Tornando aveva ribaltato tutta la stanza.
Tornando, aveva perso abitudini e prese di nuove.
C’era questo filosofo con attacchi epilettici che la andava a trovare spesso. Attraente e schivo, vestito sempre molto elegante.
“Passeggiata?” Le diceva, rotolando l’indice sotto il mento con imbarazzo. Perché le voleva molto bene.
“Siamo sociali e razionali ed emotivi e spirituali. Non è noioso?”
Lui le diceva: “Potrei annoiarti per ore con la differenza tra bios e zoe.”
Lei non lo aveva mai visto stare male ed era curiosa.
“Mi interessa di più a cosa si espone il tuo corpo quando hai gli attacchi epilettici. Sono come quelli d’asma?”
“Non so se è lo stesso. Comunque no, nessuna esposizione. Semmai, forse, mi mettono più tangente alla vita per quello che è.”
“La vita nuda?”
“Sì.”
Intanto altri esseri umani camminavano. Più veloci camminavano quando si era messo a piovere.
Quelli sulle panchine si erano invece alzati rapidi.
Tutti verso casa, sul fare del Natale.
“Possiamo restare qui?” gli aveva chiesto lei.
“Ma…piove.”
“No, non dico qui in questo posto. Dico qui come presenza di parole. Non perdiamo mai tempo a parlare di cose stupide. Restiamo sempre a questa altezza di senso.”
Lui, dopo una carezza, aveva trovato il coraggio di baciarla.
Lei aveva risposto con la punta della lingua. Almeno all’inizio. Solo per non farsi scoppiare il cuore d’emozione così, subito.


