Articoli con tag scrittura

La resa dei conti in sì non molle

 

Foto | Adriaan Garritsen

Foto | Adriaan Garritsen

 

Non ho seguito il tuo flusso di pensieri, stamane, ma il mio.
Non ho frasi per dire bene cosa l’amore sia, ma cercherò di ascoltare qualcosa di Arvo Pärt nei prossimi giorni e se non ti va bene è così lo stesso.
Non ho seguito la forma, ho solo ballato sul pavimento di legno.

Arrivando poi verso il supermercato dove si trova la roba più organica del mondo, al punto che chi ci va è un po’ invasato perché ha confuso la parola organica con orgasmica. Ad ogni modo. Al parcheggio di questo luna park di pietanze OGM free, trovi, fai conto, 9 donne e 9 uomini, tutti correndo con fascette in testa e fiatone. Un animale spunta da una tana, chiedo cos’è e qualcuno risponde un semplice beaver, un castoro in mezzo all’asfalto, sereno.
Questi continuano a correre e uno di loro si avvicina per chiedermi che ore sono ed è paonazzo e ha il fiato di mio padre quando faceva sport.
Come si fa a descrivere un fiato? Si fa.
Come se l’alito ributtasse indietro da sotto la lingua tutti i Jack Daniel’s, come se dalla pelle fiottassero tossine di salumi.

Entro nel supermercato e cerco alghe e penso a questo insieme di ideogrammi che vidi a una cena, appeso per verticale alla parete mentre con le ginocchia incrociate mi meravigliavo del loto che prima non ero mai riuscita a fare. Gli ideogrammi, dicevamo: L’ordinario è la via. Recitavano, sì.

Insomma cerco queste alghe e mi muovo come un’alga.
Se cercate un pomodoro, pensate alla barzelletta di Pulp Fiction. Se cercate un tonno, mpà mpà con le labbra come i pesci.

Se cercate del pane, capite bene quale la forma, perché un baguette vi richiede di allungare la colonna e il pane già tagliato a fette vi costringe a dividere la vita che avete vissuto finora in periodi, ovvero, per dirla con Robert Musil, “quell’ampia disordinata fiumana di situazioni che sarebbe un susseguirsi a casaccio di tentativi di soluzione, insufficienti e, se presi singolarmente, anche sbagliati.” Se solo l’umanità sapesse riassumerli, diceva lui.

Sorprendente il modo in cui la porta, e per porta si intenda il cuore, la porta a volte scricchiola e tutto formicola senza incastrarsi al presente. Muoviti da lì, allora.
Senza lasciare la soglia dell’armonia. In questo anno particolare, avete visto?, tutto brucia, e pure velocemente.
Tutto brucia con la rapidità e l’esattezza degli oggetti in ordine.
Smettiamo di essere così visibili, così manifesti, rumorosi e masochisti.
Cerca negli occhi delle persone con cui non ti riesce di stare in silenzio, mi son detta.
E ama quelle con cui viene naturale.

Poi capovolgi tutto. E ordina in sequenza binaria, mentre l’altra mano cerca tra le ricette e trova quella del fallimento.
La bocca la ingoia come fanno le capre.
E la pancia ride, il diaframma ringrazia.
A volte riesco a metterti in un respiro e non so dirti quanto bello questo sia.

 

La resa dei conti in sì non molle

Question: Are you better with words or body?
Before, there was silence, but now, The Answer: Whattthehell do you mean. They go together.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Misurarsi costantemente cambiando

 

 

Il lavoro sul qi può davvero temprare ogni pratica fisica.
Si possono fare addominali, flessioni, posizioni capovolte, combattimenti, vasche a nuoto, affondi.
Ma del lavoro sul qi non si dice o si dice con difficoltà.
Ho conosciuto almeno due maestri che potemmo definire delle Barbara D’Urso del qi. Ammazza se si riempivano la bocca di parole.

Il qi si coltiva e basta.
Si arano i giorni, col qi.

Qui dove sono ora la pratica è un far venir fuori e al contempo introdurre; un andamento biunivoco interessante.
Non ho ancora capito se la scrittura sta facendo bene alla pratica o è la pratica che tira fuori parole, ma definire questo punto è impossibile, forse inutile.
Forse la pace che respiro dentro a questo cielo tanto vicino al viso è avere la penna in una mano e nell’altra pronta sia l’applicazione marziale sia la cura per chi potrebbe voler coltivare un’arte così antica e delicata.

Non c’è un grande studio legato alla forma, che coltivo ogni mattina da sola; questo per una scelta consapevole del maestro in questa fase del suo trasmettere. Ma c’è un lavoro sottile in levare.

Sto unendo lo yoga taoista al qigong e al tai chi, come assemblato insieme dal maestro in questione.

Le mani che premono contro il tappetino in un’asana. Partiamo da qui.

Ci vuole in pancia un grande fuoco profondo come abisso di acqua.
Ci vuole leggerezza negli arti inferiori e alla testa e al collo, che si lasciano andare.

