In metro, insomma, scrivevo. Davanti tutti con il cellulare. Un muratore stanco, alto e bellissimo, a mio parere.
Si siede, lo noto, ma incrocio lo sguardo solo prima di scendere.
Me ne accorgo alla fine, che somiglia a Yul Brinner con i capelli.
Mi guarda mentre mi alzo: “Hai scritto anche di quanto è bella Roma?”
Sorrido. “Una dovrebbe star lì a scriverlo sempre.“
Esco e sorrido.
Penso ai risultati delle elezioni, all’Italia in sé, all’immondizia,
a quei due che stamattin si sono salutate col saluto fascista e
a quelle che parlavano di smalto e darla via, pure al politico, se serve.
Provo a sorridere lo stesso. A rendere utile questa rabbia.
Con una cosa come la scrittura e il corpo. Ma sono i miei unici mezzi.

