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Usando il vento

 

Gyula Halász, alias Brassaï

Gyula Halász, alias Brassaï

 

Mi sembrerà il minimo trovarsi lasciando aperto il cuore per un’intenzione piccola e le labbra per un bacio. 
Qualche giorno fa hai scoperto che solitario può essere anche stare solamente io e te.
C’è stato spavento, come un bombardamento alla schiena, granate sul sacro e mitragliate sulle dorsali. O forse niente di questo, dopo tutto, per l’amore che agli occhi degli angeli è cosa da poco, finché non si trova quello che fluisce da solo e ci fa fluire come la notte con il suo silenzio coraggioso. Ed è capitato che i pori si siano alzati e nessuno si sia messo a contarli. Ed è capitato che il cuore aperto abbia annusato la paura, la tua. E si può fare poco, se non abbracciare.

 

Non stavo bene in quel locale con le scritte squadrate, le persone dentro a guardare il calcio e la vita buttata ché tanto si pensa non conti realizzare una visione o simili nel tempo che ci è dato. Ho masticato e a fondo la colazione stamane e mi sono sforzata a trovare la serenità senza sforzo. I muscoli hanno chiesto di poter sorridere. C’era tutto il giorno davanti, non avevo sognato quiete e capito definitivamente che gli oggetti si perdono senza perdono.
Non dispiace tenere in caldo una prospettiva ma c’è questa idea della vita continuamente nuova, che cambia pelle e la cambia. 

Quante volte si perde e si cerca e ci si perde e ci si cerca.
Una volta auguro a tutti di sognare chi si ama mentre questi dorme al fianco.
E se al fianco invece c’è un’altra persona, una diversa, prendere i vestiti e andare.
Andare per arrivare in quel luogo del cuore da dove non si vuol più andare via.

 

Per la strada un uomo appena conosciuto ci teneva a dirmi che era stato in Cina, ma io ero distante e distratta e ho capito Cielo.
“Sono stato in Cielo!” avevo capito, mentre gli autobus filavano come api e le donne al mercato stavano attente a non prendere pesche ammaccate. 
E sbalordita ho pensato che c’era da chiedergli se è vero che gli innamorati diventano due nuvole distinte. E allora “non esistono due occhi come i tuoi” se lo dicono attraverso il vento. Usando il vento.

 

 

 

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Provare a gustare il segreto

 

Me e Henry

Me ed Henry

 

I confronti con i fisioterapisti stanno un po’ rivoluzionando tutto.
Mi sto interrogando sulla necessità effettiva di rendere un dato movimento disponibile a chi ha limiti da traumi o da età.
Mi sto interrogando sulla possibilità che un istruttore non dovrebbe mai negarsi, la possibilità di conoscere il sistema e non vederlo solo attraverso delle lenti che possono essere l’ayurveda per chi abbraccia quello, il molle o il duro per chi abbraccia il taoismo, o simili.
Non sto troppo a indugiare sul perché abbia questa fissa da qualche anno, la seguo e basta.
Non dico che chiunque fa muover corpi debba avere una laurea in fisioterapia o una conoscenza di anatomia  e fisiologia articolare impeccabile, ma questo è il mio caso, non mi basta più quello che so e quello che so è molto più relativo all’oriente che non all’occidente, stranamente (e pure la rima, tiè).
Non dico che chi muove corpi debba sapere tutto sugli indici insulinici, ma ecco alcuni accorgimenti base dovremmo averli acquisiti in tema di nutrizione, smettere di essere prigionieri di quattro mura che sono il mito delle farine bianche, dello zucchero, dei farmaci e delle proteine animali. Quattro mura micidiali. 


Lavorando con Alessio Natoli, fisioterapista e orthopaedic manipulative therapist che esercita a Roma e che con me sta dimostrando una disponibilità sovraumana, sto accorgendomi di come forse la marzialità abbia confinato il respiro all’area addominale, cosa di cui mi aveva già fatto accorgere Daniel nelle prime lezioni che feci a Gubbio. Per questo me ne sono sempre andata a cercare il prolungamento toracico e clavicolare con lo yoga.
E il lavoro a terra mi manca. Per questo voglio imparare con Silvia Pozzato il suo training olistico e per questo avrei bisogno di una guida come era Daniel in New Mexico sul versante del fiore di loto.
E le anche chiedono un progresso, perché il blocco che avevo sempre pensato osseo, in realtà, abbiamo visto con Alessio, guadagna parecchio quando lavoro sopra i 90° e respiro e il piriforme fa quel che deve fare. La componente muscolare dà sorprese dunque, che si ripercuotono su quella legamentosa. C’è possibilità di allungare.
E per questo me ne andavo a cercare lo yoga, di nuovo. 

