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¡Non c’hanno il papa e il premier!



E in questa cazzo di fiche e culi che pare esser diventato questo tutto intorno, che tutte le troie del presidente e si parla solo di quello poi ti meravigli delle aggressioni di questi italiani frustrati di fronte all’inestimabile potere di questo fantoccino basso e figurati poi i cosiddetti extracomunitari che vai a sapere da quando non ne vedono una dal vivo palpitante e pronta e umida allora a maggior ragione gli albanesi col cranio allungato e la faccia ancestrale, praticamente non evoluta per niente.
Allora fa troppo freddo poi caldo e cadono gli uccelli e qualcuno deve pure sfogarsi se la morte gli o le cade addosso come una spranga, come se niente o tutto fosse.

Se tubi e ferite e batteri e starnutire e spifferi e aria chiusa di ospedale e turni di notte. Devo essermi persa un pezzo, non ricordo se la vita sia una sequenza e la morte una successione, non ricordo se entrambe sono fasi non ricordo. Nemmeno quella cosa della giornata da gazzella o da leone, non riesco a ricordare.

Un singolo giorno, amica mia, vorrei lo passassi ancora incosciente o coscientissima come sei, vorrei lo passassi ancora amando questo tugurio che va dall-alba al tramonto (la chiamano giornata) vissuto insieme a froci che rischiano coltellate, telefonate del premier “a senso unico”, commesse belle, avvocati inghiottiti, medici che fanno gli umili ma n fondo non lo sono, anzi son tutti presi a imitare quello zoppo burbero col bastone o la fighetta della fiction americana, tu pensa se che standard, tu pensa che fatica a star dietro a una professione che somiglia a una tomba di luoghi comuni, a meno che non sia una vocazione. Ai medici questi non credere, amica mia, non adesso.

Pensa sempre che esiste quella fede abnorme che non impiegheremo in questa vita se non verso i dischi e la musica. Non la impiegheremo ora, che ci fottono con cose da poco e tette e botox e parolette che svuotano la Parola.

Un giorno che adesso non riesci a immaginare, non puoi, quel giorno io ti , io con il vassoio ti presento una bruschetta con dell’olio buono e l’aglio se vuoi mettercelo, io te lo consiglio dato che i vampiri di energia sono sempre in agguato. “Questa, l’amicizia”, pensai un giorno vedendoti ridere per una battuta fatta in due, ma non te lo dissi mai.

Vedemmo, ricordi, quelle spagnole, saranno state nostre coetanee, le vedemmo ai fori imperiali o uscite da un pub fiorentino, non ricordo, le vedemmo e pensai: “Non le trovi fresche, con il viso limpido e la parlantina veloce, senza la schiena schiacciata dalla chiesa ¡Non c’hanno il papa!, Non le trovi vere queste mie affermazioni, pensai, ma non ebbi il coraggio di chiedertelo.”

Arriva presto quel giorno in cui, presentandomi alla tua porta, dico: “Andiamo via, questa metropoli non ti fa bene. Andiamo via.”

E non saremo turiste sulla Rambla, con te no. Nemmeno italianissime davanti a Notre Dame.
Noi ci andremo a vivere e forse viene meglio, forse no, ma intanto, sorriderai diversamente, con luce nuova addosso.


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Un grande repulisti


In modo molto sincero, bevendo dal mio vino, hai detto: “Il premier fotte e ci fotte.” E io sono stata a sentire. E quando qualcuno ha ricordato le orge romane, tu eri lì come sul triclinio, i tre divani assemblati. In modo molto spontaneo abbiamo raccolto le ceneri di questo paese e ci siamo guardati negli occhi ribadendo che l’importante sta in quello che fa il singolo. 

Mi hai chiamato di notte chiedendo poi, come una pulce insidiosa, un germe insidiato: 
“Ma tu, a Berlusconi, gliela daresti?”

Charlotte Roche è una scrittrice tedesca.
Ha offerto il proprio corpo al presidente Christian Wulff in cambio del veto sulla legge che prolungherebbe il funzionamento delle 17 centrali nucleari del paese. 

 

 

 


Quanto al nostro paese, sotto certi terreni ci sono cartucce di stampanti, lo credo non solo perché me lo ha detto Saviano, lo credo perché l’ho visto, equazione quasi biblica, apostolica, amen. Non basterebbe il mio corpo per salvare questa penisola cara a Goethe che ne vedeva solo i limoni o quasi?
Sono troppo vecchia per gli standard del Cavaliere e di certo troppo bassa, 1.65 non possono niente contro certi parametri da cubo.
Però non si fa che parlare di sesso qui, e intanto esce pure il libro di Melissa P. (Non è che volessi solo far la rima eh, un nesso c’è).


Se ne parla in un modo lontano dal sacro, del sesso.
Ma non è niente di ohmiodio, ce ne eravamo accorti tutte e tutti di questo dato di fatto. 
Accendi il televisore ed è così. Io non ho il televisore, ma.


Però, almeno, ci salva la letteratura, come è sempre stato, perdio, no? 
Manco a dirlo.  

