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Va fatto

 

 

Immagine | Arianna Tondo

Immagine | Arianna Tondo

 

Un percorso va fatto.
Non per evitare la paura ma per usarla.
Non per occludere vie ma per aprire possibilità.
Un percorso va fatto.

 

 

E mi hai portato un astro tra le mani curando con un sorriso la mia spalla sinistra.
E mi hai lasciato un sorriso di ultrasuoni e io ho inteso la neve cadere, l’ho intesa bene.
E ti ho lasciato andare mentre qualcuno, sentendo la primavera avvicinarsi, ha preferito una passeggiata al solito salto al supermercato. L’incontro della goccia del caffé e di olio ti ha sempre ispirato molto, anche a me. certi insettini sorridono. La meditazione che abbiamo fatto insieme l’abbiamo fatta a occhi chiusi. Il camino dietro sapeva di tutto quello che ci è mancato in ogni fase della vita e dopo ci avrebbero atteso broccoletti ripassati, mmm, in padella.

 

Lasciando indietro un’abitudine decise di adottare un mantra lungo. Venti parole, su per giù.

Andavano memorizzate alla perfezione.
Alla perfezione.

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Stop bothering. Walk both ways with your own boots

 

 

Mi dicono di scegliere tra yoga e taiji.
Tra fitness e discipline millenarie.
Tra scrittura e studio della cura.

 

La risposta più semplice me la diede uno dei miei più grandi maestri, di cui oggi ricorre il compleanno, dall’altra parte del mondo.
Why not both?

 

Che uno potrebbe anche capire, Why not boots e mettersi gli stivaletti ai piedi e iniziare a camminare.
Sono fatti per camminare, no?

 

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Provare a gustare il segreto

 

Me e Henry

Me ed Henry

 

I confronti con i fisioterapisti stanno un po’ rivoluzionando tutto.
Mi sto interrogando sulla necessità effettiva di rendere un dato movimento disponibile a chi ha limiti da traumi o da età.
Mi sto interrogando sulla possibilità che un istruttore non dovrebbe mai negarsi, la possibilità di conoscere il sistema e non vederlo solo attraverso delle lenti che possono essere l’ayurveda per chi abbraccia quello, il molle o il duro per chi abbraccia il taoismo, o simili.
Non sto troppo a indugiare sul perché abbia questa fissa da qualche anno, la seguo e basta.
Non dico che chiunque fa muover corpi debba avere una laurea in fisioterapia o una conoscenza di anatomia  e fisiologia articolare impeccabile, ma questo è il mio caso, non mi basta più quello che so e quello che so è molto più relativo all’oriente che non all’occidente, stranamente (e pure la rima, tiè).
Non dico che chi muove corpi debba sapere tutto sugli indici insulinici, ma ecco alcuni accorgimenti base dovremmo averli acquisiti in tema di nutrizione, smettere di essere prigionieri di quattro mura che sono il mito delle farine bianche, dello zucchero, dei farmaci e delle proteine animali. Quattro mura micidiali. 


Lavorando con Alessio Natoli, fisioterapista e orthopaedic manipulative therapist che esercita a Roma e che con me sta dimostrando una disponibilità sovraumana, sto accorgendomi di come forse la marzialità abbia confinato il respiro all’area addominale, cosa di cui mi aveva già fatto accorgere Daniel nelle prime lezioni che feci a Gubbio. Per questo me ne sono sempre andata a cercare il prolungamento toracico e clavicolare con lo yoga.
E il lavoro a terra mi manca. Per questo voglio imparare con Silvia Pozzato il suo training olistico e per questo avrei bisogno di una guida come era Daniel in New Mexico sul versante del fiore di loto.
E le anche chiedono un progresso, perché il blocco che avevo sempre pensato osseo, in realtà, abbiamo visto con Alessio, guadagna parecchio quando lavoro sopra i 90° e respiro e il piriforme fa quel che deve fare. La componente muscolare dà sorprese dunque, che si ripercuotono su quella legamentosa. C’è possibilità di allungare.
E per questo me ne andavo a cercare lo yoga, di nuovo. 

 

Quando pratico il qi gong esiste quel territorio da esplorare che arriva bene quando le mani diventano calde e l’energia si muove da sola.
Alessio ha riscontrato una forza sorprendente, che credo si debba molto alla dieta e al qi gong.
Mentre mi trattava mi descriveva il lavoro e la sua spiegazione del sistema mi zittisce, perché ha radici forti, si vede poi che ha arricchito col metodo Mézières. Ma questi sono strumenti che si aggiungono a una retrosolidità di conoscenza del sistema.
Fabrizio Lorenzoni, l’osteopata con cui ebbi a che fare in Val D’Orcia, disse il giusto, il mio ginocchio sx preme verso l’esterno, il che a lungo andare può portare a una compressione del menisco esterno. Alessio mi ha mostrato cosa fare.
Dopo la morte di mio padre il riespiro a volte è strano e sento che va reimparato, lo sento spesso.
Ma lo stesso vale per i primi allievi che ho avuti sinora, allievi di queste cose che ho imparato che cerco già di trasmettere perché  sento il momento (fuori da quello mio personale) è idoneo.

