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Giocattoli e alieni

 

Giocattoli rotti

Giocattoli rotti

 

Oggi ho incontrato un anziano che mi ha parlato degli alieni, seriamente.
Mi ha detto che il primo contatto con i “fratelli dello spazio” è avvenuto per lui quando aveva 47 anni.
Mentre parlavamo sono passati due cani che hanno iniziato ad abbaiare forte contro le sue ginocchia.
Ho provato a mantenere la calma. 
Il cielo si è fatto grigio subito, mentre mi parlava di queste faccende.

 

Gli ho detto che sono stata per lungo tempo in un luogo dove gli alieni sono una cosa seria. “Non sono una cosa e non sono seri.” ha replicato. “Non quanto noi almeno. Che siamo così noiosi. Pesanti e noiosi. Distratti.” Mentre esprimeva quest’ultimo aggettivo, è passato un ragazzo quasi uomo non troppo alto ma alquanto ben messo, mi ha sorriso di lato, teneva il giornale sotto il braccio destro. Mi sono distratta. Appunto.  

 

Ho provato a spiegargli che sto provando a evolvere la coscienza e che questa parola, coscienza, ha assunto da qualche tempo un significato molto più profondo e vasto insieme.    
E’ scoppiato a ridere. E’ passata una signora lamentando una varia e significativa paura della prova costume.  
“Che siamo nudi sempre, questo mi hanno insegnato gli alieni.”

 

Non aveva più tempo ma mi ha voluto spiegare che il tempo  non esiste.
Sono riuscita solo a dire: “Secondo me esiste, guarda come fanno i Lego ora, rispetto a prima. Non sono più quelli di una volta.” , incalzando: “Stesso identico discorso vale per i Playmobil.” 

 

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Quasi inverno



Deve essere stata verso Bruges o zone limitrofe

Deve essere stata verso Bruges o zone limitrofe


Una grossa tavola coi bulloni, come fosse stata, un tempo, il coperchio di una cassetta per frutta. Dopo il caffé che non prenderò, vi odierò di più.

Pistacchi, sparsi. Tovaglioli di colori diversi. Nervi a fior di pelle. Un grigio come se dovesse nevicare. La radio gracchia (o non hai centrato la stazione o le pile stanno andando). Conviene spegnerla. Oppure centrarla, fai come cazzo ti pare. Le nuvole si spostano veloci. Pezzi di giornale. Cipolle e pomodori sulla graticola. Gli angeli sono cattivi. Hanno la faccia allungata e fiera. Scendono solo per ricordarti che vuoi fare sesso e ti dicono che loro lo fanno con le nuvole. Quelle che si spostano veloci, sì. 

Per un po’, voglio solo essere lo scarabocchio che ho fatto in agenda durante l’ultima telefonata. 

Un’onda verde nel cuore che pare culli invece avvelena. Non è spleen, non sono una creatura così speciale. 

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