Piedi come non mai

Piedi come non mai

 

Lungo la via, per trovare rifugio dal sole ho pensato fosse buona cosa cercarlo dentro e compararlo a quello che la gente ti dà o ti nega.
Per la prima volta nella mia vita davvero non vedo l’ora di tornare a casa.

 

Nella testa c’è una grande confusione che aperitivi o librerie carine dove prendere un tè o qualche altra cazzata non saziano più. Nemmeno coloro che ti dicono che il corpo conviene studiarlo presso di loro, ovviamente. Ho confusione per il sapere che si acquisisce lungo il proprio percorso e il fatto che il sapere che ho per il mio corpo non può essere quello che tu hai per il tuo, per dire.

 

Ma almeno un’intuizione dall’esperienza con Jader Tolja l’ho avuta. L’energetico e il meccanico non si lottano contro. Si può arrivare a una stessa cosa per vie diverse. A questo corso di anatomia esperienziale si è passato per momenti diversi, tutti volti a svegliare il connettivale. Onestamente pensavo ci si muovesse di più, invece si trattava di un tipo di lavoro diverso, un movimento più sotterraneo, differente. Non peggio e non meglio, differente. Per i cambiamenti profondi, d’altra parte, si deve agire da dentro e sotto.

 

Dunque un muscolo è molto legato a un meridiano e uno stiramento può davvero andare a toccare in un certo modo un organo interno la cui linea energetica passa per quel gruppo muscolare interessato. L’ho visto su me. Sto ancora capendo se si tratta di Fegato o Milza, ma credo Fegato, i segni son quelli e visto che in MTC il fegato regola anche la stagnazione del sangue, direi di sì, considerando il ciclo breve. In occasione di questo corso a Madrid mi sono confrontata su questo punto con una studentessa di una scuola di Barcelona che unisce shiatsu e movimento. E’ interessante, pensavo in metro, vedere quanto mi sia salita la voglia di vino rosso da dopo lo stiramento, è strano. Se davvero ne ha risentito un po’ il fegato, perché andare a cercare qualcosa che lo impegna parecchio e carica ulteriormente? Masochismo inconscio? Ad ogni modo, per un po’ starò senza.

 

Meccanico ed energetico dunque insieme, vie diverse per la stessa cosa. Ciò nonostante, quando parlavo con un maestro di taiji a San Francisco, che conosceva Benjamin Lo, ecco mi spiegava come in alcune cliniche in Cina si evita di fare qi gong in alcuni casi, ad esempio quelli di cancro di un certo tipo, perché il corpo non deve “dare da mangiare” al “male”, ovvero sia il corpo deve stare debilitato, non carico di energia che alimenterebbe cellule impazzite, per dire.

 

Ma anche in questa ottica che facciamo, torniamo pensare alla malattia come “male”? Non eravamo arrivati a un malessere che è pur sempre manifestazione e domanda?

 

Da quando sono a Madrid non è che stia benissimo, specie di intestino, sigmoid intestine. Un po’ un viaggio fatto sopra le forze (ascoltati di più), un po’ il post patate+uova+pezzettini di prosciutto crudo e vinello offertomi con tanta cura. Non potevo rifiutare, all’ennesimo, l’ho cucinato solo per te. Ma il giorno dopo stavo a tocchetti. Dormo in un soppalchetto un po’ pieno di polvere. Il caldo poi è forte, si fa sentire. Il battito era un po’ strano, da quando sono arrivata, è suonato forte nella gabbia toracica certe volte. Ho ristabilito con moltissima acqua e frutta acquosa e verdure, insieme allo zenzero e qi gong al mattino.

 

Il  workshop era diviso per estremità; questo perché le mani e i piedi sono in fondo con il medesimo numero di ossa e articolazioni e per il sistema nervoso l’estensione degli uni o degli altri è comunque un’espansione o una contrazione, non distingue tra arti, è comunque per “lui”, come detto molto bene da Tolja, un’opportunità.

Opportunità di movimento.

Ed è bellissima questa immagine, come se il sistema nervoso se le andasse a cercare queste opportunità, immaginiamocelo come un demonietto curioso che si sdraia su tutta la colonna vertebrale.
Il mattino in cui poi si è lavorato sulle mani, il battito era davvero forte dentro la gabbia toracica e la donna del gruppo che si esercitava sulla mia mano mi ha mandato in uno stato forte di reset, come quando ricevetti un trattamento di cranio sacrale in New Mexico. Una roba fortissima. Non le ho chiesto cosa facesse di mestiere, abbiamo parlato di altro, energicamente era esattamente come la brava operatrice shiatsu che è a Spoleto, la cara Ivana Trabalza. Ma poteva anche fare tutt’altro di mestiere. Anche la mamma e basta, averla fatta per tutta la vita.

 

E’ interessante anche questo che noto nei terapeuti, la scelta del terapeuta ha spesso a che fare con vincoli parentali in cui ci troviamo senza saperlo. Un tempo avrei detto in cui “cadiamo” ma adesso non la reputo più una caduta.
In generale mi ha fatto bene ma ho anche pagato 240 euro per questo workshop e mentre questa donna mi dava quel che mi dava che non so dire cosa fosse, ecco mi chiedevo quando è iniziato che nella nostra civiltà lo scambio si paghi. Questa del denaro è ancora una cosa cui mi sto approcciando.
Ora sto meglio. Domattina riparto per l’Italia e per la prima volta forse dopo tanto tempo non vedo l’ora. Un po’ per lavorare allo spettacolo del 26 agosto per il Fringe, per lavorare al computer le ore al giorno che devo e non di più, allenarmi con tranquillità, prepararmi al taiji in Sicilia, un po’ per riflettere e coagulare l’azione che sento stravolgerà diverse cose il prossimo anno.

 

La kinesiologia a Milano o la Thailandia o lo shiatsu e movimento a Barcelona, vorrei restassero ipotesi da coccolare intanto e non pietre su cui impuntarsi lungo il cammino. In fin dei conto sono scelte (ovvio che l’idea thailandese me gusterai mucho, ma devo vedere per eventuali borse di studio o simili).

 

Se scrivo così apertamente è perché penso questo sia l’unico modo per trasmettere trasformazioni e trovare chi cambia pelle come me o chi si guarda la propria o chi è già stato su questi passi.

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