Articoli con tag paura

Ricevere è un muscolo. Dolore è il passarci attraverso (anche dimenticandolo)

 

 

 

L’isometrica è molto potente.

Il movimento in acqua è qualcosa che mi riporta molto al tai chi, per ora l’alternativa che gli somiglia di più.

L’arrampicata – provata per la prima volta quest’anno, una volta quella in artificiale poi quella indoor – anch’essa ha delle valenze interessanti,
dal punto di vista di aderenza alla roccia che nella pratica potrebbe diventare aderenza all’aria che sposti o che non sposti, nel senso dell’aria con cui ti dovresti fare tutt’uno.

L’istruttrice di arrampicata, mentre ero lì a Santa Fe, mi spiegava proprio come noi donne in realtà, sebbene da principianti siamo quelle più facilmente assimiabili all’idea di totatli imbranate, in realtà, emerge spesso una capacità innata a fare “le ragne” (Non a caso, Aracne…), a cercare cioé l’aderenza con la superficie verticale. Quest’aderenza istintivamente ci viene dall’arto inferiore, la spinta dal basso. Molto spesso, mi spiegava, le è capitato di vedere uomini che si concentrano sul raggiungimento dell’appiglio artificiale (nel tipo di arrampicata di cui stiamo parlando) attraverso l’arto superiore.

Dopo la flesso-rotazione di cui parlavo nel post Rinunciare al corpo e dunque onorarlo, sono in realtà salite altre paure, al minimo dolore. Il tutto corredato da una fissità di intenti bella bloccante, che nasce tutta da dentro, accompagnata da una momentanea auto-sfiducia su diversi fronti. 

L’ortopedico parla di nervo sciatico, il massofisioterapista ha fatto un massaggio che ha scaldato molto (ce ne voleva un secondo, ma il dinero è dinero) e domani vedrò un osteopata. Lo stretching mi manca e spero il professionista di domani mi aiuti a capire meglio. 

Un amico marziale lontano, cui sono molto grata, mi ha aiutato tanto con alcuni esercizi fisioterapici (con swiss ball, con tappetino per allungamento addominali, corpo libero simulando un movimento che lui chiama swing e che di solito si esegue con i Kettleball) che vanno proprio a rinforzare e fluidificare. Lui stesso mi riporta al respiro, quella funzionalità grandiosa che scioglie e consente e apre.

 

Ho potuto fare del qi gong, secie per rimuovere un po’ di Yin, sempre potente, ci si dimentica di quanto lo sia, anche a distanza di ore.
Perché siamo uomini, si dimentica?

Questo freddo umido non me lo aspettavo e credo che essersi abituata a un clima secco per qualche mese non ha aiutato e non sta aiutando la ripresa.

Il punto è entrare nel dolore e, dimenticandoselo, passarci attraverso.
Sto tenendo viva la conversazione su questo versante con mio fratello, ballerino.
E’ molto interessante confrontarci su ciò, perché la ripresa dipende moltissimo dall’evacuazione della fissazione su quel problema. Non lo sideve quasi più percepire come tale, anzi non lo si deve più percepire.
Altrimenti diventa un farsi male, fissare lo sguardo su un buchino nel maglione senza indossarlo sebbene faccia freddissimo.
La componente psichica di questo lasciare andare è rilevantissima. 

Chi insegna a lasciare andare, mi chiedo? Ce lo auto insegniamo?

 

Kapandji, il testo sulla fisiologia articolare è un mondo.
Le immagini restano fisse nella testa e la mente lavora da sola, attivando la memoria che ci ricorda come siamo strutturati dentro.

 

Mi manca la pratica costante, riprodurla da sola è valido ma quando si torna da un momento in cui si è preso molto, è strano.
E’ come se la ricezione fosse un muscolo. Lo usi molto, lo usi spesso.

Si sazia meno facilmente. Vuole di più.
Bere dalla fonte, le fonti umane in cui questa cosa si è parzialmente palesata in questa data era, chiamiamole maestri, insegnanti o come ci pare. Forse l’unico modo per saziare è dare e condividere parte di ciò che si è ricevuto. Senza, per una volta, dire e dirsi Non mi sento all’altezza…

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Rinunciare al corpo e dunque onorarlo

 

L’artista marziale rinuncia al corpo già nel confronto.
Muore appena sale sul tatami, anche se magari si batterà vincendo.

