Ho visto il nazista del giorno d’oggi, il nazista dell’amore ha una faccia da squalo dei numeri e di quotazioni in borsa.
Amano la gentilezza negli altri e quella forma di posso esserti utile detto senza sganciarsi dall’ego.
Hanno le intermittenze dei calcolatori mascherate da pause di uomini spirituali.
Sono rientrata nel recinto delle cose reali, ma reali davvero, con le scarpe in mano, la ghiaia sotto.
Ti ho incontrato di nuovo ed in pieno stato di ubriachezza mentre io volevo essere solo dietro a un cespuglio a parlarti di statue e divinità e non dare importanza alle ombre.
Parlava di tutto la donna tossica lasciata sul divanetto di fuori, mentre si consumava una solida pioggia nostrana, di quelle che danno un odore inimitabile ai boschi, alle foglie, agli insetti, alla terra. Mi dicevi che avevo tra le gambe l’odore buono della terra fertile.
“Te lo avevo detto di guardarti dai nazisti dell’amore” hai detto con gli occhi ridendo.
E’ passata una ballerina ad avvisarci dell’inutilità della timidezza, non siate timidi, ha detto, è tutto tempo perso.
I neonazisti dell’amore ordiscono complotti e accattivano i mercuriali, i deboli al piacere, i liquidi alla promessa.
Hai notato con amore che l’acqua delle fontane era calda e ci è venuta voglia di buttarci ma tu eri ancora ubriaco e ti spostavi spesso per abbracciare tutte le presenti.
Certi ritmi sono irresistibili ed hanno a che fare con l’essere bestie, questo mi piace.
Spero che tutti siano introdotti all’architettura del cuore, se non tutti, quelli che vogliono salvarsi, pronti per la nuova era che non c’entra con pesci e acquari.
Alcuni amici mi sembrano come passato di marmo, è solo la coscienza che cambia.
Amore è ciò che rende sensata la magia del descrivere.
E’ salita una musica andante stamane ed è andato a te un pensiero, a te, con i rimasugli della notte precedente, chissà con quale bel rossetto addosso, all’attaccatura ei capelli neri.
Qualcuno a tavola oggi parlava del respiro delle cose e io ho sentito nascere dentro un’enorme voglia di uscire di casa e pensare al respiro delle cose solo guardandole, senza parlarne. Seduta su una poltroncina di stoffa rossa, stavo per addormentarmi, in pieno pomeriggio, davanti a certi accademici del cinema.
Non vedevo che brasiliani andar di capoeira o di samba, mentre quello parlava della metafisica della morte e della plastificazione di un gesto e dell’indicibile oggettività di amore e morte. Non c’ho capito nulla. Ma si è parlato di tutto.
Io con te vorrei parlare di tutto. O di niente, come si faceva un tempo.
Possiamo anche restare sulla soglia delle parole e avvicinarci piano finché non ridiamo.
Qualcosa di te mi sfuggirà sempre, c’è sempre qualcosa che preferisce andarsene.
E’ lo sviluppo interiore dell’anima ciò di cui si deve avere rispetto.
In tasca avevo la chiave di una porta socchiusa.
Farei le scale con il nuovo amante a testa bassa.
Lo specchio non supplica.
Mi ricordi che la vita somiglia alla vibrazione delle note.
Possiamo anche restare sulla soglia delle parole e avvicinarci piano vicendevolmente alle labbra finché non ridiamo.
Non è vero che abbiamo bisogno della fede.
Non è vero che abbiamo bisogno dell’eterna attesa.
Realizziamo qui la morte.
Parliamo di Parkinson e paralisi paragonandole alle contrazioni del parto.
Tutto si regola tra espansione e raccolta.




