Monica Vitti

Monica Vitti



Il tipo attopato dentro l’edicola ha gli occhi di un celeste minerale, che tanti ex tossici o tossici hanno gli occhi più belli, che strano, no? Me lo dice mentre mi passa il pane del finesettimana, fogli e inchiostro.
Me lo dice piano, mi dice, quando gli chiedo come sta: “Meglio qui che dove ero prima.”
E allora immagino buchi, sguardi nostalgici a donne più finite di lui, gambe sporche di quando ha piovuto e becchi la pozzanghera in pieno, schizzi di metropoli nell’anima
Gli dico: “Ma stavi sempre qui?”
“No, bazzicavo un altro quartiere.” e alza il dito verso destra come a voler sfondare i km con l’indice.
Poi si rende conto che non ci riesce e allora agita la mano come a frollare via acqua, come quando mandi via gli schizzetti.

La frutta pesata con la bilancia a due piattini quasi di ruggine. Una birra parla con i piccioni sugli scalini.

I piacioni de Roma che ti raccontano le tue tette e la tua “fragranza”.


Residui di notte. Non si è fatta sedurre da lui che hai il fisico stretto
e l’acconciatura che gli toglie il sorriso,
gli occhiali per forza quelli e l’attenzione assoluta per quel che gli altri diranno di lui,
di quanto sei glam, di quanto sei beat, di quanto sei europeo, chic e minimal.

Un’unghia mangiata per l’insicurezza quando nessuno la sta guardando e non sa più come tenere il bicchiere, ma il collo lo tiene
tiratissimo, che la cervicale dovrebbe farle causa per tenerla così in tiro.
Non farti sedurre da queste cose, per favore. Tuttofintotuttofintotuttofinto.
Non farti sedurre, se dentro essenza non c’è. E ridete cazzo e smollatevi n’attimo, madonnina.


Ma non ci facciamo sedurre dall’inutilità, perché il sole disinfetta tutto.
E la mattina di sole ne ha tanto.


Vorrei solo con te adesso sorseggiarlo il caffé e ributtarci al letto, se ci va, ributtarci al letto e sentire quel silenzio delle cose, quella pace che ha poco d’umano, quella quiete che è moto armonico, quella pelle che si cerca e gli occhi che virano in funzione e in direzione del meritato riposo. Occhi colpiti da mille immagini e orecchie che cercano suoni sempre. Tra un po’ ci sarà la spesa nel frigo, l’assoluto fare come ci pare.
La caffettiera matrona troneggia sul fornello e la ciotola parla, insieme alle chiavi e agli occhiali da sole abbandonati sul tavolo.
In fondo, potrei svegliarti tra qualche ora, richiamandoti a una doccia agli agrumi.
E poi vediamo come fanno un barbecue quelli del quartiere o semplicemente ti dico i titoli del giornale che ho preso mentre ancora affondavi nel piacere del nulla, te li dico random e tu ne scegli uno e ci riaddormentiamo, diamine, proprio quando avevamo deciso quale leggere.

Ma non importa.

Non c’è fretta

Non c’è fretta

Non c’è fretta



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