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“Il ritorno di Lilith” Joumana Haddad



Joumana_Haddad

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Il ritorno di Lilith

Io sono Lilith la dea delle due notti che torna dall’esilio.

Io sono Lilith la donna destino. Nessun maschio ne è sfuggito, nessun maschio ne vorrebbe sfuggie.

Io sono Lilith che torna dalla cella dell’oblio bianco, leonessa del signore e dea delle due notti. Raccolgo ciò che non può essere raccolto nella mia coppa e lo bevo perchè sono la sacerdotessa e il tempio. Consumo tutte le ebbrezze perchè non si creda che io mi possa dissetare. Mi faccio l’amore e mi riproduco per creare un popolo del mio lignaggio, poi uccido i miei amanti per far posto a quelli che non mi hanno ancora conosciuta.

Dal flauto delle due cosce sale il mio canto
E dalla mia lussuria si aprono i fiumi.
Come non potrebbero esserci maree
Ogni volta che tra le mie labbra verticali brilla un sorriso?
Non sono la ritrosia nè la giumenta facile,
Piuttosto il fremito della prima tentazione. 
Non sono la ritrosia nè la giumenta facile, 
Piuttosto lo svanimento dell’ultimo rimpianto. 

Io sono la leonessa seduttrice e torno per coprire i sottomessi di vergogna e per regnare sulla terra. Torno per guarire la costola di Adamo e liberare ogni uomo dalla sua Eva. 

Io sono Lilith
E torno dal mio esilio
Per ereditare la morte della madre che ho generato.


Joumana Haddad, poetessa e scrittrice libanese, è responsabile delle pagine culturali del quotidiano libanese An Nahar. È l’amministratrice del Booker arabo, un premio letterario che ricompensa ogni anno un romanzo arabo e capo redattrice della rivista online Jasad sul linguaggio e letteratura del corpo. Le sue poesie saranno pubblicate presto in una raccolta dal titolo Adrenalina (Edizioni del Leone) con la traduzione dall’arabo di Oriana Capezio. La Haddad è anche membro del Comitato del Libro e della Lettura presso il ministero della cultura libanese. Ha ottenuto il premio del giornalismo arabo nel 2006.

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Lei divarica / Lui entra



Lilith

Lilith




Tutti sanno che lo scagliò giù, nel fondo conico, all’apice del peccato, dove la terra, da umida, diventa bollente, poi umida di nuovo.
Tutti sanno che il calcio glielo assestò bene, ma bene. Non ci fu niente di angelico, imparziale, delicato, luminoso in quel gesto.
Fu tutto sconnesso e in tempi orrendi, terribili. Secondo un ritmo unico, scandito dallo sprofondare.

Quello che non sanno è chè lì trovò la regina dei sensi tutti, con gli occhi di fiamma e ghiaccio.
Zittì i mostri che se lo volevano leccare per bene. Gli freddò la fronte passandoci sopra la mano affusolata.
“Principe, mio principe, ti aspettavo.
Il diavolo era provato, disgustato. Si passava la lingua sui denti affilati e bestemmiava senza sosta.
Mio principe.” ripeteva, strofinandogli la testa contro la spalla, come la micia peggiore.
Posò gli occhi su questa demone femmina mozzafiato, la prese per i capelli. La guardò.
Non smetteva di bestemmiare. Poi si zittì di colpo.
Lei rimase immobile, con le spalle contratte.

Si guardarono per un attimo come cielo e mare prima della tempesta.

Poi lui le passò l’indice affilato sotto il mento e lei si eccitò all’istante.
Divaricò le gambe. Lui entrò subito, senza staccarle gli occhi di dosso.


Così si generò tutto.
Tutto quello che di interessante ci sarebbe poi stato nella vita degli esseri umani, per intenderci.

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