Ci vuole l’intenzione ferma che è il pieno nel vuoto. Ci vuole il contatto col terreno che è poi assorbimento ed espansione.
Lo stesso, lo stesso non si ritrova nell’esecuzione della forma, quale che sia delle infinite esistenti?

E allo stesso modo si costruisce un racconto o un romanzo o un personaggio.

Allo stesso modo ho visto agire nel mondo, con questa energia vitale, un’erborista con gli occhi pieni di passione.
Allo stesso modo mio fratello quando cucina e mi spiega le cose con un’efficienza marziale e ci aiutiamo nel percorso.
O mia madre quando  guarda le cime dei monti umbri o porta a termine qualcosa.
Nel mio primo maestro, quando combatte o parla del figlio in arrivo.
In una fotografa le cui vibrisse sono i potenziali scatti che la scovano mentre si muove nel mondo.


In te,
nei rari momenti in cui eri sereno e mi spiegavi gli anni ’70 e i numeri e i Peanuts e la teoria economica dei giochi e Dio o come vogliamo chiamarlo.

Quando facevi trillare le bacchette della batteria o imbracciavi la Fender.

Sei ovunque, perché la morte, sto vedendo, non è di preciso in nessun luogo. 
Questa strana apolide.

 

Sai, qui fa buio alle 21.00 (loro scrivono 9 pm).
Le vedove nere sono di casa, ma un’amica che pratica con me mi dice di non preoccuparmi, mi dice che sono shy, son timidine.
Ecco, però quando stamane mi son svegliata e sulla spalla destra c’avevo questo ragno voluminoso, ecco, una cosa stupida l’ho fatta, gli ho soffiato contro.
Non mi ha morso, s’è immobilizzato. Molto rapidamente l’ho sventolato altrove per poi accompagnarlo verso la porta.
Ma non mi sono allarmata più di tanto. Alla fine, il ragno è il femminile, il tessere, quindi il creare, dunque anche la scrittura, dunque anche il percorso della pratica.

Il saluto qui è un: come stai? Capito, proprio invece del ciao, detto di corsa, chiesto senza interesse. Ci resto sempre un po’ così, perché per me è una domanda un po’ impegnativa e non mi spiego come per un popolo sia entrata nel comune interloquire.

Il congedo suona come un: abbi una giornata strepitosa.  Ecco, non mi sento di augurare una cosa così a caso a chiunque, qui invece te lo dicono tutti e senza sentire assolutamente niente.

L’aggettivo huge va per la maggiore.

La solitudine che sento a volte ci riguarda a tutti in quanto esseri umani e sono felice di sperimentarla ora, anche se all’inizio mi aveva spaventata. 
La vicinanza che sento con certe nuove anime ci riguarda tutti, perché ha a che fare con i punti di contatto, le scintille tra vivi.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Rigore conserva Ritmo




Pic by Zephyrance

Pic by Zephirance





Parola chiave numero quattro, ma anche uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto: parole. Parole, parole, parole, linguaggio, verbo, mot, langue, parole, language, speech, words, parole, e parole ancora e sempre parole. Alice vive di parole, si nutre di parole, Alice parla sempre, non tace mai. E’ vero che l’hanno educata alla conversazione a ogni costo, però qui c’è dell’altro, qui c’è l’autore: il reverendo Lewis Carroll, giovane diacono sicuramente bizzarro e stravagante, ma assai colto, perfino erudito. Era appassionato di enigmistica, oltre che di logica e fotografia. Ma soprattutto aveva questo gusto carnale, smodato, epicureo per le parole, per la pura bellezza delle parole per i giochi che con le parole si possono inventare, per i canti e le danze che le parole sanno mettere in scena, Carroll è uno che parla per dire e per raccontare, per sorprendere e per sobillare, per divertire e per depistare, per farsi ascoltare e ascoltarsi parlare, per puro piacere fonetico e totale disprezzo semantico. Si parla perché le parole sono belle! E non importa se la conversazione non ha un senso, bisogna godersela per quello che è, perché comunque è un ritmo, una danza, una vertigine. 


Ultimamente si è fatto un gran parlare di Alice, anche grazie a Burton, ma non è qui che voglio andare a parare. Oggi si intesse invece un discorso sul regolare e sul caotico. 


E’ un punto importante, quello che precisa Lella Costa in “Amleto, Alice, La Traviata” (Prefazione Michele Serra, Feltrinelli, 2008).


Alice è una concreta. Grazie a Lella Costa ho capito perché in tutto il libro ho sempre avuto più affinità con altri personaggi.  Alice è una tosta, una donnina carro armato. Non è che gliene freghi molto di andare continuamente a scuola di meraviglia.  

Se Alice non fosse così, vedremmo la vertigine che Carroll sa creare col suo ritmo di parolaio? Il punto è questo. Credo che questa rigidità all’assurdo di Alice e la tendenza al caos di tutto il resto sia l’equilibrio che rende grande un libro. 


