In forma di braccia sembrerebbe avere un prolungamento molto utile, quello del cuore.
La sera prima ha riversato grande stress sui figli e la sera dopo ha mangiato biscotti, 8 tutti assieme, per fermentare amore.
La sera dopo ancora ha provato a farsi bella per lui allo specchio. Il rossetto era vecchio.
Qualche sorrisino inattivo, qualche ciocca rimandata indietro.
Qualche strap di pelo.
Ma non c’è riuscita, nulla da fare.
Poi la mostra, la foto, la mostra, il muratore che la fischia e il nervoso si fa sentire di meno.
Come ci vuole l’ironia (10 minuti al giorno, dosi a salire quando arriva l’inverno),
l’atarassia (esercizi in serie, specie di fronte ad atti di prepotenza).
Appunti per il futuro:
PREPARARE UNA TORTA DI MELE AL PRINCIPE AZZURRO.
Spargerci sopra non alchermes ma gocce di mestruo,
non zucchero velato ma perle di sudore,
non gocce di cioccolato fondente, ma pallettine metafisiche delle volte in cui avresti voluto, ma qualcosa ti ha bloccata.
I gradi di cottura saranno la somma degli orari in cui l’aereo arrivava e lui non c’era.
Il tempo di cottura lo daranno le durate degli abbracci repressi. A segnalarlo, gli allarmi di sveglie volutamente ignorate.
Andrà disposta su un centrino ricamato da mani che hanno pianto sul viso.
Il piatto sottostante sarà rigido come certe porte in faccia.
Come strumenti di lavoro sulla torta,
avrai un vibratore e aogni vrr vrrr riporrai sull’impasto il tuo stupore.
Sarai un aperfetta massaia coreografata dalla Bausch,
colorata da Gaudì,
vestita da Coco.
Un bel pezzo di donna ai fornelli, altroché.
La torta sarà avvelenata q.b. per sciogliere il mito dell’amorefeliciecontenti.
Mai misurare gli ingredienti con la bilancia, ma a colpo d’occhio, come a colpo d’occhio ti hanno catturato spalle mani e occhi dell’uomo che passava per strada.
Assolutamente vietato sbattere le uova senza mandare un pensiero a quando il lui che hai amato ti stava dentro, e tu gli hai chiesto di spingerlo tutto, senza sapere che stava arrivando l’orgasmo o giù di lì.
Spremere bene il limone sulle ferite, specie quelle dello spirito.
Azioni da fare con il pensiero, intanto, mentre la torta cresce nel forno:
RIDIMENSIONARE L’AMORE.
L’AMORE E’ UN BACIO DATO PIANO, UN ESERCIZIO DI ANIME CHE COZZANO,
UNO SPAGHETTO CONDITO D’ASSURDO,
DOVREBBE ESSERE COME QUANDO ANNUSI IL LIBRO E TI PIACE.
NON E’ ALTRO.
Non frasi sottese, non e-mail lette perché “era lì e proprio non avrei potuto fare altrimenti”, non psicorobe represse.
La torta, torniamo alla torta.
La crema, per non farla impazzire, mentre la girate, mandate a memoria qualche battuta da “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” o canticchiate La vie en rose.
Se non si arriva allo scaffale degli altri ingredienti, prego, creare una pila di frasi fatte e sovrapporla a quella degli inutili “bene, grazie” dopo i facili “come stai?”.
La torta c’è da dividerla in 4 grandi spicchi, nel nome delle frazioni che vi riuscivano più o meno bene:
1 fetta per l’ultima storia vissuta
1 fetta per tutti i panni stesi dopo la lavatrice
1 fetta per l’altalenante autostima
1 fetta per le risate e il caffé al mattino
Da servire calda.
E se l’avvelenato ancora respira,
prego, procedere con trielina.
E dopo tutto sarà bianco, neutrale, stanco e pronto.
Tutto sarà pronto. Per essere vissuto.
Elisa Cappelli

