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Istruzioni per non piangere attraversando un ponte

 

Winged Tan Pien on a bridge
Winged Tan Pien on a bridge

 

Può facilmente accadere che si trasferiscano sentimenti tragici in ciò che è un semplice attraversamento di ponte.
Conviene allora fornire istruzioni dettagliate su come evitare lo spiacevole evento.
Undici punti, perché Ekalix non è mai stata brava coi decaloghi.


1. No metafore, no mete. Non pensate che l’attraversamento sia metafora esistenziale che vi riguarda. Non crediate di visualizzare le vostre mete personali e di incontrarle dall’altra parte del ponte.

2. Riti folklorici di passaggio, cerimonie liminari, iniziazioni; sbarazzatevi di pensieri del genere. State solo attraversando un ponte.

3. Non inerpicatevi in territori della mente che riguardano l’acqua sottostante. Sì, di solito siete voi sotto l’acqua quando vi immergete e ora siete sopra, con l’aria in mezzo come un panino di elementi naturali. E allora?

4. Sviluppate andature diverse mentre percorrete il ponte. Suggeriamo di correre, fare squats, camminare con tutti gli arti, imitare quelli che fanno marcia veloce, fare finta di sciare. I saltelli lasciateli alla fine. Saltellate, fate una faccia seria e poi fatevi vedere dai passanti mentre con gli occhi controllate le funi e i sostegni. Fate finta di registrare le variazioni che il vostro saltello ha creato. fate credere che siete lì per ispezioni e che state usando il vostro peso specifico apposta.

5. Non ditevi che la prossima volta che farete l’amore il vostro corpo sarà un ponte su cui far viaggiare il piacere.

6. Se avete una bottiglietta d’acqua con voi, spargetene il contenuto nell’acqua sottostante facendo finta che sono le ceneri di qualcuno per cui avete naturale repulsione. Potete usare Walt Disney, Gerry Scotti, il premier della vostra nazione, Paris Hilton, Carla Fracci. O tornare sul mistero delle ceneri di Mike Bongiorno. La cerimonia irrisoria dell’acqua è meglio farla a fine percorso, altrimenti vi ritroverete senza liquidi e con un intero ponte da percorrere.

7. Se a metà ponte vi accorgete che vi scappa la pipì, immaginate che dall’altra parte c’è qualcuno che ha bisogno della vostra urina, fingetevi in missione di urinoterapia.

8. Se ci dovessero essere segnali lungo il pavimento del ponte, schiacciate la testolina della bambina più di una volta. Così:


Testolina bambina

 

9. Se a fine ponte trovate un segnale così:

Non c'è fine, solo un oltre

Non c'è fine, solo un oltre

Non prendetelo come un segno del destino, del fato o della provvidenza. Sono solo lavori in corso. Gregory Corso, se siete a San Francisco.

 

10. Se a metà ponte vi siete rotti di camminare su un ponte, fate le sciocchine con l’uomo che guida le macchinine dei bridge patrol. Se siete a San Francisco e vi è capitato di nascere uomini, potete anche tranquillamente fare gli sciocchini, vista la folta popolazione gaia.

11. Se qualcuno ha un binocolo e voi no, avvicinatevi con gentilezza britannica e dite che volete fare un saluto al volo a vostra zia che si trova proprio là (indicate un punto a caso verso la città o i monti all’orizzonte e poi tendete la mano per avere il binocolo.


 

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La vita deve assomigliare alla morte. E il luogo non è il paesaggio


Intervista paesaggistica.
Varco sul panorama mentale di Tommaso Faraci*



Iperborea - Tommaso Faraci

Iperborea - Tommaso Faraci



-) La tela vuota è un labirinto? 
No, ma il mondo che vi entra lo é. Un quadro finito ne é la testimonianza.


-) Un dipinto deve, può o dovrebbe avere una qualche funzione terapeutica? 
L’arte innesca una reazione intellettuale e fisica.
L’artista coscienzioso si assume una responsabilità.
Lo spettatore anche. Che sorga un’etica a riguardo è quantomeno auspicabile.


-) Ascolti musica quando dipingi? 
A volte. Nella musica si agita un senso. Spesso invece è dal silenzio che si dipana l’intuizione.


-) I tuoi quadri agiscono come certi tramonti. Diresti che hanno un ritmo? O un silenzio? O un ritmo con un loro silenzio interno? 
Nelle mie intenzioni almeno, ci sono sia il ritmo che il silenzio, altrimenti non ci sarebbe una composizione.


-) Dipingi donne? 
Sì, l’ho fatto a volte.


-) Dipingi me? 
Quando riesco a vederti. Come ogni altra cosa.


-) La terra, quella vera che prendi con le dita, in che rapporto sta con quella dei tuoi quadri? 
La terra vera e la natura di per sé, credo che in realtà siano contrarie ai miei quadri. Non ne hanno bisogno. La natura è così ingenua e perfetta nel celebrare condanne e benedizioni che non risulta criminale nemmeno quando ci é avversa, ma orrendamente incantevole e insieme temibile. La “mia natura” non é così pura. E’ soltanto una proiezione intellettuale. Vorrei fosse un filtro che facesse emergere soltanto ciò che della natura abbiamo dimenticato o ciò che ancora ricordiamo (tutto ciò di cui sopra). Credo che il luogo non sia il paesaggio e il viaggio non sia il turismo e spero che questi continuino a r-esistere ai nostri costumi.


