Fino al 30 Novembre il 10B Photography ospita Blanco – Visions of Blindness, progetto fotografico impregnato di quel bianco simbolico che certi vedenti spacciano per condanna




Stefano De Luigi - Blanco

Stefano De Luigi - Blanco




Ma se l’anima è negli occhi, i ciechi hanno perso la vista e pure il soffio platonico che spinge alle azioni, alle scelte?


Il 10B Photography Gallery, fino al 30 novembre, ospita le foto con cui Stefano De Luigi ha documentato la cecità, quella condizione che tutti spacciano per condanna alla tenebra e invece forse è Bianco, Blanco, come in lontananza suggerisce la voce netta e sorridente di Saramago, le sue frasi accatastate e dense.
Ma se l’anima è negli occhi, i ciechi hanno perso pure quella?
Ci entri con questa domanda al 10B. Varchi il passo pure col timore che sia l’ennesimo progetto fotografico di ovvietà volto a documentare una condizione disagiata, ottenebrata, deficitaria, handicappata, lesa e chi più ne ha più ne metta.

I numeri del progetto di Stefano De Luigi: 4 anni di lavoro tra 3 continenti. Uno che vede che ritrae chi non vede. E ritrae visioni del non vedere. Uno che vede e che della visione ha fatto la sua arte e il suo lavoro, in qualche modo. Un fotografo professionista che mette al centro del clic animali umani che non hanno quel senso o l’hanno perso. E stanno nei posti del mondo dove le guerre civili hanno lasciato brandelli di ferraglia negli ospedali coi macchianri arrugginiti.


Disagio su disagio, in pratica. Eppure non t’assale pietismo, ovvietà, nonostante il timore di trovarli sia sempre dietro l’angolo. C’è un senso come di bianco silenzioso e nero lucido già nel 10B in sé, sono proprio gli spazi che lo evocano. Immaginate la galleria con dentro queste “ottime foto del dolore”, espressione usata nell’accattivante dire l’opera di Stefano De Luigi da Philippe Dagen, grande critico d’arte e accademico, scrive per Le Monde, vive e lavora a Parigi.


Si entra con un’aria di sfida in una mostra che ritrae la cecità. Si entra parlando con la voce della mente al fotografo, quasi a dirgli mi vuoi convincere? mi vuoi commuovere? Invece la mano di De Luigi è accogliente, già cedevole, c’è il suo progetto fotografico e basta. Con lampade che impallano il viso di chi ha il camice, lacrime e gocce opache, foto granulose, visi.

Attesa, soprattutto.


Sentimento simbolico del Bianco che tutti scambiano per Buio.

Sentimento in immagini di esistenze che non sono all’insegna di un “meno”, di un vivere per sottrazione.


C’è tanta attesa in questa mostra fotografica. E respiri da intuire. Quasi che la condizione esistenziale documentata non fosse quella della cecità, ma quella, appunto dell’attesa. Della schiena contro la porta, delle mani che cercano le mani o la parete. E le ombre i ciechi le toccano? E lavorare la terra come deve essere? E ascoltare un apartita di pallone? Pelle nera, visioni forse bianche, non si sa. Non occhi a mandorla. Ossa magre dello sterno e pancia forse gonfia al centro dell’attenzione di tante mosche forse. Corridoi e spazi. Cervicali abbassate.

Tutto come quando il suono fa vibrare le cose.




Stefano De Luigi - Blanco

Stefano De Luigi - Blanco




Accompagnare, aspettare, in attesa. Se mi ami, mi vestirai? Visto che mi ami, mi vesti, mi prendi per mano? Lucine spente o accese del tutto, ipermetropia da vissuto. Vivere in un posto dove le cose non si spostano mai o vivere nel mondo, proprio dentro, sporcarcisi di brutto? Domanda metafisica declinabile anche verso coloro che hanno il pentasenso, tutti e cinque proprio. Quando sono andata io a visitare la mostra, almeno due persone non sono riuscite a riaprire la porta, dopo la visita, al momento di uscire. Bastava girare una manopolina.

Siamo tutti orientati verso un qualcosa che è davvero non vedibile eppure ci porta. Noi in quanto entità soggette alla legge del tempo. Vale per chi ci vede, chi no, chi va a tentoni, deraglia nel senso e tra le scelte. In questa mostra non c’è la cecità nel senso introverso del fallimento cui la relegano certi vedenti. A guardare bene, all’ingresso del 10B, c’è una frase di Nadar, stampata con inchiostro eloquente:

Non esiste la fotografia artistica.
Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare.

Potenziale criterio con cui giudicare il progetto fotografico in questione.



Stefano De Luigi - Blanco

Stefano De Luigi - Blanco




BLANCO Visions of blindness – Stefano De Luigi (VII Network)

15 ottobre – 30 novembre 2010

dal lunedì al venerdì 10.00-13.00 / 15.00-19.00 ingresso libero

in collaborazione con Officine Fotografiche per FotoLeggendo

a cura di Giovanna Calvenzi

-

10BPHOTOGRAPHY

Via San Lorenzo da Brindisi 10b –
+390697848038 –
info@10bphotography.com


Tags: , , , , , , ,