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Combinazione selvaggia

 

Foto | Daniela Malusardi

Foto | Daniela Malusardi

 

Forse l’unico modo per liberare le gambe è potenziare la parte addominale.
Può darsi che il tempo possa non essere solo il tempo liberato da.
Con molte probabilità ti farò un regalo e, semmai ti venisse la voglia di ringraziarmi, dovrai fare finta di avere le branchie e non saper parlare.
Ci incontreremo di nuovo sott’acqua e sarà bellissimo.
C’è ancora molto da rendere sacro, non finire tra quelli che non se ne rendono conto.
L’impossibilità apre quasi sempre una possibilità. Forse.

Arriverà un giorno che lascerai tutto per noi. Non guardando i tuoi occhi, saprò leggerli meglio.
Non vedrò noia, non vedrò spettri di noia, non vedrò accuse, testi scritti di fretta, occhiate che veicolano altri messaggi.
O forse non arriverà mai per me e per te, per te con me.

La sintonia tra gli esseri umani è una combinazione selvaggia,
va oltre le parole che non abbiamo bisogno di dirci e infatti non so perché ce le diciamo.

Lascerò un violoncello al lato della tua porta d’ingresso e lo suonerai solo pensando.
Ogni tua riflessione farà risuonare melodie differenti e scatenerà nell’aria quella cosa che nessuno ha mai provato.
Appena il cielo manderà pioggia, noi avremo bisogno di cercarci nel mondo e abbracciarci semplicemente.
Abbracciarci semplicemente.

O forse il violoncello resterà lì a marcire. Non avrà più compattezza, sembrerà una spugna.
Merda di topo, ragnatele con ragni e masnade di tarli lo abiteranno.
E io mi chiederò dov’è che sei nel mondo e perché non rispondi all’abbraccio.

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Camminiamo mentre parliamo, ti va?

Gattaca

Gattaca

Annega la giornata pensando a quel tanto che basta per essere meno  invasi dallo smog,  per salvare l’acqua che non si può bere (o plastica o calcare, scegli la tua morte, la fine fatale).
Lo Stato non ci pensa, anzi, lucra su questa disperazione e parla di cifre, le spara cifre, truffa, nuova forma di tassa.

Ricordo quando avevo finito gli esami e anche l’ennesima storia, ma quella era importante, cazzo, che disastro già ero.
Ho preso la credo buona abitudine di fare una doccia prima di colazione, cosa che facevo in Olanda poi una volta tornata qui non so perché ho smesso.
Ho preso la buona abitudine di continuare a guardarti fisso negli occhi, ma proprio dentro, quasi oltre, quando mi stai dicendo una cazzata.
Mi spaventano domande come : “Cosa ci lega ormai?” – “Dove pensi di andare?” – “Perché non stai al tuo posto?” – “Ma perché dobbiamo per forza fare qualcosa di diverso?” – “Quanto dura il film?” -  “Non è un pò vecchio/a per te?” e tante altre ma poi è anche vero che dipende sempre dal contesto.

Voi che buona abitudine avete preso?
E quali sono le frasi che vi spaventano?
E, soprattutto, avete qualcuno con cui amate passeggiare fisicamente o mentalmente?

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Metà dell’opera (manco per sogno)

“Dice che lei ha molto talento, è autodidatta?
Sì, ma sono solo agli inizi.
Ho ancora tanto da imparare.
Be’ si direbbe che sia partita bene.
Grazie.”

Miranda July, “Tu più di chiunque altro“, Feltrinelli Editore, Maggio 2007

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