Il caffé mi fa sudare, tutto mi fa sudare, i vermi nel barattolo mi fanno sudare, il muscolo zigomatico mi fa sudare.
Avevate appena mosso il corpo in un certo modo e subito avete lasciato risalire il bisogno di veleno ovvero zucchero e con una grossa brioche
vi siete catapultate nel posto più burroso di Londra, spaparanzate sulla poltrona, con la pelle olivastra e i capelli stupendi.
Mentre uno scrittore – ma con la faccia di un pianista – ha preso a guardare oltre i vetri, oltre i passanti, oltre gli organi, oltre gli edifici, oltre le ruote delle biciclette e i ristoranti indiani. 

 

Avevo come un senso di morte, quando ti incontrai all’inizio, oh vita.
Pare che crescendo le cose si rovescino. 

 

Sono fatte di carta straccia le promesse di chi è sempre sul punto di attaccare.
Si può essere morbidi e leggeri anche mentre tutto crolla, me lo ha insegnato bene un mago strano e alto. 

 

La piccola e bassa signora con la borsetta rossa che passa sulle strisce pedonali stringendo le chiappe somiglia alla donna frigida che non vorresti mai diventare.
Lungo il canale, passeggiando lungo il canale, si è incontrato un ubriaco che aveva tutte le risposte alle cose, qualsiasi cosa. 

 

E tu gli hai domandato, tra tutte le cose che si potevano chiedere, tu gli hai domandato proprio quella:
Il grasso addominale è davvero quello più pericoloso di tutti?

 

Lui ha detto, senza staccare gli occhi da terra, come una Pizia provata dei muscoli del collo, come un oracolo coi peli sotto alle ascelle:
Quello viscerale. Pericolosissimo.

 

Poi le nuvole si sono messe a suonare il piano con le loro lunghe dita che sono gocce di acqua e il vento ha fatto sbattere porte e rotto vetri.
Tu mi hai detto:
Non preoccuparti, la roccia è dentro alla pancia, la luce nel cuore.
Non preoccuparti. Continua a onorare i morti.

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