla.
Non per occludere vie ma per aprire possibilità.
Un percorso va fatto.

 

 

E mi hai portato un astro tra le mani curando con un sorriso la mia spalla sinistra.
E mi hai lasciato un sorriso di ultrasuoni e io ho inteso la neve cadere, l’ho intesa bene.
E ti ho lasciato andare mentre qualcuno, sentendo la primavera avvicinarsi, ha preferito una passeggiata al solito salto al supermercato. L’incontro della goccia del caffé e di olio ti ha sempre ispirato molto, anche a me. certi insettini sorridono. La meditazione che abbiamo fatto insieme l’abbiamo fatta a occhi chiusi. Il camino dietro sapeva di tutto quello che ci è mancato in ogni fase della vita e dopo ci avrebbero atteso broccoletti ripassati, mmm, in padella.

 

Lasciando indietro un’abitudine decise di adottare un mantra lungo. Venti parole, su per giù.

Andavano memorizzate alla perfezione.
Alla perfezione.

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Alla fine del tempo c’è la o

 

 

La predizione del tempo che sembra debba finire in questi giorni e se il tempo finsice cosa comincia amore mio, comincia il temporale? 

O alla fine del tempo c’è la o e basta, come quando con la penna in bocca mi hai guardato – era un giorno di cui forse non hai memoria – e spostando gli occhi hai detto: “Vieni qui.” ma l’hai detto così teneramente che si devono essere spostate delle stelle. 

Alla fine del tempo c’è la o.
L’ho pensato guardando il fruttarolo stamattina, mentre sorrideva passandomi una varietà di cachi che non conoscevo.

Lascia che sul tuo corpo lavorino i giorni e non prendere troppo sul serio l’equilibrio.
Le sensazioni con cui non so fare i conti credo siano simili a qualche specie di nervo che si apre sottopelle come radici.
Qualche nervo che mette radici o se le riprende.

 

Al formicolìo delle gambe si unisce una qualche forma di mese che per ognuno di noi è più dura, sempre più dura.
Transizione e preoccupazione e non centro.
E tutto questo, mi viene detto e leggo, si può trasformare.

Tutte le cose semplici che posso fare in una giornata corrispondono forse a quelle che nel labirinto si pensano e basta, nel labirinto delle intenzioni. Mi hai chiesto di insegnare un modo agli umani, disse il profeta. Ma il profeta è ubriaco e si rotola ai lati del supermercato. Mi hai chiesto di curare le piaghe, ribadì la curandera. ma la curandera fa le carte all’angolo del negozio di biancheria e nei suoi occhi vedi una specie di chimera d’Arezzo che si rotola disperata.

Mi hai chiesto di farmi da parte, ha detto l’amante.
Le mani si cercano, certe mani si cercheranno per sempre.

 

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La resa dei conti in sì non molle

 

Foto | Adriaan Garritsen

Foto | Adriaan Garritsen

 

Non ho seguito il tuo flusso di pensieri, stamane, ma il mio.
Non ho frasi per dire bene cosa l’amore sia, ma cercherò di ascoltare qualcosa di Arvo Pärt nei prossimi giorni e se non ti va bene è così lo stesso.
Non ho seguito la forma, ho solo ballato sul pavimento di legno.

Arrivando poi verso il supermercato dove si trova la roba più organica del mondo, al punto che chi ci va è un po’ invasato perché ha confuso la parola organica con orgasmica. Ad ogni modo. Al parcheggio di questo luna park di pietanze OGM free, trovi, fai conto, 9 donne e 9 uomini, tutti correndo con fascette in testa e fiatone. Un animale spunta da una tana, chiedo cos’è e qualcuno risponde un semplice beaver, un castoro in mezzo all’asfalto, sereno.
Questi continuano a correre e uno di loro si avvicina per chiedermi che ore sono ed è paonazzo e ha il fiato di mio padre quando faceva sport.
Come si fa a descrivere un fiato? Si fa.
Come se l’alito ributtasse indietro da sotto la lingua tutti i Jack Daniel’s, come se dalla pelle fiottassero tossine di salumi.

Entro nel supermercato e cerco alghe e penso a questo insieme di ideogrammi che vidi a una cena, appeso per verticale alla parete mentre con le ginocchia incrociate mi meravigliavo del loto che prima non ero mai riuscita a fare. Gli ideogrammi, dicevamo: L’ordinario è la via. Recitavano, sì.

Insomma cerco queste alghe e mi muovo come un’alga.
Se cercate un pomodoro, pensate alla barzelletta di Pulp Fiction. Se cercate un tonno, mpà mpà con le labbra come i pesci.

Se cercate del pane, capite bene quale la forma, perché un baguette vi richiede di allungare la colonna e il pane già tagliato a fette vi costringe a dividere la vita che avete vissuto finora in periodi, ovvero, per dirla con Robert Musil, “quell’ampia disordinata fiumana di situazioni che sarebbe un susseguirsi a casaccio di tentativi di soluzione, insufficienti e, se presi singolarmente, anche sbagliati.” Se solo l’umanità sapesse riassumerli, diceva lui.

Sorprendente il modo in cui la porta, e per porta si intenda il cuore, la porta a volte scricchiola e tutto formicola senza incastrarsi al presente. Muoviti da lì, allora.
Senza lasciare la soglia dell’armonia. In questo anno particolare, avete visto?, tutto brucia, e pure velocemente.
Tutto brucia con la rapidità e l’esattezza degli oggetti in ordine.
Smettiamo di essere così visibili, così manifesti, rumorosi e masochisti.
Cerca negli occhi delle persone con cui non ti riesce di stare in silenzio, mi son detta.
E ama quelle con cui viene naturale.

Poi capovolgi tutto. E ordina in sequenza binaria, mentre l’altra mano cerca tra le ricette e trova quella del fallimento.
La bocca la ingoia come fanno le capre.
E la pancia ride, il diaframma ringrazia.
A volte riesco a metterti in un respiro e non so dirti quanto bello questo sia.

 

La resa dei conti in sì non molle

Question: Are you better with words or body?
Before, there was silence, but now, The Answer: Whattthehell do you mean. They go together.

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