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Gli amanti sono leggeri

 

Pic | Adriaan Garritsen

Pic | Adriaan Garritsen

 

C’è un momento su Cerillos Road in cui tutte le sbarre, abbassandosi, chiudono il passaggio alle auto. E le auto qui sono come puttane mai stanche di battere. C’è, se colto alla sera, questo luccicante stop seguito come da un suono di luna park lunare che atterra.
Le nubi sono molto vicine alla testa, potresti leccarle con la punta della lingua.

 

E i momenti del mondo, se anche fossero destinati a finire alla svelta, se anche fosse, cosa importa alla roccia che sfreccia, al coniglio che ammicca, al nostro amore che è stato immenso. Ha avuto gli occhi dei mici, la tempra dei lupi, la santità di Moana Pozzi, la veglia degli alberi, la bontà del mirtillo messo in bocca e poi il bacio a benedirlo. Ha avuto talmente tanto rosso che la terra del Canyon è pallida al confronto.

 

Camminando ancora gli umani non vedranno che cancelli con altri dietro a dire Venite, noi abbiamo smesso di far male all’energia che ci nutre. Sarà tutto forte e giallo. Coltiviamo intanto medianiche forme di io e morte, tu e vita.

 

Ave o sole pieno di grazie, quelle in cui ci accogli ogni mattino.
Quando smetterai, ce ne accorgeremo e gli amanti presto calzeranno piedi alati di Mercurio per trovarsi nel letto quest’ultima volta.

Arrivare mi sentirai leggera.

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Canone in verso



Anche senza dire

Anche senza dire




Un canto poetico ogni volta che uno ricorda, è un canto poetico ogni volta che uno ricorda.
Ho raccolto tutti i messaggi minatori e le cose senza senso né effetto e il sangue versato dalle dita, le note basse, quelle troppo alte, gli interpreti, i ruoli.

Piove sul latte versato. Piango sul bagnato. Tanti giorni che piango sul bagnato. Con il risultato che ormai le guance sono sponde e le prime rughe dighe.
Il gatto bofonchia, respira a fatica. Provo a spiegargli cose che non voglio capire perché sono ostinata. Dice che è meglio andarsene senza troppi falsi allarmi.

A passo di danza entrano tanti demoniucci nel teatro microscopico che è la pupilla. Due pupille, due teatri.

Il gatto inghiotte saliva e ha bisogno di bere. Continuamente.
Penso spesso agli anni di Cristo, che era un figo reale, perlomeno nella fiaba della Bibbia.
Abbiamo tutti un tempo moderato per considerare l’immortalità.

Al mattino, trionfo di suoni. Ho chiesto al Sole:Non c’è più nessuno a dirigere l’opera?”
(Una domanda che mi faccio da quando gli uomini, stolti che siamo, han rinunciato alle divinità e messo ala bando il baratto)
Insomma, chiedevo: “Non c’è più nessuno a dirigere?”
Lui ha indicato una bacchetta spezzata dentro a una pozzanghera e sopra una specie di Narciso puzzolente a specchiarcisi disperato.

In realtà non era un Narciso, ma una delle persone che stanno rattufate nel plaid sporchissimo e chiedono l’elemosina con la mano che trema a Termini.


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