Tripudio di zanzare, fuori dall’altopiano dell’estate, non sia mai, è finita già?, c’è stato un oceano di pioggia alla stazione io ero sotto, al riparo, da chi e cosa, fiottando pensieri in forma di stoviglie per apparecchiare prelibato il futuro con grande irresponsabile slancio ho ballato intorno ai pilastri pregando gli umani differenziate i vostri rifiuti. Mentre mi dicevo che un lavoro, monete da dare è ridicolo dipendano da un interruttore, un’invenzione che ancora manco hai capito bene come funziona ma dentro ci si trovano tante informazioni scopiazzate.
Mentre anche facendo finte con le ginocchia passeresti il mattino a provare i gesti e invece ti tocca partire in qualcosa di invio avvio con fine pagnotta e lungo il percorso ti va bene se sfoderi e stacchi un sorriso.
Allora si apre scissione che scrittura santissima cura.
Per noi, il sole è per noi, per quelli di noi che in quanto scissi vogliono l’unione.
E’ stato interessante parlare con te che di Roma mi hai detto che hai abitato in centro alzando il sopracciglio l’hai detto che hai abitato in c e n t r o. E che la periferia non la conosci bene e non ti piace e io ti ribadisco il tuo stesso pensiero ovvero che non la conosci e tu replichi con la contraddizione, ovvero non la conosci e non ti piace. Si dà il caso che ci sto io, e ci imparo cose e mi ci sento dentro Pasolini, a volte. Dentro allo sterno ce lo sento.
Ma ripeti punti e non spunti dunque io non so che dire quando il discorso tutto si fa materiale e tiri fuori le tue due figlie e immagino anche un caen piccolo che sempre abbaia e uofffffottiti.
Sarò libera tra un attimo, appena potrò scegliere ma scegliere sempre si può. Potrò fare dire lettera baciare testamento.
Fare testamento. Contro il cancro dei bisogni materiali.
Ti lascio, amore tatuato, un libro di Yeats, il nostro libro di Yeats. La mitologia greca che mi porto tra retina e sclera. Tante cose in alabastro e cuoio. Tanto orto e i miei giocattoli da piccola per il figlio di cui ho avuto paura. Tutta la forza che mi hai dato e mi dai, ecco, quella sarà dura restituirtela, non credo di essere in grado, sarebbe il momento opportuno per ridartela indietro, ci provo ma non sarà mai come la tua. Il calcio in aria che ho dato quando camminavamo, quello che mi hai detto ti ha conquistato. Le sfere di cristallo che ami, ecco, io ti regalo una sfera immateriale da mettere in pancia. Per portare a termine le cose e non solo. Ti regalo anche una casambulante nuova e colorata di rugiada.
A te, lascioti i miei sonni, il sangue sotto le dita, a volte succede te dici. I pupazzetti del destino, lo spazio sulla pelle che avremmo dovuto riempire, le stampelle per farci un rogo insieme, il libretto rosso di Epicuro. I miei palmi restano sulla tua schiena. Benzina, lascioti. Valanghe di mirtilli. Ti lascio un libro che non ho fatto in tempo a scrivere, magari ne trai un film, non si sa mai. Ti tolgo difesa per indole o indole in continua difesa.
Una palestra per ballare a tutti voi, una stanza che ha per soffitto uno spartito in continua mutazione, come le nuvole che corrono gommose nel cielo.
Tu, poi, sangue del sangue, non sentirti mai perso; ti regalo l’elasticità.
E tutte le direzioni che penserai definitive e invece le potrai tradire quando e come ti pare.
L’accoglienza e il caldo. Viaggi.
Reinventarti a ogni estraneo che incontri e che ti sorride e tu non te lo aspetti.