L’Aspesi, su Repubblica, Cultura, Sabato 30 otttobre 2010, pezzo intitolato “Niente sesso. Siamo scrittori”

“Autori troppo giovani per sapere di cosa si parla, o troppo vecchi per ricordare “come si fa”.
Oppure è colpa della pornografia, che domina la nostra era e uccide l’immaginazione. [...] Allora, si può scrivere oggi un romanzo avvincente, magari d’amore, addirittura un best seller, non soffermandosi su penetrazioni, eiaculazioni, orgasmi, vagine, peni (nominati in modo più crudo), lingue, scroti, labbra su e labbra giù e anche il più riposto degli angolini genitali, masturbazioni, posizioni, fellatio, ect.? Oppure è possibile far dilagare penetrazioni, eiaculazioni, orgasmi, vagine, peni (nominati in modo più crudo), lingue, scroti, labbra su e labbra giù e anche il più riposto degli angolini genitali, masturbazioni, posizioni, fellatio, ect. in un romanzo non classificato come pornografico, senza avvilire il suo valore letterario? Risposta alla prima domanda: certamente. Risposta alla seconda: non sempre o addirittura quasi mai.” 

Riprendeva la parole di Martin Amis, la Aspesi, il sessantenne burbero scrittore inglese che a un festival letterario ha dichiarato: “Forse è possibile scrivere bene di pornografia, ma di eros è molto difficile.” 

Aiuto, lo scrittore manco mi sa raccontare il sesso. 

D.H. Lawrence pubblica “L’amante di Lady Chatterley” nel 1928 a Firenze.
Dichiarato osceno, viene messo al bando, per esser poi liberato solo nel 1960. 
Henry Miller, vi piace?
Marguerite Duras?
Anais Nin? 
Emmanuelle? 

Andiamo più indietro? 
Ci tocca riprendere Petronio?
Ci diamo sotto di Boccaccio?
A Elefantide? 
Oppure oh De Sade oh, dove sei.
Lo-lo-lo-Lolita.
Sexy, divertente Fanny Hill?



Diamine, che dobbiamo fare? 

Recuperare una sessualità laddove il retro del libro non esplicita il genere. 
Trovare sexy le donne glaciali e acciaiose della Ayn Rand, vedere il brivido quando Diabolik la afferra (la Eva) e il ciuffo si scompiglia, nei russi? Dostoevskij mmm da brivido alla schiena, e Nastenka fredda, non comprende.  Nel vestito blu di Miriam. Nel vestito blu di Miriam. 



Poi, cosa altro possiamo fare?  

Un grande repulisti, prima di Natale. 

Repulisti, Latinismo usato dal popolo per Spogliare, Torre via, Consumare interamente e quasi lasciar pulita ogni cosa, tratto dalle parole del Salmo 42, Quare me repulisti. 

Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana – Copyright  


Un grande repulisti prima di Natale. Promettiamocelo. 


Promettiamoci di guardare a tutto con gli occhi del nuovo, sapendo che c’è una erotoauctoritas. 
Promettiamoci di scoprire l’erotico nei libri non erotici dichiarati e di divulgare, dire, condividere.
Promettiamo, tra noi, di non sprecare fiato, perché già le prime pagine delle testate nazionali sono piene di culi e labbra. 


Wikipedia mi informa che Ruby è un linguaggio di scripting completamente a oggetti. Che non so che cazzo voglia dire, ma iniziamo da questo.
Dal ridare una forma concreta e utile  a nomi, cose, notizie. Anche nei dialoghi tra noi, se perdiamo tempo a parlare delle abitudini sessuali di un’altra persona, ci perdiamo tutta una serie di discorsi interessanti su come lavora il cervello, come si vive in Islanda ora, come funziona la Costituzione e come difendersi da chi cerca di modificarla, come sta il wireless in Italia per davvero.


Si perdono pensieri: PompeiPompeiOhdiaminePompei, schierarsi o non schierarsi, trovare il coraggio per baciarlo/a, ma solo Rampini può parlare di oriente?, ma Gifuni può prendersi tutto il cartellone del Valle a Roma?, ma il latte fa bene o male?

Si perdono scelte: decidere di leggere Voltaire, di comprare quel biglietto aereo, di aprire un agriturismo, di capire come funziona il meccanismo di certificazione bio, di scoprire le persone. 

Un denudare dal superfluo. Far piazza pulita di tutte queste schifezze. Iniziando inter nos.
 


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Imbarazzo italiano

Un bandito mi potrebbe svegliare chiedendomi se voglio far colazione con lui. Allora si potrebbe andare in un bar dove tre cinesi fanno il vero espresso italiano. Mi potrei far raccontare quante ne ha stuprate la scorsa settimana. Poi lo inviterei a considerare l’ipotesi di farsi una legge ad hoc come si usa qui in Italia, una proprio per un bandito come lui. Potrei consigliargli di farsi trapiantare i capelli e diventare una specie di tappo e sudato Big Jim con la cravatta sempre a  posto. Accetterebbe. Lo incontrerei di nuovo, tempo dopo, a Piazza Colonna, ricco sfondato, saccente, dentro una macchina tutta lucida con una sirena blu elettrico che inghirlanda il tettino. Mi saluterebbe con un sorriso di plastica. “Mi dai un passaggio? Devo arrivare a Trastevere.”
Nemmeno tirerebbe giù il finestrino, farebbe una faccia tipo “Oh avanti, non siamo ridicoli.”

Impermalosita e ingenua: “Ehy, io ti ho offerto un espresso, quando non eri nessuno.”
Solo a quel punto abbasserebbe il finestrino, mentre l’auto mi passa davanti moooooolto lentamente e sfavillando lucidi brilluccichii da sere di gala per sole auto.
Mia cara, presto o tardi ti regalerò orecchini, poi collana poi anello poi tutto il completo.

E, avanti, non farmi la comunista, questo pezzettino di strada puoi farlo a piedi.”

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