-) L’hai capito o no se sei nato per dipingere? 
Intanto preferisco fare; pormi la domanda quando sarà veramente necessaria.
Di sicuro sarebbe grandioso morire per dipingere.


-) Mitraglietta random di artisti:

Che pensi di Jan Fabre? Ne penso meglio a teatro.
Che pensi di Bill Viola? Poesia, altissima. Se ci fosse un’ “avanguardia” quella sarebbe lui.
Che pensi di Maurizio Cattelan? Non sono indotto a pensare.
Che pensi di Marina Abramovic? Penso abbia fatto grandi cose. Chi percorrerebbe a piedi la muraglia cinese incontrando il proprio compagno/a a metà strada dopo novanta giorni di cammino solo per dirsi addio? O un grande artista o un grande amante o un grande essere umano.


-) L’Umbria ce l’hai sparsa per gli organi? 
Sì, ma le ultime analisi sono andate bene.


-) Forme di completamento casuale:

Le mani sono … i nostri pensieri
Una stanza dove … riporre libri in ordine di stagione, giorni e ore specifiche.
L’istante va … a farsi benedire se non te prendi cura. Per tutta una vita.
La vita deve … assomigliare alla morte. Il più possibile.
Il corpo sa … più cose di quelle che probabilmente riuscirai apprendere.
Una foglia per … coprirsi non ha a quanto pare concesso all’umanità il senso del pudore.
Un gesto può … anche non essere accompagnato da un senso. Non spetta a me giudicare.
Il colore che … è ancora nei tubetti è importante quanto quello sui quadri. 




Tommaso Faraci - Ekalix

Tommaso Faraci - Ekalix



* Tommaso Faraci 

Nato a Spoleto nell’ottobre del 1985, si diploma presso il Liceo Classico “Pontano-Sansi” nel 2004.
Intrapreso inizialmente il percorso universitario presso la facoltà di “Tecniche Pubblicitarie” dell’Università per Stranieri, presto, si trasferisce all’Accademia di Belle Arti  “Pietro Vannucci” di Perugia, come studente del corso di Pittura del Prof. Sauro Cardinali.

Nel 2008 è vincitore di una borsa di studio Erasmus presso l’Akademia Sztuk Pieknych “Jan Matejko” di Cracovia. Si diploma cum laude presso l‘accademia perugina nell’ A.A.  2009/2010.

Ha partecipato alle seguenti manifestazioni: 

2006 – DEL FARE E DEL VEDERE 

Mostra collettiva presso il C.E.R.P. di Perugia. Nella stessa occasione collabora alla prima edizione di POLLINE, raccolta di “aforismi” sull’arte a cura degli studenti e dei  docenti della cattedra di Pittura 1 dell‘Accademia “P. Vannucci”. 

2008 – FLEURS. OPERE D‘AMORE  

Mostra collettiva d’arte contemporanea presso il Museo Civico di S.Antonio a Cascia e presso il Palazzo del Comune (Ex Monte di Pietà) di Spoleto. A cura di Teresa  Dominijanni e Francesco Santaniello da un progetto di Franco Troiani, Studio A’87.                        

2009 – DINAMITI & ORCHIDEE  

Mostra collettiva presso la residenza d’epoca “Eremo delle Grazie” a cura di Tommaso Faraci, Paolo Romani, Michele Santi. Con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del  Comune di Spoleto. 

2010 – BOOKBUILDERS AND BOOKMACHINES  

Workshop intensivo con Amedeo Martegani sul libro d’artista, all’interno di IN BOOK / OUT BOOK / IF BOOK a cura di Giorgio Maffei e Emanuele De Donno. 

         - K. RACCONTI NOIR E DEL MISTERO  

Partecipa con il cortometraggio “Sibilla” alla rassegna cinematografica a cura di Luca Valentino Paluello presso il Castello di Pissignano 

         -  ANNA MAHLER PROJECT SPACE 

Divide lo spazio di piazza del Mercato a Spoleto con Francesco Marcolini esponendo un gruppo di opere estratte dalla serie “Luoghi Primi”. A cura di Cecilia Metelli.




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Fingendo serva a elevarsi


Quale chiesa vuoi che dia
nome e spazio
e giustizia a una donna,
baraccopoli tonda
di passione e insonnia?


Vai a parlare con loro,
mi dicono,
e scopri cosa vogliono.

Vai a parlare con ricordi
e impressioni.


Al confine tra Messico e Stati Uniti
c’è la città più violenta del mondo,
la mia città interna è calma e spietata insieme
lucida e zampillante insieme
è frattagliosa ma confusa mai.


Vai a parlare con le impressioni,
mi dicono,
e dicono bene,

perché ti vedo ancora infatti

a cavalcioni sullo sgabello,
parli alle piante come con gli ospiti,
accendi solo con fiammiferi
e mi dai benzina addosso.


Io ho per dopo
grandi ricordi
in forma di inquisitori
ci provo a parlare con loro,
avanzo mirra incenso oro,
l’unico asilo che ottengo
è un attimo
prima di colazione,


quando ancora non c’è niente
niente ancora

se non cra cra di lucida gazza
zz zzz di suorina vicina
fr frr di gatto malato
fhssss uuu fshuuu di radio sbagliata.


Poi già è inferno di tazzina
tra strapiombo di cuscini e tende
e il tuo dito fantasma che la prende.
Poi è già altri giorni,
pasti e forme di varie arti,
far sesso con altri
fingendo serva a elevarsi.


Elisa Cappelli



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