Articoli con tag Roma

Florence favola viola, Macchina ritmo in gola


Florence + The Machine

Florence + The Machine


Insomma arriva questa vestale lunga e bianca, pallore in forma di tutina fresca che riveste il corpo.
Il rosso dei capelli sta complice sopra e quando si scompone la fa sembrare una volpe. Piedi scalzi, gabbie con l’anima lucente, argento nell’intimo.
Le mani le batte in alto perché il ritmo ce l’ha in pancia, e, quando i palmo sbattono, lei mette la testa di lato come quando si sta in ascolto.

Tutto è viola e di favola. A sigillare una percussione che sta poco timida davanti a tutti, un arpista e una tastierista. Il batterista fa l’occhietto alla stecca che Florence tiene come una bacchetta da direttore d’orchestra. La tiene delicata anche quando la sbatte forte per far sentire a noi il suo battito, quel che la muove.

Le gambe sono lunghe e una fuoriesce dai veli bianchi per cercare sempre il terreno in fasi alternate e tattili.

Gli strumenti li comanda lei a colpi di cuore e mani.

Mentre suonano e canta, a te viene da muovere il corpo e solo dopo ci pensi che lo stai muovendo nel modo in cui si fa l’amore.

Speriamo il successo non guasti il sacro.


COSE CHE SAPPIAMO DI LEI:

“I just used to stay in my room and dance around”
E si vede tutto. Del palco fa la sua stanza.

Il padre ha lavorato in pubblicità, la madre è Professoressa ad Harvard (Studi rinascimentali, ho detto tutto)

“Welch often got in trouble in school for impromptu singing”
Quando sta sul palco il verso le scoppia dentro e così le parole che si mette a cantare.

Florence has stated in the past that her songs are “stories with consequences and weird morality issues.”

(Fonti: Wiki e non solo)

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In Italia, 4 secoli fa, nasceva l’opera. Oggi, la si mutila.


Ekalix <–> Alessandra Malusardi





Schroeder riflette e suona dopo aver letto l'intervista ad Alessandra Malusardi

Schroeder riflette e suona dopo aver letto l'intervista ad Alessandra Malusardi





Già non si parla più di molte cose che divampano poi sfiammano, come sappiamo.

Allora la parola va ripresa. Ekalix ne scambia qualcuna con Alessandra Malusardi, Viceresponsabile dell’Archivio Storico ed Audiovisuale della Fondazione Teatro dell’ Opera di Roma. Alessandra è diplomata in Arpa al Conservatorio di S.Cecilia di Roma e laureata in Storia della Musica all’ Università “La Sapienza” di Roma. Dopo aver ricoperto il ruolo di prima arpa in diverse orchestre italiane ed aver suonato in formazioni cameristiche nel 2005 inizia a collaborare con l’Archivio Storico de Teatro dell’Opera.

Oltre titoli e onoreficenze, donna di cultura che nella cultura lavora e di cultura si nutre.  La sua sensibilità può aiutarci a capire meglio cosa sta succedendo. Perché le cose non sfumino all’ombra dell’ombrellone.  Capiamo meglio cosa implica la conversione in legge del Decreto sulle Fondazioni Lirico-Sinfoniche. Chi manifesta, chi condivide, perché, a quale prezzo, con quale intento. Per un’intenzione che resti viva e accesa, in nome della bellezza, del bagaglio culturale. Bagaglio che DEVE restare più forte del bavaglio.


1- Il latino è una lingua morta. “Per l’estate, ragazzi, leggete Moccia, non Voltaire.” Il teatro è complicato, sperimentale e noioso. La tv, quella sì.
Dimmi, l’opera, quella cosa che per dire una roba ci vogliono tremila parole e tutti stanno male e si lamentano dandoci di acuti e mille smorfie e poi alla fine lei muore. Ecco, è inutile, no? Tanto vale tagliare, no?
Indubbiamente i tempi ed i gusti cambiano ma l’opera è un genere inventato in Italia quattro secoli fa, lo abbiamo esportato con successo in tutto il mondo, inoltre abbiamo anche inventato il luogo nel quale rappresentarlo (Vedi Teatro all’Italiana). Nel teatro si sommmano  tutte le arti: canto, ballo, suono, arti figurative, regia, arti applicate etc.  Attraverso regie e scenografie nuove, l’opera si rinnova continuamente pur nel rispetto della partitura voluta dal compositore. La Traviata non è mai uguale a se stessa, si potranno sempre ascoltare nuovi cantanti ed ammirare scene ed interpretazioni registiche diverse.

