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Cœurs de nature (Parigi, fino al 15 gennaio)

 

 

Coers de nature_Parigi

Coers de nature_Parigi

 

Cosa: Cœurs de nature – Sito ufficiale: http://www.coeursdenatureenfrance.com/

Dove: Parigi

Quando: fino al 15 gennaio 2012

Perché: per veder pulsare il cuore della natura tra i colori del Jardin du Luxembourg (Rue de Médicis – 75006 Paris)

Costo: accesso libero, vi basterà muovere i piedi

 

La terra ci sta a cuore.
A volte, il suo cuore, la terra lo mostra.
E i fotografi ne afferrano i battiti.

80 fotografie 2 stagioni

Fauna, mostri, cieli, vertigini, scintille.
Gaia, la madre terra, se ne sta con i ventricoli aperti e l’aorta all’aria, nel mezzo della bella Parigi.
Tra i fotografi, Ekalix consiglia di buttare un occhio degno e felino sulle opere di Martina Cristofani [Associated Press (2002-2003)- Ansa-Epa(2004-2008) – Prospekt (2009-2010) – Sipa Press (2010)]


Martina Cristofani

Martina Cristofani

 

I suoi scatti ci restituiscono la luce di un paradiso naturale: la Camargue, a sud di Arles, nella regione della Provenza, incastonata nel delta del Rodano. Cavalli bianchi e fenicotteri rosa, ma non solo.

Come spiega la fotografa: “La luce che inonda la Camargue è qualcosa di incredibile, davvero speciale. Una luce travolgente, forte, poliedrica e sempre densa di colori saturi, pieni. Ho potuto toccare con mano la forza della natura, in questo luogo dove regnano i suoni degli animali e, al contempo, domina il silenzio.”

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Pittoresca Polposa Puttana



Distinti saluti bellissima puttana. 
La tua luce di taglio
sulle cose degli uomini piccole e pesanti. 
Monumentali si aprono squarci,
statue robustissime
che ti viene di arrivarci con la lingua sui polpacci 
o dorsi nerboruti, 
bianco immenso,
la superficie sconnessa dei passi che mi sono presa.


Bellissima puttana,
le terrazze che ancora non mi permetti di abitare,
il caldo sull’antico,
gli uomini che un mestiere non ce l’hanno preciso,
ma in cravatta e giacca
sono metallici
quasi temprati di nero elegante.

Ciao bella matrona
presa di notte con violenza dai barbari,
che sono gli stessi che ti sputano contro,
tu, presa da piramidi di carne appesa e tagliata, 
sudata.

Ciao te
piena di nuove generazioni di borgatari
col pallino rosso tra le sopracciglia,
vestite le femminucce cangianti nella metro. 


Il verde delle ville che t’impolmona, 
grandi spazi di installazioni beffe,
vecchie piazze circolari con fontana
ora riempite di frocetti con montatura sul naso nera enorme esile
e jeans appena sopra al malleolo. 

Aperitivi e uomini in trolley
con occhiale specchiato, mascella serrata. 


Ciao bellezza che mi stai nell’utero 
che hai significato Amore
di quelli che correvo di notte
da una parte all’altra di te. 

Depliant di ogni cosa sul tavolo della cucina.


Abbbella che mi spiavi di notte 
e ridevi di gusto a vedermi così fraci gli occhi.


Venire a scrivere
a qualche colpo di glutei dai fori.


Piagnevo come ‘na fija,
hai presente, no?
io che gelosa mai e invece 
budella sparse ovunque,
ai bordi di feste luminose
piene di niente senso.


E mi guardavi e al mattino me lo sussurravi
ma te renni conto come t’ha ridotto?
E io che rantolavo al risveglio
fino a un caffé per due.

Mi mandavi er marpionazzo de turno,
li facevi comparire con sapienza
a cacciarmi fuori un sorriso
a me che pensavo di non averne.

Te che dall’attore al cavallo bianco,
fino al viaggio in capo al mondo,
per poi tornare e dirtene.
Il sole ti abita.
A cantare in macchina la notte.
Sotto il ghigno del poeta,
sfrecciavamo
e mi sentivo dentro una tenda di magma.
Sventolava la tenda di magma,
ennesima forma del banale
per dire 
Incurabile Amore. 


Tu, da te è iniziata
una qual parvenza di letteraria dignitade 
e che te lo dico a fare, 
se te lo dico io lo so che tu ti metti a ridere 
perché sei una bellissima puttana e dai l’alloro ai lucchetti, 
sei una bellissima puttana, altroché, 
e come togli dai e come riempi di notte le stradine di musichine 
anche di pezzenti 
con le case sfitte e chi se ne dorme col puzzo di scabbia o pustole 
arrancando vermosi fino alla stazione. 

Ciao di cappuccio e cornetto,
ciao di gelato pregiato,
ciao di cervicale che mi hai spezzato
spesso e volentieri,
ciao di giorni successivi vestita uguale
per aver dormito altrove
da chi sai,
senza resistere alla tentazione 
di preparare una colazione come si deve
anche quando non c’era tempo,
non c’è stato mai con te,
non c’era mai tempo con te.
Mi hai vista in fiutti frutti e fiotti
dell’alta magia.