 

Ho fatto nel bosco a muscoli freddi una flesso rotazione che non è piaciuta al mio nervo sciatico e il piriforme mi si è ribellato. Bloccandomi.
Di ritorno dall’America non mi ero, di fatto, fermata.
Ho iniziato a viaggiare con un’altra velocità, questo sì, ma fermarsi, no, quando invece era il caso.

 

E mi è presa una gran paura.
Paura pura, niente di più noioso a raccontarla dopo; quella che sta nei reni, quella che va veloce e si espande come l’acqua, quella che sta dall’altra parte della fiducia.
Paura che mi ha ricatapultato ai mesi immobile con la gamba destra per via di un incidente stupido.
Una gestione della situazione migliore a primo impatto, degenerata nel giorno successivo.
Timore per tendini e febbre che si accatasta sopra (timore e tremore quindi, si potrebbe scherzare).
Un’altra lezione.

 

Con l’aiuto di un ortopedico illuminato ne sono venuta a capo.
Tutti i legamenti a posto, nessuno stiramento muscolare. E un aiuto a capire di posizione yoga in posizione yoga, quale non va assolutamente forzata, quale è meglio evitare nel primo periodo di ripresa. Insieme a un discorso completo sugli osteopati e l’osteopatia, e molte domande su alcune discipline orientali. Sì, signori, la nostra sanità pubblica avrà anche grossi baroni bastardi, ma pure uomini innamorati della loro materia, che se ne fregano di schiavizzare l’infermiera di turno e stanno piuttosto sulle cose, ci stanno proprio, studiano, ricercano. E si mettono insieme a te a cercare il titolio di un libro che può aiutarti a capire meglio la biomeccanica del corpo per applicarla allo studio sul movimento incorporato alla MTC che stai facendo. Poi con l’aiuto di un amico kinesiologo abbiamo lavorato per riassestare la condizione a prima del trauma.

Continuo a pensare che ruota dei meridiani, test muscolare, lavoro energetico armonico con annessa respirazione siano insieme potentissimi.


Il libro di riferimento che mi terrà impegnata per qualche anno credo è
Fisiologia articolare. Schemi commentati di biomeccanica umana

 

Fisiologia articolare. Schemi commentati di biomeccanica umana I. A. Kapandji.

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Chi punisce le streghe

 

 

Matteson's (1853) painting, "Examination of a witch." Collection of the Peabody Essex Museum, Salem, MA

Matteson's (1853) painting, "Examination of a witch." Collection of the Peabody Essex Museum, Salem, MA

 

 

Le creature sensibili. Una parola può far male, un pensiero schiocca la mandibola.
Quando sognano passi stanno dormendo e quando sognano nuvole stanno mangiando.
Le creature sensibili non si sa come sopravvivano al giorno d’oggi.
Nella trasformazione degli eventi e delle emozioni vedono la salvezza.
Quando guardano negli occhi, guardano dentro.
Sensibilità, ovvero abilità dei sensi.
La lunga rotta verso il futuro per loro è una mappa tridimensionale, i monti sono gomiti che spingono verso il cielo e le colline seni o spalle.
Le clavicole sono ostacoli da baciare e le mani, oh le mani.

Durante il pasto da sola ho immaginato di averti davanti, mi chiedevi quanto ancora da mangiare ci potesse essere per gli abitanti di questo pianeta e insieme abbiamo guardato l’orologio per riderne. Vorrei baciarti ora, su un letto boehmièn francese, come il letto di una casa alla fine del mondo.

C’era l’immagine di te con un bicchiere in mano, una sagoma bruciata nel pavimento di te con un rosso in mano.
Sorridendo con le labbra hai detto parole che appartengono a noi solamente.

Vorrei essere più brava, vorrei essere stata più brava davvero, brava nel senso di un processo sensibile in atto.
Vorrei essere più brava a dirtelo, quanto amore c’è per te nell’atrio del cuore. Vorrei essere più brava a dirlo.