Se applichiamo la cosa al quotidiano, funziona allo stesso modo. Due persone si fondono benissimo se una è lo stagno e l’altra il sasso, fanno i cerchi circoncentrici, mica scherzi. Solo che ultimamente c’è sempre più gente che si professa caos e invece è rigore. Che si professa di pancia e invece è di sinapsi. Stiamo aspettando quella svolta per cui non penseremo più in termini di ragione o di sentimento, ma ancora ci siamo dentro fino al collo. nel frattempo, lavoreremo comunque in funzione dell’olistico, però, dicevo, ancora ci siamo dentro fino al collo. 


Vedete, c’è sempre più gente che professa di innamorarsi 3 volte al secondo, a ogni sguardo. Sono pochi quelli che realmente riescono. Dovrebbero invece dire il vero ma ciò non accade. Che amare così è difficile e farsi passare per gli occhi dalla gente è prova di grande baricentro, tanto quanto costruire un amore con un’anima sola e restare dinamici nella fermezza. La differenza che passa tra il godersi la cosa e giustapporre l’etichetta.  


Se sei etichetta, sii etichetta.

Se sei tela imbrattata, sii tela imbrattata.  

Se autentici entrambi, il Rigore conserva il Ritmo.  

La Tecnica fa lo stesso con la Vertigine. 


Questo come forma di manutenzione di autenticità. Il lavoro che va fatto, poi, è verso la tensione all’opposto, certo. 
Ma senza ansia da metamorfosi, perché è quella che si trasforma in maschera e ci trasforma in falsari. 

Tags: , , , , , , , , ,

L’equilibrio nel non esserlo, in equilibrio



Tripudio di zanzare, fuori dall’altopiano dell’estate, non sia mai, è finita già?, c’è stato un oceano di pioggia alla stazione io ero sotto, al riparo, da chi e cosa, fiottando pensieri in forma di stoviglie per apparecchiare prelibato il futuro con grande irresponsabile slancio ho ballato intorno ai pilastri pregando gli umani differenziate i vostri rifiuti. Mentre mi dicevo che un lavoro, monete da dare è ridicolo dipendano da un interruttore, un’invenzione che ancora manco hai capito bene come funziona ma dentro ci si trovano tante informazioni scopiazzate.
Mentre anche facendo finte con le ginocchia passeresti il mattino a provare i gesti e invece ti tocca partire in qualcosa di invio avvio con fine pagnotta e lungo il percorso ti va bene se sfoderi e stacchi un sorriso.


Allora si apre scissione che scrittura santissima cura.

Per noi, il sole è per noi, per quelli di noi che in quanto scissi vogliono l’unione.


E’ stato interessante parlare con te che di Roma mi hai detto che hai abitato in centro alzando il sopracciglio l’hai detto che hai abitato in c e n t r o. E che la periferia non la conosci bene e non ti piace e io ti ribadisco il tuo stesso pensiero ovvero che non la conosci e tu replichi con la contraddizione, ovvero non la conosci e non ti piace. Si dà il caso che ci sto io, e ci imparo cose e mi ci sento dentro Pasolini, a volte. Dentro allo sterno ce lo sento.
Ma ripeti punti e non spunti dunque io non so che dire quando il discorso tutto si fa materiale e tiri fuori le tue due figlie e immagino anche un caen piccolo che sempre abbaia e uofffffottiti.


Sarò libera tra un attimo, appena potrò scegliere ma scegliere sempre si può. Potrò fare dire lettera baciare testamento.
Fare testamento. Contro il cancro dei bisogni materiali.


Ti lascio, amore tatuato, un libro di Yeats, il nostro libro di Yeats. La mitologia greca che mi porto tra retina e sclera. Tante cose in alabastro e cuoio. Tanto orto e i miei giocattoli da piccola per il figlio di cui ho avuto paura. Tutta la forza che mi hai dato e mi dai, ecco, quella sarà dura restituirtela, non credo di essere in grado, sarebbe il momento opportuno per ridartela indietro, ci provo ma non sarà mai come la tua. Il calcio in aria che ho dato quando camminavamo, quello che mi hai detto ti ha conquistato. Le sfere di cristallo che ami, ecco, io ti regalo una sfera immateriale da mettere in pancia. Per portare a termine le cose e non solo. Ti regalo anche una casambulante nuova e colorata di rugiada.


A te, lascioti i miei sonni, il sangue sotto le dita, a volte succede te dici. I pupazzetti del destino, lo spazio sulla pelle che avremmo dovuto riempire, le stampelle per farci un rogo insieme, il libretto rosso di Epicuro. I miei palmi restano sulla tua schiena. Benzina, lascioti. Valanghe di mirtilli. Ti lascio un libro che non ho fatto in tempo a scrivere, magari ne trai un film, non si sa mai. Ti tolgo difesa per indole o indole in continua difesa.


Una palestra per ballare a tutti voi, una stanza che ha per soffitto uno spartito in continua mutazione, come le nuvole che corrono gommose nel cielo.


Tu, poi, sangue del sangue, non sentirti mai perso; ti regalo l’elasticità.
E tutte le direzioni che penserai definitive e invece le potrai tradire quando e come ti pare.
L’accoglienza e il caldo. Viaggi.

Reinventarti a ogni estraneo che incontri e che ti sorride e tu non te lo aspetti.


Tags: , , , , , , , , ,