Tutti sanno che lo scagliò giù, nel fondo conico, all’apice del peccato, dove la terra, da umida, diventa bollente, poi umida di nuovo.
Tutti sanno che il calcio glielo assestò bene, ma bene. Non ci fu niente di angelico, imparziale, delicato, luminoso in quel gesto.
Fu tutto sconnesso e in tempi orrendi, terribili. Secondo un ritmo unico, scandito dallo sprofondare.
Quello che non sanno è chè lì trovò la regina dei sensi tutti, con gli occhi di fiamma e ghiaccio.
Zittì i mostri che se lo volevano leccare per bene. Gli freddò la fronte passandoci sopra la mano affusolata.
“Principe, mio principe, ti aspettavo.”
Il diavolo era provato, disgustato. Si passava la lingua sui denti affilati e bestemmiava senza sosta.
“Mio principe.” ripeteva, strofinandogli la testa contro la spalla, come la micia peggiore.
Posò gli occhi su questa demone femmina mozzafiato, la prese per i capelli. La guardò.
Non smetteva di bestemmiare. Poi si zittì di colpo.
Lei rimase immobile, con le spalle contratte.
Si guardarono per un attimo come cielo e mare prima della tempesta.
Poi lui le passò l’indice affilato sotto il mento e lei si eccitò all’istante.
Divaricò le gambe. Lui entrò subito, senza staccarle gli occhi di dosso.
Così si generò tutto.
Tutto quello che di interessante ci sarebbe poi stato nella vita degli esseri umani, per intenderci.

