C’è un momento su Cerillos Road in cui tutte le sbarre, abbassandosi, chiudono il passaggio alle auto. E le auto qui sono come puttane mai stanche di battere. C’è, se colto alla sera, questo luccicante stop seguito come da un suono di luna park lunare che atterra.
Le nubi sono molto vicine alla testa, potresti leccarle con la punta della lingua.
E i momenti del mondo, se anche fossero destinati a finire alla svelta, se anche fosse, cosa importa alla roccia che sfreccia, al coniglio che ammicca, al nostro amore che è stato immenso. Ha avuto gli occhi dei mici, la tempra dei lupi, la santità di Moana Pozzi, la veglia degli alberi, la bontà del mirtillo messo in bocca e poi il bacio a benedirlo. Ha avuto talmente tanto rosso che la terra del Canyon è pallida al confronto.
Camminando ancora gli umani non vedranno che cancelli con altri dietro a dire Venite, noi abbiamo smesso di far male all’energia che ci nutre. Sarà tutto forte e giallo. Coltiviamo intanto medianiche forme di io e morte, tu e vita.
Ave o sole pieno di grazie, quelle in cui ci accogli ogni mattino.
Quando smetterai, ce ne accorgeremo e gli amanti presto calzeranno piedi alati di Mercurio per trovarsi nel letto quest’ultima volta.
Arrivare mi sentirai leggera.


