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Il corpo è vergogna. La sauna è lusso. All’una se magna.

 

 

 

 

Quando si parla di un ritorno bucolico alle cose, tutti sorridono e già gli occhi brillano a cuoricino.
Attenzione, le cose non stanno proprio così.  

 

Qualche giorno fa mi è capitato, a fronte di una stanchezza grande e di una revisione interna forte, di voler staccare tutto e cercare solo una sauna.
Ho lottato contro tutta una serie di dogmi interni (sauna, da lusso, però io non ho soldi, etc etc). 
Ho fatto i conti con le lezioni fatte e gli articoli e le schede scritte e mi son detta: Sì, ci sta.
(Esercizio di potere personale? Niente niente che inizio a imparare come si fa?)
Non so, un tempo avrei rinunciato senza nemmeno starci a pensare due volte.  

 

CRISI 

Ci spingono a dirci che ci possiamo permettere sempre meno. 
Non perdiamo il senno. 
Non facciamoci incartocciare dalla paura. 
Alcune cose: A) Ce le meritiamo B) Ci spettano di diritto (e di dritto e di rovescio, se amate il tennis). 
E’ una baraonda, quella materiale, che non deve intaccare il percorso personale. 
Perché così facendo, se si rinuncia anche a quello, al lavoro che c’è da fare interno ed esterno (biunivocamente), allora alcune forze motrici di paura avranno ancora più spazio dentro e fuori. E le reazioni esterne saranno subito dentro al cuore, senza che si possa osservarle prima.  

 

SAUNA 

Ho osservato una grande frenesia in tutte le coppie presenti. 
Ora facciamo il bagno turco, poi tre secondi in sauna, poi veloce veloce che sennò ci vedono le panze andiamo verso l’idromassaggio, poi tisana con bidonata di miele. Ok, ora di pranzo, annamo a magnà?
Il programma dicendoselo ad alta voce, senza immaginare che qualcuno si stava, oh mio dio, godendo il silenzio. 

E mi sono detta: Ahòòòò, ma io sò tornata in Umbria mica a caso che cazzi? Spiritualità, San Francesco, calma, quiete, i boschi.

 

Ora, vi dico cosa ho osservato: 

Il corpo è vergogna. La sauna è lusso. All’una se magna. 

Molto diverso dal ritmo di altri luoghi che ho visitato che dovrebbero essere più isterici (vedi Olanda e America) e in un certo senso lo sono, ma lì ho incontrato gente che davvero sa spassarsela e rilassarsi. 
Ma ce ne sono anche altri dove la ricerca della quiete a tutti i costi porta a quel bilico strano del farsi irritare da tutto e tutti in un secondo. A quella cosa che se mangi il germoglio stai bene ma come qualcuno ti offre qualcosa vai in crisi, non sai che fare, magari lo accetti poi ti senti male alla prima cosa che metti dentro che non fa parte del tuo nuovo fondamentalismo dietetico.

Quindi, mentre ero con le gambe sollevate in alto in sauna, ho pensato che sarebbe straordinario fondere questi due estremi per trovare un equilibrio. 
Più parole sugli organi sessuali, meditazioni sui colli dell’utero e sulle prostate e meno orari fissi dati da un senso del dovere che ci rende alla radice agricoltori. Ieri al telefono con una persona che lavora duramente la terra mi sono resa conto di una cosa che dimentico. Come il lavoro cambi a seconda di quel che il cielo manifesta. 
Questo impone una certa autodisciplina, una certa capacità di regolarsi in base ai ritmi e un lavorare che non conosce sosta. Il rilassarsi veramente, il fare tutto più o meno con calma non l’ho di certo imparato mentre crescevo qui. L’ho dovuto e lo sto ancora imparando da altre fonti ed esperienze. (Poi c’è anche sempre la valutazione delle radici, io son sempre stata bombardata di stimoli, al punto che ora guardare dentro è di una difficoltà immane, richiede uno sforzo).   

 

A questo poi si aggiunge che il piccolo paese ha comunque la dimensione della sfilata incorporata

Quel che voglio dire è che quando si esce fuori dalla casa, si è sotto gli occhi di più o meno tutti, lo si sa e quindi si deve fare del proprio meglio per apparire meno zotici possibile. Questa è una cosa che credo si sia installata durante il boom economico, ma vorrei chiedere ai più grandi per capire.

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Decidere è atto di chirurgia. Estetico, nel migliore dei casi



Immagine | Adriaan Garritsen

Immagine | Adriaan Garritsen




A un certo punto le mani saranno come di pasta, pasta frolla. E la vita dirà nulla. A un certo punto starai sul terrazzo senza mangiare more, solo pensando di mangiarle. E ti inonderanno chiamate di persone interessate ad abitarti e tu risponderai cordialmente, dirai che il letto è come il baldacchino che D’Annunzio s’era fatto preparare nel suo mausoleo, che il letto è come la vita: una preparazione alla morte.
Fatta essa stessa, la vita, – ovvero il letto – di piccole morti – ovvero gli orgasmi.

Ma, senza tristezza. Lo dirai agli aspiranti coinquilini senza tristezza. O sarà solo un velo.

Lo dirai con quegli occhi che fanno le pieghette al lato, stringerai le chiappe e strai dritta con la schiena, sperando che non piova.
Io ti penso sempre infinitamente, cercando il silenzio de giganti e gli scarti di tutte le donne che si sono fatte liposuzionare. Mi chiedo ora, per la prima volta, dove vada quel grasso in eccesso. Una lucertola mi leggerà la mano e ci passerà sopra con il talento delle lucertole.

Che le vostre destinazioni di vacanza, le vostre mete di relax
siano
poco
mortificanti.

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