Da tenere a mente: imparare dalla leggerezza.
La sensazione che segue uno sforzo fisico di qualsiasi tipo non è né più né meno rispetto alla sensazione che succede a una seduta intensa di chi kung o lavoro sull’energia. Sono due cose diverse. L’ideale sarebbe avere entrambe. Prendere il calcio in faccia e lavorare sull’armonia del gesto. Capire cosa significa non essere pronti essendo sempre pronti. Il punto di domanda si scinde in due di fronte alla consapevolezza di una forma estetica e di un lavoro sudato muscolare.
Paragonato a un essere umano, si dovrebbe immaginare qualcuno che sa tirare bene di arco anche dopo una giornata passata a lavorare in miniera. Non perde smalto e precisione.
Una ballerina che ha lame per braccia e negli occhi il fuoco, sotto le punte l’aria.
Un’atleta che ha le mani di chi sa impastare e fare l’orto.
Uno yogino che sa muoversi meglio di un tarantolato.
Queste forme intense, altissime di verità che sta negli opposti, di sensazione che sta al centro di due estremi.
Questa alternanza che nobilita la faccia bifida dei giorni e delle cose che ci accadono quotidianamente.


