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Per un pugno di uomini



Immagine | Andrew Becraft

Immagine | Andrew Becraft



Dicesi del maschio rimasto appeso, che non è più il samurai di un tempo, il samurai senza signore io voglio. Dicesi del maschio, che la mammà gli ha preparato nu babà. Dicesi del maschio rimasto, che va a fare la spesa, ma spesso spesso. Dicesi del maschio che non gli va manco di fare sesso, quel tipo di sesso che poi si vedrà se porta ad altro. No sesso, no altro, no party, Clooney non ci salverai manco tu stavolta. No, noi si vuole l’uomo che, quando gli chiedi dove vai?, dica A dormire. Quando devo sparare la sera prima vado a letto presto.

Noi si vuole l’uomo che rende le cose semplici, la persona con aspettative di vita sul viaggio. L’itinerante e non il sedimentato.
Piglia, per esempio, Johnny Depp, di cui si fa un gran parlare.
Noi si vuole Depp, le sento dire tutte. E perché mai? A rifletterci, fuor di ragioni strettamente attoriali, Depp è famoso perché più famosi, famigerati e diffusi sono gli spesaioli, accentratori, controllori, sconcertati dalla libertà, programmatori, preoccupati, piccoli, stanziati uomini.


Note alla stesura:

Mentre il post prendeva forma è arrivato l’elettricista con aitante aiutante che mi spiegato come funziona un crepuscolare. L’aitante aiutante sorridente, mani grandi, semplice, diretto non fa come l’uomo medio che solo perché ti risolve un problema ti fa sentire una scema. L’aitante aiutante non ti deresponsabilizza, anzi. Ti mette in condizione di risolverlo tu, il problema, la prossima volta. Rifiuta il caffé ma promette di tornare per i cavi rosicchiati dai topi e ti lascia immaginare come potrebbe essere farsi sbattere senza tregua nella stanza meglio riscaldata dall’impianto geotermico.


Notizie sul domani:

La ricerca sul cervello da oggi in poi si orienterà sulle malattie degenerative di percezione, sensibilità e gusto di maschio e femmina.
Poi, finalmente, gli alieni ci butteranno per aria baracca e burattini.


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Levatemi tutto ma non la mattina


Monica Vitti

Monica Vitti



Il tipo attopato dentro l’edicola ha gli occhi di un celeste minerale, che tanti ex tossici o tossici hanno gli occhi più belli, che strano, no? Me lo dice mentre mi passa il pane del finesettimana, fogli e inchiostro.
Me lo dice piano, mi dice, quando gli chiedo come sta: “Meglio qui che dove ero prima.”
E allora immagino buchi, sguardi nostalgici a donne più finite di lui, gambe sporche di quando ha piovuto e becchi la pozzanghera in pieno, schizzi di metropoli nell’anima
Gli dico: “Ma stavi sempre qui?”
“No, bazzicavo un altro quartiere.” e alza il dito verso destra come a voler sfondare i km con l’indice.
Poi si rende conto che non ci riesce e allora agita la mano come a frollare via acqua, come quando mandi via gli schizzetti.

La frutta pesata con la bilancia a due piattini quasi di ruggine. Una birra parla con i piccioni sugli scalini.

I piacioni de Roma che ti raccontano le tue tette e la tua “fragranza”.


Residui di notte. Non si è fatta sedurre da lui che hai il fisico stretto
e l’acconciatura che gli toglie il sorriso,
gli occhiali per forza quelli e l’attenzione assoluta per quel che gli altri diranno di lui,
di quanto sei glam, di quanto sei beat, di quanto sei europeo, chic e minimal.

Un’unghia mangiata per l’insicurezza quando nessuno la sta guardando e non sa più come tenere il bicchiere, ma il collo lo tiene
tiratissimo, che la cervicale dovrebbe farle causa per tenerla così in tiro.
Non farti sedurre da queste cose, per favore. Tuttofintotuttofintotuttofinto.
Non farti sedurre, se dentro essenza non c’è. E ridete cazzo e smollatevi n’attimo, madonnina.


Ma non ci facciamo sedurre dall’inutilità, perché il sole disinfetta tutto.
E la mattina di sole ne ha tanto.


Vorrei solo con te adesso sorseggiarlo il caffé e ributtarci al letto, se ci va, ributtarci al letto e sentire quel silenzio delle cose, quella pace che ha poco d’umano, quella quiete che è moto armonico, quella pelle che si cerca e gli occhi che virano in funzione e in direzione del meritato riposo. Occhi colpiti da mille immagini e orecchie che cercano suoni sempre. Tra un po’ ci sarà la spesa nel frigo, l’assoluto fare come ci pare.
La caffettiera matrona troneggia sul fornello e la ciotola parla, insieme alle chiavi e agli occhiali da sole abbandonati sul tavolo.
In fondo, potrei svegliarti tra qualche ora, richiamandoti a una doccia agli agrumi.
E poi vediamo come fanno un barbecue quelli del quartiere o semplicemente ti dico i titoli del giornale che ho preso mentre ancora affondavi nel piacere del nulla, te li dico random e tu ne scegli uno e ci riaddormentiamo, diamine, proprio quando avevamo deciso quale leggere.

Ma non importa.

Non c’è fretta

Non c’è fretta

Non c’è fretta



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