Pubblico di seguito un testo di Lavinia Magliocco, grande anima, insegnante di Pilates, che vive tra Portland e l’Europa, ma direi di movimento e spirali e respiro e assestamenti e fuoriuscite creative da angoli di corpo e carpiati tra pensieri rotanti, danzatrice con guts e ricercatrice in molti sensi dell’indagine somma che è lo stare in vita. Sì, mi pare di averti descritta bene, dear Hushpuppy.
Vivo in un paese dove appiccicano le etichette sulle verdure, nel caso in cui…
Dicono che tanti ragazzini in città non riconoscano i broccoli, cavolfiore, forse nemmeno i fiori, chi sa?Quando mi tocca sbudellare una zucca, il mio cuore si contrae - di eviscerazioni, ne ho subite almeno due.La luna si è sgusciata sulla montagna dove il mio amante scia.Il collo del’utero ha dichiarato il suo anno sabbatico. Supplicanti di questo paradiso sono stati avvisati: c’è per loro da attendere fino a Settembre.
Lavinia Magliocco
Articoli con tag montagna
La zucca esplosa
gen 29
Chi punisce le streghe
ott 18

Matteson's (1853) painting, "Examination of a witch." Collection of the Peabody Essex Museum, Salem, MA
Le creature sensibili. Una parola può far male, un pensiero schiocca la mandibola.
Quando sognano passi stanno dormendo e quando sognano nuvole stanno mangiando.
Le creature sensibili non si sa come sopravvivano al giorno d’oggi.
Nella trasformazione degli eventi e delle emozioni vedono la salvezza.
Quando guardano negli occhi, guardano dentro.
Sensibilità, ovvero abilità dei sensi.
La lunga rotta verso il futuro per loro è una mappa tridimensionale, i monti sono gomiti che spingono verso il cielo e le colline seni o spalle.
Le clavicole sono ostacoli da baciare e le mani, oh le mani.
Durante il pasto da sola ho immaginato di averti davanti, mi chiedevi quanto ancora da mangiare ci potesse essere per gli abitanti di questo pianeta e insieme abbiamo guardato l’orologio per riderne. Vorrei baciarti ora, su un letto boehmièn francese, come il letto di una casa alla fine del mondo.
C’era l’immagine di te con un bicchiere in mano, una sagoma bruciata nel pavimento di te con un rosso in mano.
Sorridendo con le labbra hai detto parole che appartengono a noi solamente.
Vorrei essere più brava, vorrei essere stata più brava davvero, brava nel senso di un processo sensibile in atto.
Vorrei essere più brava a dirtelo, quanto amore c’è per te nell’atrio del cuore. Vorrei essere più brava a dirlo.
Quando le cose sono ferme non sono fluide?
Quando le cose sono dure non sono utili?
Quando penso che guarderai ancora dentro questi occhi mi tremo dentro,
perché stenderai il diaframma in un minuto e tutti i respiri dopo saranno respiri veri,
di quelli che ti fanno capire quanto sei in vita. Quanto siamo in vita.
Lo stregone ha piedi lunghi e leggeri, mani grandi e armoniche, ginocchia raffinate e robuste,
faccia lunga e molti capelli ancora in testa, lunghi, bianchi e grigi ma con un filo biondo.
Somiglia a Cristo e a un cervo. Somiglia a un albero e a un pianoforte a coda.
I suoi due cani sono belli in modo allarmante,
nel pelo portano pozioni magiche e non si interessano molto delle carezze degli umani.
Lungo il viaggio, lo stregone tocca il ginocchio della fanciulla tre volte, come tre rintocchi, come il gallo che canta, come la perfezione.
La natura convoglia il carro di legno dentro cui i due e i cani viaggiano.
La fanciulla ha un segreto. Si pietrifica al suono di certe parole. Una di queste è “morte”. Un’altra è “terra”, un’altra è “cuore”.
Quando un umano le nomina, lei si pietrifica e può stare senza respirare per ore. Ma di questo gli umani non se ne accorgono.
Continuano a parlarle, a sproloquiare.
Lo stregone ha scoperto il segreto e vuole toglierle un’immobilità così pesante.
“A me non pesa.” Stizzita.
Lo stregone non dice niente, ride. Si tocca un orecchio, con le stesse dita va sul diaframma della piccola e ci disegna un sorriso.
Rotea la mano in aria e scherza con i moscerini. Poi prende a parlare lingue sconosciute, mentre gli occhi gli si infuocano.
A raffica dice che la morte è cugina di sonno, che il cuore è la città che senti tua e che la terra non si cura di chi la distrugge, si cura solo del suo caos.
La morte è cugina di sonno, il cuore è dove è il tuo, la terra obbedisce al suo caos.
La morte è cugina di sonno, il cuore è dove è il tuo, la terra obbedisce al suo caos.
La morte è cugina di sonno, il cuore è dove è il tuo, la terra obbedisce al suo caos.
E tu sei tutte queste meraviglie insieme.
La ragazza è ferma, immobile, scendono solo due lacrime come quelle di qualcuno che taglia la cipolla.
La ragazza è pietrificata.Stavolta, seriamente. Non è come le altre volte, che si riprende. Adesso le parole sono state pronunciate e ripetute tutte insieme.
Adesso come si fa?
Lo stregone ride, invasato.
Torna serio.
Si stacca un capello biondo.
Soffia sul polso della ragazza pietrificata.
Si apre un foro da cui si vedono le vene.
Ci mette dentro il capello biondo, con maestria e arte di mani.
Lo ficca dentro come si fa con il filo nel buchino dell’ago.
Il capello, da dentro il corpo, va a formare un’altra corda vocale.
Si innesta nella strettoia che, vibrando, permette modulazione dell’aria.
Lunghezza e tensione del capello daranno alla ragazza una voce straordinaria.
Per via di questa corda lunga, come le corde vocali dell’uomo, avrà voce bassa. Per via di questa corda grossa, potrà parlare come un trombone.
Il capello renderà la sua voce modulabile come l’ancia di un clarinetto.
La ragazza, quando il capello si innesta, riprende a muoversi, molto lentamente.
Lo stregone: “Ora vai nel mondo e, con la voce che hai, spargi una sola parola tra gli uomini.”
“Quale?”
“Curiosità.”