Ciao di edere rampicanti e orari bislacchi.
Che mi vedevi persa tra le sue braccia
carrozze verso la libertà.
L’amore per cui mi hai riso in faccia,
e a me sta bene
perché sei bella da togliere il fiato. 


Nun ce pensa, fà pace cor cervello
dicevi. 
Nun ce pensa, fà pace cor cervello
dicevi. 


E io cercavo 
l’ennesima forma banale per dire
l’Incurabile Amore,
tra puzzo di piscio e di fritto,
io cercavo come loro che smisticano nei cassoni,
come a prendere gemmette inutili
dal tuo vestito trionfale di mignotta d’altri tempi.
 
  

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Florence favola viola, Macchina ritmo in gola


Florence + The Machine

Florence + The Machine


Insomma arriva questa vestale lunga e bianca, pallore in forma di tutina fresca che riveste il corpo.
Il rosso dei capelli sta complice sopra e quando si scompone la fa sembrare una volpe. Piedi scalzi, gabbie con l’anima lucente, argento nell’intimo.
Le mani le batte in alto perché il ritmo ce l’ha in pancia, e, quando i palmo sbattono, lei mette la testa di lato come quando si sta in ascolto.

Tutto è viola e di favola. A sigillare una percussione che sta poco timida davanti a tutti, un arpista e una tastierista. Il batterista fa l’occhietto alla stecca che Florence tiene come una bacchetta da direttore d’orchestra. La tiene delicata anche quando la sbatte forte per far sentire a noi il suo battito, quel che la muove.

Le gambe sono lunghe e una fuoriesce dai veli bianchi per cercare sempre il terreno in fasi alternate e tattili.

Gli strumenti li comanda lei a colpi di cuore e mani.

Mentre suonano e canta, a te viene da muovere il corpo e solo dopo ci pensi che lo stai muovendo nel modo in cui si fa l’amore.

Speriamo il successo non guasti il sacro.


COSE CHE SAPPIAMO DI LEI:

“I just used to stay in my room and dance around”
E si vede tutto. Del palco fa la sua stanza.

Il padre ha lavorato in pubblicità, la madre è Professoressa ad Harvard (Studi rinascimentali, ho detto tutto)

“Welch often got in trouble in school for impromptu singing”
Quando sta sul palco il verso le scoppia dentro e così le parole che si mette a cantare.

Florence has stated in the past that her songs are “stories with consequences and weird morality issues.”

(Fonti: Wiki e non solo)

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In Italia, 4 secoli fa, nasceva l’opera. Oggi, la si mutila.


Ekalix <–> Alessandra Malusardi





Schroeder riflette e suona dopo aver letto l'intervista ad Alessandra Malusardi

Schroeder riflette e suona dopo aver letto l'intervista ad Alessandra Malusardi





Già non si parla più di molte cose che divampano poi sfiammano, come sappiamo.

Allora la parola va ripresa. Ekalix ne scambia qualcuna con Alessandra Malusardi, Viceresponsabile dell’Archivio Storico ed Audiovisuale della Fondazione Teatro dell’ Opera di Roma. Alessandra è diplomata in Arpa al Conservatorio di S.Cecilia di Roma e laureata in Storia della Musica all’ Università “La Sapienza” di Roma. Dopo aver ricoperto il ruolo di prima arpa in diverse orchestre italiane ed aver suonato in formazioni cameristiche nel 2005 inizia a collaborare con l’Archivio Storico de Teatro dell’Opera.

Oltre titoli e onoreficenze, donna di cultura che nella cultura lavora e di cultura si nutre.  La sua sensibilità può aiutarci a capire meglio cosa sta succedendo. Perché le cose non sfumino all’ombra dell’ombrellone.  Capiamo meglio cosa implica la conversione in legge del Decreto sulle Fondazioni Lirico-Sinfoniche. Chi manifesta, chi condivide, perché, a quale prezzo, con quale intento. Per un’intenzione che resti viva e accesa, in nome della bellezza, del bagaglio culturale. Bagaglio che DEVE restare più forte del bavaglio.


1- Il latino è una lingua morta. “Per l’estate, ragazzi, leggete Moccia, non Voltaire.” Il teatro è complicato, sperimentale e noioso. La tv, quella sì.
Dimmi, l’opera, quella cosa che per dire una roba ci vogliono tremila parole e tutti stanno male e si lamentano dandoci di acuti e mille smorfie e poi alla fine lei muore. Ecco, è inutile, no? Tanto vale tagliare, no?
Indubbiamente i tempi ed i gusti cambiano ma l’opera è un genere inventato in Italia quattro secoli fa, lo abbiamo esportato con successo in tutto il mondo, inoltre abbiamo anche inventato il luogo nel quale rappresentarlo (Vedi Teatro all’Italiana). Nel teatro si sommmano  tutte le arti: canto, ballo, suono, arti figurative, regia, arti applicate etc.  Attraverso regie e scenografie nuove, l’opera si rinnova continuamente pur nel rispetto della partitura voluta dal compositore. La Traviata non è mai uguale a se stessa, si potranno sempre ascoltare nuovi cantanti ed ammirare scene ed interpretazioni registiche diverse.

