Articoli con tag mano

Osservatori di cielo e cose umane

 

 

VicoloBuioCortona

VicoloBuioCortona

 

 

Allora, amore, il mio amore si regge tutto su biglietti del cinema e ninnoli inutili.
Allora, amore, qui si gioca alla tela in cui si entra meglio, la mano che fa ovali energetici sulle spalle.
Allora, amore, volersi non è semplice e quel poco che si riesce a fare di grande è magia, magia pura. 

Gli amanti veri creano questa magia continuamente e lei, di rimando, si mantiene per anni nell’aria, tutti gli altri possono inalarla.
La cocaina qui, quella vera, è la magia di cui tutti sono fottutamente affamati, ma non lo sanno.
Non c’è bisogno di farsi vedere umani, puzziamo molto di questa appartenenza a una specie.
Quel poco che sono riuscita a fare lo devo alle possibilità che si sono spalancate al nostro incontrarsi.
Quel che è vero mai va rinnegato.
E il crine tra il vero e il non vero sta dentro ai reni, ma non lo si butta via con l’urina.
Questa è un’altra magia ma non ne discuteremo in codesta sede.

 

Sii crudele con chiunque non ti ami perché non si ama.
Individua subito tutto questo e stanne alla larga.
Dirlo a te è come ricordarlo a questo corpicino qui che ti ha voluto abbracciare più volte e più volte ci riuscì.

 

Ah, abbracciarsi, che bella pratica umana.
Come ammalarsi e farsi coccolare.
Come passeggiare a braccetto.
Come il caffé quando ci sta tutto.
Come le persone cui ridono gli occhi prima delle labbra.
Come il vestito che mozza il fiato e tu lo sai allora te lo metti premeditando questa certezza.
Come il dattero mangiato al momento giusto e il nocciolo tenuto in bocca poi tutto il tempo che serve a fare un po’ di riflessioni sull’infinito. 

 

Ceniamo con due carciofi cosparsi di semi di sesamo stasera.
Ceniamo e brindiamo al mistero di nervi, tendini e tutto il resto. 

 

Devo dirti un segreto.
Affezionati a un movimento e fallo prima di ogni decisione importante che prenderai.
Svelamelo solo quando saremo in punto di morte.
Ovvero svolta di vita.

 

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La fine è un luogo bello

 

Immagine | Mark Jensen

Immagine | Mark Jensen

 

Il sangue era pulito dentro, da dentro. Il corpo permetteva anche la minima oscillazione sotto una specie di scorta silenziosa, la scorta dei pensieri.
Quando si rese conto che la foresta stava bruciando, era tardi. Tardi, era tardi per gli altri, tardi per alcuni lupi, tardi per certi coyotes.
Mentre, correndo, i suoni di mille bassi e batterie sentite anni prima, si concentravano tutti sulle tempie, ecco, correndo, si accorse che c’erano solo quattro stagioni rimaste in cielo, inglobate dentro quattro nuvole. Le ultime stagioni di questo pianeta. Le ultime stagioni di questo mondo così come lo conosciamo.

Furgoni e jeeps intorno tutte aperte, scassate, mano a mano che, avicinandosi alla città, il ritmo interno si faceva proprio tribale. “Svegliami quando è finita, amore mio.” gridava al suo amore che si era rinchiuso nel silenzio da giorni, prefigurando la fine. Macchine aperte in due lanciavano segnali radio di apocalisse urbana. Fermando il corpo e la corsa non si era mai sentito così potente. Un vero peccato dover morire e sentirsi così potenti insieme.

 

A valle, creature celtiche ballavano il tango con le streghe e gli elfi tutti serbavano sghignazzi per questi umanoidi che si erano creduti gli unici su questo fottuto universo. I cani erano tutto d’un tratto diventati intelligenti e autonomi, avevano smesso di abbaiare in memoria e per rispetto dei coyotes e dei lupi deceduti. I gatti, nella loro nobiltade di sempre, leccavano la terra e poi il pelo, dalle loro cuticole intanto crescevano piante e così gambi al posto dei baffi.

I capelli di tutti erano ricresciuti subito e i tumori di tutti erano diventati macchie di sugo sulla camicia di un unico uomo che rideva forte e che alcuni chiamavano con il nome: Malocchio.

 

Guardando il suo amore, tendengoli la mano, aveva detto: “Parlami adesso amore. Parlami.”
E lei, abbassando lo sguardo: “E’ tanto bello qui, non credi?”

 

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La tua mano che offre dolcetti al miele




Callas-Onassis

Callas-Onassis




Dove sta che mi ami?
Dov’è che dovrei vederlo? In che parte dell’iride?
Che vene mi devo mettere a leggere e quanti sguardi dovrei interpretare?
Dove sta che mi ami se tutto è meglio del tutto.
Dove sta che si vive insieme, se è una gara? Come fanno due cavalli in corsa a stare assieme? Anche se corrono paralleli, insieme a mangiare la biada non staranno mai.
Forse io ti amo per questo nostro sudare insieme verso una meta luminescente.

Dov’è l’amore se mi dici una cosa e io so che accadrà forse ma molto più probabilmente no?
Dove sta la mano? Non sulla mia. Ora sul fiore più bello, ora sulla pelle più fresca.

Dove sta il tuo sguardo durante la cena e dove è finita la mia voglia di credere a quella cosa bella e strana, detta anche esclusiva. Dove sta la pancia serena e la notte meno insonne?
Dove sta?

Quel mio saperti già altrove e per fortuna, per la tua vita.
Dove sta se mi dici “Basta che me ne vado, poi con chi è uguale.”
Divento cattiva, poi divento scontrosa, poi ancora più convinta che per la mia vita voglio anche qualcuno cui potermi affidare, anche solo per poco, qualcuno che sia lì a dare, per amare. E non come un picco di bellezza. Come un sacrificio interessante, che è diverso.

Dove sei, mentre davanti abbiamo il mare e io non so pensare ad altro che a quella frase che mi rintrona nella testa, quando, guardando i peli eleganti che hai sulle spalle, le rughe d’espressione che significano vita anche attorno al collo, vita andata, vita buona, ecco io penso che mi basta, tutto questo, e che vorrei annientarmi qui. Quella frase che ho in testa: “Vorrei annientarmi qui.”

Dove stanno i paletti e i confini. Non ci sono regole, ci sei solo tu con le tue alzate di testa e gli uomori e il vizio d’essere viziato.
Non che voglia sentirti mio per forza.
Ma se la fiammata batte l’amore, alloraio sono una stupida, lo sono sempre stata, una stupida romantica con la voce di dio dentro.

Ti guardo di lato, da sotto il cappello, mentre il sole ci bacia. I tavoli odorano di legno e la gente del posto ci ama e ci teme o di noi se ne frega.
Offri un dolcetto alla donna seduta al tavolo a fianco al nostro.
Offri un sorriso a chi ti dà ancora più soldi e più soldi e più alloggi e più soldi e più.
E le mie labbra le trovi quando sei stanco e manco ti va.


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