Quando le cose sono ferme non sono fluide?
Quando le cose sono dure non sono utili?
Quando penso che guarderai ancora dentro questi occhi mi tremo dentro,
perché stenderai il diaframma in un minuto e tutti i respiri dopo saranno respiri veri,
di quelli che ti fanno capire quanto sei in vita. Quanto siamo in vita.

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Gli abbracci non sono tutti uguali






Immagine | Daniela Malusardi

Immagine | Daniela Malusardi






Al mercatino della solidarietà un uomo è salito su una bancarella dei formaggi francesi e si è messo a guardare tutti dall’alto, strillando “Ho la forfora, mi si desquama la pelle sul cranio! Ho la forfora il male del 2000 dopo Facebook, ho la forfora, il male del 2000 dopo Facebook.” L’hanno tirato giù a forza e quando le autorità gli hanno chiesto i dati anagrafici, tutti gli astanti hanno affilato le orecchie per sapere a chi dovevano andare a chiedere l’amicizia.


Passeggiando un lui prende la mano di lei e le dice “Se non mi senti, quando sono lontano è perché sto male, e devo risolvermela da solo.” Il cuore di lei si intorpidisce, proverà ad amarlo in questo modo, che però non è il suo, non è lo stesso e dunque scatteranno rabbie, incomprensioni, menefreghismo, ossessioni, gelosia da far star male i denti e i muscoli.


Tra le lucine e l’odore delle paste per le vie, lei si rese conto che l’amore c’entra con le cose in comune. Sì, la diversità. Sì, ma le cose in comune, le cose che dentro alle vene ti fanno inchiostrare tutto, anche tra le gambe. C’entra, quell’amore sconquassante, con la risata che viene su spontanea e la frase detta quando meno te l’aspetti e il dormire bene insieme. Per cui si prese la sua croce e quel regalo che le era ventuo in mente, lo fece. Entrò nel negozio e lo fece, perché la mente e il cuore erano all’unisono. C’era una parte che bisbigliava rovina e dolore, ma non potè fare a meno di ignorarla.


Adesso aspetta un attimo e scardina quella cosa cattofinta del non pestare piedi. Adesso aspetta perché io credo che le bestie affini debbano darsi affinità elettiva, putativa, fiera, felina. C’è un essere più adatto a, un essere più interessante, oggettivamente delle creature lo sono di più, mi spiace, anzi non mi dispiace, non siamo uguali tutti, santiddiodemiurgo. Perché ce ne vogliono convincere? Adesso aspetta perché il concetto di fisso e dinamico aqppartiene a un’era che non c’è più, ora sono baluardi dietro cui ci si para per nascondere la mano che pugnala la schiena. Adesso aspetta perché mi viene da scrivere cattiveria a parole e proprio al ridosso del natale, ohchepeccato. Adesso aspetta perché non capisco questo essere contenti mai ma lo si vive comunque, spesso, volentieri non so.


Adesso aspetta perché la solitudine che alcuni attanaglia per te può essere una barca d’oro con dentro tanti pensieri interessanti che prendono le forme di binocoli con cui guardare il futuro.


Adesso aspetta perché non ci si deve fare del male, io conosco tante persone per benino che si fanno del male, ma sbattono le ginocchia, quindi è come se andasse bene questo loro farsi del male. Cedere non vuol dire dolcezza a ogni costo. Cedere spesso è anche resistere.


Gli abbracci non sono tutti uguali. Sento gente sola, sento un’infinità di paura, sento terrore, come puoi pensare che non mi tocchi? Che questa incertezza non arrivi fino al trapezio e agli altri muscoli? Come puoi non volere bene a questo paese e al contempo farti venire il mal di stomaco? Come puoi non capire che ogni parola è densa e che siamo qui per darci quelle in egual misura di gesti e tocco. Aspetta perché, forse mi sbaglio, ma il più e il meno valgono per le pile quanto per le anime. Spiegami come mi salvo da questa umidità di intenti e clima, spiegami come mi salvo da questo parlarsi non per davvero. Spiegami perché sono riusciti a farmi dire la parola “salvezza” e chi sono questo “loro”.


Immagine | Daniela Malusardi


D. Malusardi davanti all’obiettivo
D. Malusardi WikiBio



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