Rinunciare all’opera significherebbe rinunciare ad una parte  importante e identitaria di noi.

Purtroppo in Italia i giovani e non solo, leggono poco, non vanno all’opera sono attratti da veline e calciatori ossia vacuità e superficialità, ma non credo che possa essere solo colpa loro, all’estero di contro, si legge molto ed i teatri sono sempre pieni di persone di tutte le età, come mai? Forse c’è un problema a monte!


2- So che ti sei occupata della parte relativa all’archivio musicale del Teatro dell’Opera. Quanto lavoro c’è voluto? Siete soddisfatti? Ci dai il link dove le persone possono cliccare e spieghi in breve cosa trovano se lo fanno?
L’8 febbraio 2010 abbiamo inaugurato il sito web interamente dedicato all’ Archivio Storico del Teatro dell’Opera di Roma, nel quale progressivamente stiamo mettendo  on-line tutta una serie di documenti (cronologie degli spettacoli, fotografie, video, rassegna stampa, bozzetti , figurini) che testimoniano la ricchezza e lo spessore di un percosro artistico iniziato 130 anni fa. Attraverso un’interfaccia intuitiva costruita per nessi logici, sia il neofita che lo  studioso, possono navigare nelle diverse sezioni del sito e conoscere  processi produttivi del teatro, normativa, percorsi tematici e molto altro. L’indirizzo è www.archivioperaroma.it


3- Il tuo compositore preferito?
Johann Sebastian Bach.

4- Il 17 maggio 2010 orchestra, coro e corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma si sono esibiti nella piazza davanti al Teatro dell’Opera piazza B. Gigli per sensibilizzare l’opinione pubblica contro il noto Decreto Bondi volto alla precarizzazione di chi lavora nel mondo della Musica Lirica e Sinfonica. Eri presente? Esiti della manifestazione?
Ero presente alla manifestazione che a causa del cattivo tempo si è poi spostata all’interno del teatro in platea. E’ stata una giornata molto importante per tutti noi che lavoriamo nelle 14 Fondazioni Lirico Sinfoniche, erano infatti convenute delegazioni provenienti da tutti i Teatri d’Italia. Hanno partecipato sindaci, presidenti di regioni, parlamentari, senatori ed anche il nostro presidente il Sindaco Alemanno.
E’ indubbiamente stata una giornata di confronto ed anche di scontro. Io credo sia importante manifestare per dimostrare vitalità e rifiutare logiche che tendono a smembrare per poi far cadere il “tesoretto” nelle mani delle solite “cricche” di turno che lo amministreranno con i soliti sistemi clientelari. In fondo siamo un settore di nicchia (solo 5000 lavoratori in tutta Italia) ma fondamentale nel panorama della cultura italiana

5- Spiegaci, come se avessimo 2 anni d’età, cosa comporta la conversione in Legge del Decreto sulle Fondazioni Lirico- Sinfoniche
La conversione in legge comporterà: ulteriore riduzione del FUS (fondo unico per lo spettacolo). Dal 1998 questo fondo è stato continuamente ridotto portando le Fondazioni a non,poter più sostenere le spese fisse. I tagli sono stati apportati sempre dai governi di centrodestra. In questa legge non c’è un elemento fondamentale ossia la defiscalizzazione delle donazioni di eventuali sponsor, negli altri paesi esiste ed i teatri si mantengono in larga parte con sponsor privati. Ripeto che il decreto mira a precarizzare l’intero sistema, e sappiamo tutti che nella precarietà è difficile mantenere un alto standard di qualità. Nel decreto si intuisce, tra le righe, da una parte la volontà di controllo totale  esercitata dal ministero dei Beni Culturali il quale elargirà fondi su base discrezionale e dall’altra la volontà di abbandonare alle Regioni alcune fondazioni più periferiche e ritenute meno prestrigiose innescando una lotta tra poveri.


6- Un cittadino deciso a farlo come può sostenervi e sostenere il teatro in generale?
Il cittadino potrà sostenere il teatro frequentandolo il più possibile, non è affatto vero che sia un fatto elitario, negli altri paesi non lo è ! E sino a qualche anno fa il teatro era molto frequentato, era un fenomeno di massa, poi ha cominciato a subire la concorrenza di tv, cinema, computer etc.

