Soprattutto ti voglio dire che guardando dalla finestra mentre fuori piove si acquistano nuovi spazi colorati nel cervello, nel senso, attivi, attivati. Soprattutto ti voglio dire che ci deve essere un ritmo altro in qualche parte di mondo che fa accadere le cose silenziosamente e questo silenzio nella nostra condizione banale di mortali è rumore. Quando c’è poca possibilità di aprire discorsi nuovi, ti dico, ritirati e medita sul progetto più lucente che hai e conducilo alla realizzazione mangiando una mela croccante.
Di solo sorriso viveva l’uomo che vendeva il formaggio vicino alle terme volgarotte. Di solo sorriso. Lo avevano scagionato dal suo peccato più grande con una paroletta solo: ludopatia. Non so quale sia il mio peccato più grande, in senso di occasione sprecata.
Si ripresenteranno infiniti ponti tra te e le nuove possibilità da aprire.
Ma comportati come se così non fosse.
Sto notando che molta gente non parla più del meteo, ma degli autovelox.
Come sono distribuiti, se sono attivi, se ce ne son di nuovi in zona.
L’era degli autovelox, dopo i velociraptor.
L’introspezione è difficilmente accolta e rispettata nell’era degli autovelox.
Pare che sia qualcosa cui dare una schicchera o una smossa alla svelta.
Nessuno di noi sa come le cose entrano dentro, come si mescolano, come si ibridano.
Ma c’è da lasciare spazio affinché accada, in qualsiasi modo accada.
Soprattutto vorrei domandarti se possiamo starcene un po’ con i nasi contro i vetri a guardare oltre la finestra o dentro noi. Che è lo stesso.
Poi ci metteremo davanti al camino come due gatti che miagolano a una candela.




