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Senza stancarsi di immaginare Dante



Fabrica - Inferno Dante secondo Waterhouse e Hutton - Altoinferno

Fabrica - Inferno Dante secondo Waterhouse e Hutton - Altoinferno



Non so come ciascuno di voi abbia letto o studiato la Divina Commedia, ma ecco sarebbe interessante anche spostare la domanda su come visualizzate o avete immaginato certi momenti storici (o anche quelli meno famosi) della Divina Commedia. Ad esempio, io ho una certa mia idea del bel personalino di Farinata. Ho una certa idea di quando Bice e Dante guardano nella stessa direzione come due aquile. Ancora, i sospiri del povero, durante il viaggio, me li sono immaginati tutti. La lonza me la disegnavo sul banco di continuo. Virgilio che si eclissa. certi spiriti che volteggiano cantando, bagliori che daznano in triplice corona. E così via.

Non so se conoscete Fabrica, gruppo di ricerca istituito dalla Benetton e concentrato sulle nuove forme della comunicazione creativa. Che io non capisco mai se Toscani sta ancora con Benetton, se han fatto pace, se no. Manco mi interessa credo. Pensavo gli avesse fatto ciao ciao con la manina per avviare un progetto chiamato La Sterpaia (ricorderete l’anoressica sui pannelli a dimensioni enormi / l’odiosa Pane Amore e Fantasia per la Sanità, quella col sorriso da tirarle via tutti i denti con una spranga), poi rieccotelo con Fabrica patrocinata da mamma Benetton. Ma, non si capisce mica.

Insomma, è stato detto ai ggiovani creativi: “Prego, rivitalizzare la Divina Commedia. La prima cantica, nello specifico, grazie.”
Due inglesi, Patrick Waterhouse e Walter Hutton, hanno raccolto la sfida.

Ne vengono fuori immagini piene di dettagli, un’incursione operata per mano e matita finita proprio dentro al mondo metaforico di Dante.

Il tutto è confluito in un libro “L’inferno di Dante – Una storia naturale”, pubblicato da Mondadori. Ora, io non l’ho ancora fatto mio, hanno la precedenza due libri e degli allenamenti privati, ma ci metterò le mani presto. La speranza è che non si tratti del solito “Aho che famo?” “Famo Dante ché fa figo”, me li immagino ’sti due da loft, dopo il brunch, prima del milkshake, a Converse slacciate e con i Ray Ban in casa mentre fuori piove.

Però magari sbaglio e loro son bravi, hanno studiato, sono entrati nelle viscere di quella cosa grande che è la Comedìa, quella cosa che in una vita si legge bene e tutta se rinunci a altre cosette o hai dei bravi maestri. Magari c’è il volto alzato e gli occhi sopra al naso che cerca il mento, il coraggio ritrovato (Quali fioretti dal notturno gelo / chinati e chiusi… If, II, 127-138).

Magari ogni illustrazione è minuziosamente corredata da descrizione che da Dante parte e in Dante si muove.

Da quel che ho nasato finora, le illutrazioni conservano una certa inquietudine, un certo qual brivido, uno strisciare di metafore.

Ecco alcuni disegni.

Qui una video intervista a Hutton e Waterhouse.
(Ditemi se non vi capita di volere, a volte, che le espressioni sulle facce di certi disegnatori siano, di tanto in tanto, un pochetto più accese).

A Ekalix piace perché ogni volta che si rivive Dante c’è un pezzo di cosmo che guizza, forme di smisurata bellezza come la rugiada al mattino che vanno ilari per l’asfalto prima che le strade siano riempite di noi umani. Ogni volta che si fa rivivere Dante non solo in qualche Piazza e non solo da quel Benigni, ecco, si rivitalizza l’immaginario collettivo anteriore, sostrato di quello che abbiamo adesso. Una bella sfida. Chissà cosa ne avrebbe pensato zio Gustavo (Doré).

O Rodin, Corot, Delacroix e bla e bla.


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Lei divarica / Lui entra



Lilith

Lilith




Tutti sanno che lo scagliò giù, nel fondo conico, all’apice del peccato, dove la terra, da umida, diventa bollente, poi umida di nuovo.
Tutti sanno che il calcio glielo assestò bene, ma bene. Non ci fu niente di angelico, imparziale, delicato, luminoso in quel gesto.
Fu tutto sconnesso e in tempi orrendi, terribili. Secondo un ritmo unico, scandito dallo sprofondare.

Quello che non sanno è chè lì trovò la regina dei sensi tutti, con gli occhi di fiamma e ghiaccio.
Zittì i mostri che se lo volevano leccare per bene. Gli freddò la fronte passandoci sopra la mano affusolata.
“Principe, mio principe, ti aspettavo.
Il diavolo era provato, disgustato. Si passava la lingua sui denti affilati e bestemmiava senza sosta.
Mio principe.” ripeteva, strofinandogli la testa contro la spalla, come la micia peggiore.
Posò gli occhi su questa demone femmina mozzafiato, la prese per i capelli. La guardò.
Non smetteva di bestemmiare. Poi si zittì di colpo.
Lei rimase immobile, con le spalle contratte.

Si guardarono per un attimo come cielo e mare prima della tempesta.

Poi lui le passò l’indice affilato sotto il mento e lei si eccitò all’istante.
Divaricò le gambe. Lui entrò subito, senza staccarle gli occhi di dosso.


Così si generò tutto.
Tutto quello che di interessante ci sarebbe poi stato nella vita degli esseri umani, per intenderci.

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