Salò o le centoventi giornate di Sodoma di P. P. Pasolini, Italia 1975

Salò o le centoventi giornate di Sodoma di P. P. Pasolini, Italia 1975





In metro, insomma, scrivevo. Davanti tutti con il cellulare. Un muratore stanco, alto e bellissimo, a mio parere.
Si siede, lo noto, ma incrocio lo sguardo solo prima di scendere.
Me ne accorgo alla fine, che somiglia a Yul Brinner con i capelli.
Mi guarda mentre mi alzo: “Hai scritto anche di quanto è bella Roma?
Sorrido. “Una dovrebbe star lì a scriverlo sempre.
Esco e sorrido.
Penso ai risultati delle elezioni, all’Italia in sé, all’immondizia,
a quei due che stamattin si sono salutate col saluto fascista e
a quelle che parlavano di smalto e darla via, pure al politico, se serve.
Provo a sorridere lo stesso. A rendere utile questa rabbia.

Con una cosa come la scrittura e il corpo. Ma sono i miei unici mezzi.

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