 

Quando pratico il qi gong esiste quel territorio da esplorare che arriva bene quando le mani diventano calde e l’energia si muove da sola.
Alessio ha riscontrato una forza sorprendente, che credo si debba molto alla dieta e al qi gong.
Mentre mi trattava mi descriveva il lavoro e la sua spiegazione del sistema mi zittisce, perché ha radici forti, si vede poi che ha arricchito col metodo Mézières. Ma questi sono strumenti che si aggiungono a una retrosolidità di conoscenza del sistema.
Fabrizio Lorenzoni, l’osteopata con cui ebbi a che fare in Val D’Orcia, disse il giusto, il mio ginocchio sx preme verso l’esterno, il che a lungo andare può portare a una compressione del menisco esterno. Alessio mi ha mostrato cosa fare.
Dopo la morte di mio padre il riespiro a volte è strano e sento che va reimparato, lo sento spesso.
Ma lo stesso vale per i primi allievi che ho avuti sinora, allievi di queste cose che ho imparato che cerco già di trasmettere perché  sento il momento (fuori da quello mio personale) è idoneo.

 

Sono stanca di studiare presso corsi organizzati da gente che si approfitta del fatto che non hai una qualifica riconosciuta inambito sanitario, almeno in Italia.
Sono stufa di non sapere bene come funziona il menisco. E se è vera la barzelletta “Ragazza stufa scappa di casa, i genitori muoiono di freddo”, così è per me, adesso provo a scappare di casa, provo a mettere le dita in qualcosa di denso. Studierò il movimento quest’anno e il massaggio sportivo, mentre capisco se muovermi verso l’estero.

Se per alcuni il confronto è fondamentale, per me è vitale.
Mio fratello mi chiede perché non punto tutto sulla scrittura e sul taiji, arte che pratico da un po’, tra Yang e Chen.
E io gli rispondo che benedico i miei dubbi e la voglia di sapere, e che la scrittura sta dentro ogni cellula, me la porto dentro.

 

La paura si allontana con la buona compagnia.
Il confronto è essenziale.
Guardare la Luna, studiare il corpo senza pensare che abbia una sola chiave di lettura.

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Ricevere è un muscolo. Dolore è il passarci attraverso (anche dimenticandolo)

 

 

 

L’isometrica è molto potente.

Il movimento in acqua è qualcosa che mi riporta molto al tai chi, per ora l’alternativa che gli somiglia di più.

L’arrampicata – provata per la prima volta quest’anno, una volta quella in artificiale poi quella indoor – anch’essa ha delle valenze interessanti,
dal punto di vista di aderenza alla roccia che nella pratica potrebbe diventare aderenza all’aria che sposti o che non sposti, nel senso dell’aria con cui ti dovresti fare tutt’uno.

L’istruttrice di arrampicata, mentre ero lì a Santa Fe, mi spiegava proprio come noi donne in realtà, sebbene da principianti siamo quelle più facilmente assimiabili all’idea di totatli imbranate, in realtà, emerge spesso una capacità innata a fare “le ragne” (Non a caso, Aracne…), a cercare cioé l’aderenza con la superficie verticale. Quest’aderenza istintivamente ci viene dall’arto inferiore, la spinta dal basso. Molto spesso, mi spiegava, le è capitato di vedere uomini che si concentrano sul raggiungimento dell’appiglio artificiale (nel tipo di arrampicata di cui stiamo parlando) attraverso l’arto superiore.

Dopo la flesso-rotazione di cui parlavo nel post Rinunciare al corpo e dunque onorarlo, sono in realtà salite altre paure, al minimo dolore. Il tutto corredato da una fissità di intenti bella bloccante, che nasce tutta da dentro, accompagnata da una momentanea auto-sfiducia su diversi fronti. 

L’ortopedico parla di nervo sciatico, il massofisioterapista ha fatto un massaggio che ha scaldato molto (ce ne voleva un secondo, ma il dinero è dinero) e domani vedrò un osteopata. Lo stretching mi manca e spero il professionista di domani mi aiuti a capire meglio. 