7- Segnalaci qualche appuntamento del Tatro dell’Opera da mettere in agenda.
I prossimi appuntamenti saranno:

- Terme di CaracallaRigoletto di Giuseppe Verdi dal 28 luglio all’8 agosto
- Teatro dell’Opera : Roberto Devereux di Gaetano Donizetti  1 – 6 ottobre

Per gli appuntamenti successivi si può consultare www.operaroma.it


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Zittete, se balla


E’ che Roma è così, capito?
Scendi dal treno, allunghi il passo, che ti porta oltre la fermata metro che dovresti prendere.
Allunghi ancora e quando il peso della borsa si fa sentire ti dirigi verso la fermata più vicina al punto in cui sei arrivata.

Ma intanto, di lontano,
una musica elegante e brutale assieme.


Ma che fanno?
Mica staranno ballando il tango a Piazza Vittorio?




E invece sì.

Ballano proprio il tango a Piazza Vittorio.

E i visi sono schiacciati, la maggior parte di loro sta ascoltando l’altra persona con cui balla, sta aderente col viso, fregandosene di te che guardi.
Piazza Vittorio diventa la palestra di ognuno di loro, la palestra o la sala da ballo di sempre.

E tu che stai guardando non esisti.

Splendido. A NY mi è capitato di trovare esattamente l’opposto. Quel mettersi in mostra sempre e comunque.
Ma è proprio così, questi ballano il tango e tu non devi da ruppe er cazzo.


Ma questi ballano il tango per davvero, limortacci

Ma questi ballano il tango per davvero, limortacci



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Levatemi tutto ma non la mattina


Monica Vitti

Monica Vitti



Il tipo attopato dentro l’edicola ha gli occhi di un celeste minerale, che tanti ex tossici o tossici hanno gli occhi più belli, che strano, no? Me lo dice mentre mi passa il pane del finesettimana, fogli e inchiostro.
Me lo dice piano, mi dice, quando gli chiedo come sta: “Meglio qui che dove ero prima.”
E allora immagino buchi, sguardi nostalgici a donne più finite di lui, gambe sporche di quando ha piovuto e becchi la pozzanghera in pieno, schizzi di metropoli nell’anima
Gli dico: “Ma stavi sempre qui?”
“No, bazzicavo un altro quartiere.” e alza il dito verso destra come a voler sfondare i km con l’indice.
Poi si rende conto che non ci riesce e allora agita la mano come a frollare via acqua, come quando mandi via gli schizzetti.

La frutta pesata con la bilancia a due piattini quasi di ruggine. Una birra parla con i piccioni sugli scalini.

I piacioni de Roma che ti raccontano le tue tette e la tua “fragranza”.


Residui di notte. Non si è fatta sedurre da lui che hai il fisico stretto
e l’acconciatura che gli toglie il sorriso,
gli occhiali per forza quelli e l’attenzione assoluta per quel che gli altri diranno di lui,
di quanto sei glam, di quanto sei beat, di quanto sei europeo, chic e minimal.

Un’unghia mangiata per l’insicurezza quando nessuno la sta guardando e non sa più come tenere il bicchiere, ma il collo lo tiene
tiratissimo, che la cervicale dovrebbe farle causa per tenerla così in tiro.
Non farti sedurre da queste cose, per favore. Tuttofintotuttofintotuttofinto.
Non farti sedurre, se dentro essenza non c’è. E ridete cazzo e smollatevi n’attimo, madonnina.


Ma non ci facciamo sedurre dall’inutilità, perché il sole disinfetta tutto.
E la mattina di sole ne ha tanto.


Vorrei solo con te adesso sorseggiarlo il caffé e ributtarci al letto, se ci va, ributtarci al letto e sentire quel silenzio delle cose, quella pace che ha poco d’umano, quella quiete che è moto armonico, quella pelle che si cerca e gli occhi che virano in funzione e in direzione del meritato riposo. Occhi colpiti da mille immagini e orecchie che cercano suoni sempre. Tra un po’ ci sarà la spesa nel frigo, l’assoluto fare come ci pare.
La caffettiera matrona troneggia sul fornello e la ciotola parla, insieme alle chiavi e agli occhiali da sole abbandonati sul tavolo.
In fondo, potrei svegliarti tra qualche ora, richiamandoti a una doccia agli agrumi.
E poi vediamo come fanno un barbecue quelli del quartiere o semplicemente ti dico i titoli del giornale che ho preso mentre ancora affondavi nel piacere del nulla, te li dico random e tu ne scegli uno e ci riaddormentiamo, diamine, proprio quando avevamo deciso quale leggere.

Ma non importa.

Non c’è fretta

Non c’è fretta

Non c’è fretta



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