Una lunga frase di pianoforte senza pavimento di orchestra sono stati i nostri ultimi respiri insieme, prima di altre partenze.
Il respiro è estasiante/entusiasmante perché ci ricorda che siamo inquieti o sereni, comunque vivi.
Ti lascerò a guardare un panorama che conosco, poi chiuderò gli occhi cercando un’armonia tonale con questo vento caldo.
Riaprendoli, tutto sarà nuovo.
Quella casa, quel colore di prete, quell’incedere di vecchio, quelle campane che ridono, sarà tutto nuovo.
Anche la signora che fa lo stesso giro tutte le mattine o la moglie del macellaio che ora sta alla finestra perché il marito è ormai in pensione, ma anche prima stava spesso appoggiata solo che ora ha quest’aria mezza rilassata mezza appollaiata tutta distesa come un avocado maturo.
Una marcia funebre alla Wagner mi sembrerà la sinfonia dietro al gelataio che sta attento a non spaccare il cono.
Il crepuscolo degli dei saranno i banchieri che tornano a casa.
Il pasticciere della notte sarà il Caronte delle farine bianche che scorta droga agli umani e torna a casa senza senzo di colpa perché a tradizione così vuole, la tradizione del benessere. Lo guarderò facendogli l’occhiolino, che tra noi peccatori ci si intende, all’alba poi.
Ci siamo accompagnati per lungo tempo con un folle, alcuni lo ritrovano appeso nelle carte, altri, sai?, lo mettono nelle fiabe, altri ancora lo ritrovano nei miti popolari.
Il nostro era tutto nostro, con gli occhietti vivi e piccoli.
Per chiudere una frase lui metteva parole-calamita e aspettavi di proiettarti nel dopo, ricordi?
Ci cascavano tutti. Anche noi, anche dopo aver capito il trucchetto.
Non lo ammazzavano le bidonate di realtà che gli tiravano addosso.
A volte lo vedevamo estremamente irascibile, questo sì, e ti credo.
Provaci tu ad andare avanti in questo mondo senza oggetti magici e senza ritualità.
Lo abbiamo visto gonfiarsi tutto e crollare mangiando mille banane.
Gli dicevamo che c’era ancora una o due speranze, ma non ci stava più a sentire.
Ranicchiato sullo sgabello alto, spaventato e un po’ viscido.
Provaci tu ad andare avanti in questo mondo senza oggetti magici e senza ritualità.
Risento sulla cervicale tutto il suo dolore, un dolore immenso.
Non c’è dubbio che vivere sia anche mettere in esecuzione.
Non c’è dubbio che quando ci si innamora ci sono gli elementi che salutano il mondo e danno un addio all’alba per ritrovarla il giorno dopo.
Sai? Sto conoscendo una divinità che dice di essere genesi, unione e rovina.
Pare che funzioni per me andarci a fare delle lunghe camminate.
Le ho parlato del nostro folletto e si è preso uno scalpello per ficcare la sua faccia nel muro e fissarlo così.
I passanti, sotto, avranno, abbiamo pensato, tutta l’enfasi e l’influsso del suo modo di stare al mondo senza starci troppo in fondo.
Narrazione senza angolazione, in quel corner di mondo.
Dobbiamo generarne altre di facce muro. Presto.
Se avete folletti nella vostra vita, sotto mentite spoglie, dovete voler loro tanto bene, perché son fragili.
E per la bellissima arte del rovesciamento, sono anche fortissimi.
Genereremo altre facce muro.