Un amico marziale lontano, cui sono molto grata, mi ha aiutato tanto con alcuni esercizi fisioterapici (con swiss ball, con tappetino per allungamento addominali, corpo libero simulando un movimento che lui chiama swing e che di solito si esegue con i Kettleball) che vanno proprio a rinforzare e fluidificare. Lui stesso mi riporta al respiro, quella funzionalità grandiosa che scioglie e consente e apre.

 

Ho potuto fare del qi gong, secie per rimuovere un po’ di Yin, sempre potente, ci si dimentica di quanto lo sia, anche a distanza di ore.
Perché siamo uomini, si dimentica?

Questo freddo umido non me lo aspettavo e credo che essersi abituata a un clima secco per qualche mese non ha aiutato e non sta aiutando la ripresa.

Il punto è entrare nel dolore e, dimenticandoselo, passarci attraverso.
Sto tenendo viva la conversazione su questo versante con mio fratello, ballerino.
E’ molto interessante confrontarci su ciò, perché la ripresa dipende moltissimo dall’evacuazione della fissazione su quel problema. Non lo sideve quasi più percepire come tale, anzi non lo si deve più percepire.
Altrimenti diventa un farsi male, fissare lo sguardo su un buchino nel maglione senza indossarlo sebbene faccia freddissimo.
La componente psichica di questo lasciare andare è rilevantissima. 

Chi insegna a lasciare andare, mi chiedo? Ce lo auto insegniamo?

 

Kapandji, il testo sulla fisiologia articolare è un mondo.
Le immagini restano fisse nella testa e la mente lavora da sola, attivando la memoria che ci ricorda come siamo strutturati dentro.

 

Mi manca la pratica costante, riprodurla da sola è valido ma quando si torna da un momento in cui si è preso molto, è strano.
E’ come se la ricezione fosse un muscolo. Lo usi molto, lo usi spesso.

Si sazia meno facilmente. Vuole di più.
Bere dalla fonte, le fonti umane in cui questa cosa si è parzialmente palesata in questa data era, chiamiamole maestri, insegnanti o come ci pare. Forse l’unico modo per saziare è dare e condividere parte di ciò che si è ricevuto. Senza, per una volta, dire e dirsi Non mi sento all’altezza…

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Rinunciare al corpo e dunque onorarlo

 

L’artista marziale rinuncia al corpo già nel confronto.
Muore appena sale sul tatami, anche se magari si batterà vincendo.

 

Ho fatto nel bosco a muscoli freddi una flesso rotazione che non è piaciuta al mio nervo sciatico e il piriforme mi si è ribellato. Bloccandomi.
Di ritorno dall’America non mi ero, di fatto, fermata.
Ho iniziato a viaggiare con un’altra velocità, questo sì, ma fermarsi, no, quando invece era il caso.

 

E mi è presa una gran paura.
Paura pura, niente di più noioso a raccontarla dopo; quella che sta nei reni, quella che va veloce e si espande come l’acqua, quella che sta dall’altra parte della fiducia.
Paura che mi ha ricatapultato ai mesi immobile con la gamba destra per via di un incidente stupido.
Una gestione della situazione migliore a primo impatto, degenerata nel giorno successivo.
Timore per tendini e febbre che si accatasta sopra (timore e tremore quindi, si potrebbe scherzare).
Un’altra lezione.

 

Con l’aiuto di un ortopedico illuminato ne sono venuta a capo.
Tutti i legamenti a posto, nessuno stiramento muscolare. E un aiuto a capire di posizione yoga in posizione yoga, quale non va assolutamente forzata, quale è meglio evitare nel primo periodo di ripresa. Insieme a un discorso completo sugli osteopati e l’osteopatia, e molte domande su alcune discipline orientali. Sì, signori, la nostra sanità pubblica avrà anche grossi baroni bastardi, ma pure uomini innamorati della loro materia, che se ne fregano di schiavizzare l’infermiera di turno e stanno piuttosto sulle cose, ci stanno proprio, studiano, ricercano. E si mettono insieme a te a cercare il titolio di un libro che può aiutarti a capire meglio la biomeccanica del corpo per applicarla allo studio sul movimento incorporato alla MTC che stai facendo. Poi con l’aiuto di un amico kinesiologo abbiamo lavorato per riassestare la condizione a prima del trauma.

Continuo a pensare che ruota dei meridiani, test muscolare, lavoro energetico armonico con annessa respirazione siano insieme potentissimi.


Il libro di riferimento che mi terrà impegnata per qualche anno credo è
Fisiologia articolare. Schemi commentati di biomeccanica umana

 

Fisiologia articolare. Schemi commentati di biomeccanica umana I. A. Kapandji.

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