 

Sono stanca di studiare presso corsi organizzati da gente che si approfitta del fatto che non hai una qualifica riconosciuta inambito sanitario, almeno in Italia.
Sono stufa di non sapere bene come funziona il menisco. E se è vera la barzelletta “Ragazza stufa scappa di casa, i genitori muoiono di freddo”, così è per me, adesso provo a scappare di casa, provo a mettere le dita in qualcosa di denso. Studierò il movimento quest’anno e il massaggio sportivo, mentre capisco se muovermi verso l’estero.

Se per alcuni il confronto è fondamentale, per me è vitale.
Mio fratello mi chiede perché non punto tutto sulla scrittura e sul taiji, arte che pratico da un po’, tra Yang e Chen.
E io gli rispondo che benedico i miei dubbi e la voglia di sapere, e che la scrittura sta dentro ogni cellula, me la porto dentro.

 

La paura si allontana con la buona compagnia.
Il confronto è essenziale.
Guardare la Luna, studiare il corpo senza pensare che abbia una sola chiave di lettura.

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La resa dei conti in sì non molle

 

Foto | Adriaan Garritsen

Foto | Adriaan Garritsen

 

Non ho seguito il tuo flusso di pensieri, stamane, ma il mio.
Non ho frasi per dire bene cosa l’amore sia, ma cercherò di ascoltare qualcosa di Arvo Pärt nei prossimi giorni e se non ti va bene è così lo stesso.
Non ho seguito la forma, ho solo ballato sul pavimento di legno.

Arrivando poi verso il supermercato dove si trova la roba più organica del mondo, al punto che chi ci va è un po’ invasato perché ha confuso la parola organica con orgasmica. Ad ogni modo. Al parcheggio di questo luna park di pietanze OGM free, trovi, fai conto, 9 donne e 9 uomini, tutti correndo con fascette in testa e fiatone. Un animale spunta da una tana, chiedo cos’è e qualcuno risponde un semplice beaver, un castoro in mezzo all’asfalto, sereno.
Questi continuano a correre e uno di loro si avvicina per chiedermi che ore sono ed è paonazzo e ha il fiato di mio padre quando faceva sport.
Come si fa a descrivere un fiato? Si fa.
Come se l’alito ributtasse indietro da sotto la lingua tutti i Jack Daniel’s, come se dalla pelle fiottassero tossine di salumi.

Entro nel supermercato e cerco alghe e penso a questo insieme di ideogrammi che vidi a una cena, appeso per verticale alla parete mentre con le ginocchia incrociate mi meravigliavo del loto che prima non ero mai riuscita a fare. Gli ideogrammi, dicevamo: L’ordinario è la via. Recitavano, sì.

Insomma cerco queste alghe e mi muovo come un’alga.
Se cercate un pomodoro, pensate alla barzelletta di Pulp Fiction. Se cercate un tonno, mpà mpà con le labbra come i pesci.

Se cercate del pane, capite bene quale la forma, perché un baguette vi richiede di allungare la colonna e il pane già tagliato a fette vi costringe a dividere la vita che avete vissuto finora in periodi, ovvero, per dirla con Robert Musil, “quell’ampia disordinata fiumana di situazioni che sarebbe un susseguirsi a casaccio di tentativi di soluzione, insufficienti e, se presi singolarmente, anche sbagliati.” Se solo l’umanità sapesse riassumerli, diceva lui.

Sorprendente il modo in cui la porta, e per porta si intenda il cuore, la porta a volte scricchiola e tutto formicola senza incastrarsi al presente. Muoviti da lì, allora.
Senza lasciare la soglia dell’armonia. In questo anno particolare, avete visto?, tutto brucia, e pure velocemente.
Tutto brucia con la rapidità e l’esattezza degli oggetti in ordine.
Smettiamo di essere così visibili, così manifesti, rumorosi e masochisti.
Cerca negli occhi delle persone con cui non ti riesce di stare in silenzio, mi son detta.
E ama quelle con cui viene naturale.

Poi capovolgi tutto. E ordina in sequenza binaria, mentre l’altra mano cerca tra le ricette e trova quella del fallimento.
La bocca la ingoia come fanno le capre.
E la pancia ride, il diaframma ringrazia.
A volte riesco a metterti in un respiro e non so dirti quanto bello questo sia.

 

La resa dei conti in sì non molle

Question: Are you better with words or body?
Before, there was silence, but now, The Answer: Whattthehell do you mean. They go together.

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