Rinunciare all’opera significherebbe rinunciare ad una parte  importante e identitaria di noi.

Purtroppo in Italia i giovani e non solo, leggono poco, non vanno all’opera sono attratti da veline e calciatori ossia vacuità e superficialità, ma non credo che possa essere solo colpa loro, all’estero di contro, si legge molto ed i teatri sono sempre pieni di persone di tutte le età, come mai? Forse c’è un problema a monte!


2- So che ti sei occupata della parte relativa all’archivio musicale del Teatro dell’Opera. Quanto lavoro c’è voluto? Siete soddisfatti? Ci dai il link dove le persone possono cliccare e spieghi in breve cosa trovano se lo fanno?
L’8 febbraio 2010 abbiamo inaugurato il sito web interamente dedicato all’ Archivio Storico del Teatro dell’Opera di Roma, nel quale progressivamente stiamo mettendo  on-line tutta una serie di documenti (cronologie degli spettacoli, fotografie, video, rassegna stampa, bozzetti , figurini) che testimoniano la ricchezza e lo spessore di un percosro artistico iniziato 130 anni fa. Attraverso un’interfaccia intuitiva costruita per nessi logici, sia il neofita che lo  studioso, possono navigare nelle diverse sezioni del sito e conoscere  processi produttivi del teatro, normativa, percorsi tematici e molto altro. L’indirizzo è www.archivioperaroma.it


3- Il tuo compositore preferito?
Johann Sebastian Bach.

4- Il 17 maggio 2010 orchestra, coro e corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma si sono esibiti nella piazza davanti al Teatro dell’Opera piazza B. Gigli per sensibilizzare l’opinione pubblica contro il noto Decreto Bondi volto alla precarizzazione di chi lavora nel mondo della Musica Lirica e Sinfonica. Eri presente? Esiti della manifestazione?
Ero presente alla manifestazione che a causa del cattivo tempo si è poi spostata all’interno del teatro in platea. E’ stata una giornata molto importante per tutti noi che lavoriamo nelle 14 Fondazioni Lirico Sinfoniche, erano infatti convenute delegazioni provenienti da tutti i Teatri d’Italia. Hanno partecipato sindaci, presidenti di regioni, parlamentari, senatori ed anche il nostro presidente il Sindaco Alemanno.
E’ indubbiamente stata una giornata di confronto ed anche di scontro. Io credo sia importante manifestare per dimostrare vitalità e rifiutare logiche che tendono a smembrare per poi far cadere il “tesoretto” nelle mani delle solite “cricche” di turno che lo amministreranno con i soliti sistemi clientelari. In fondo siamo un settore di nicchia (solo 5000 lavoratori in tutta Italia) ma fondamentale nel panorama della cultura italiana

5- Spiegaci, come se avessimo 2 anni d’età, cosa comporta la conversione in Legge del Decreto sulle Fondazioni Lirico- Sinfoniche
La conversione in legge comporterà: ulteriore riduzione del FUS (fondo unico per lo spettacolo). Dal 1998 questo fondo è stato continuamente ridotto portando le Fondazioni a non,poter più sostenere le spese fisse. I tagli sono stati apportati sempre dai governi di centrodestra. In questa legge non c’è un elemento fondamentale ossia la defiscalizzazione delle donazioni di eventuali sponsor, negli altri paesi esiste ed i teatri si mantengono in larga parte con sponsor privati. Ripeto che il decreto mira a precarizzare l’intero sistema, e sappiamo tutti che nella precarietà è difficile mantenere un alto standard di qualità. Nel decreto si intuisce, tra le righe, da una parte la volontà di controllo totale  esercitata dal ministero dei Beni Culturali il quale elargirà fondi su base discrezionale e dall’altra la volontà di abbandonare alle Regioni alcune fondazioni più periferiche e ritenute meno prestrigiose innescando una lotta tra poveri.


6- Un cittadino deciso a farlo come può sostenervi e sostenere il teatro in generale?
Il cittadino potrà sostenere il teatro frequentandolo il più possibile, non è affatto vero che sia un fatto elitario, negli altri paesi non lo è ! E sino a qualche anno fa il teatro era molto frequentato, era un fenomeno di massa, poi ha cominciato a subire la concorrenza di tv, cinema, computer etc.

7- Segnalaci qualche appuntamento del Tatro dell’Opera da mettere in agenda.
I prossimi appuntamenti saranno:

- Terme di CaracallaRigoletto di Giuseppe Verdi dal 28 luglio all’8 agosto
- Teatro dell’Opera : Roberto Devereux di Gaetano Donizetti  1 – 6 ottobre

Per gli appuntamenti successivi si può consultare www.operaroma.it


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