Zhang Ziyi in "Shi mian mai fu" ("La foresta dei pugnali volanti"), di Zhang Yimou, 2004

Zhang Ziyi in "Shi mian mai fu" ("La foresta dei pugnali volanti"), di Zhang Yimou, 2004





Quando poni le radici per creare qualcosa, inevitabilmente riponi delle aspettative che su quella cosa gravano.
Quando hai studiato con quel maestro, che ti ha portato lungo il percorso e le forme, di quel maestro sarai l’evoluzione o l’involuzione con aggiunta di tuo piglio.

Sembrano ragionamenti logici, così poco taoisti.  O meglio, sono logici, per questo li sento così poco taoisti.

INVECE


Fai crescere una scuola senza riporre ansie da gesto. La tecnica sì, non c’è dubbio, ma non solo quella.
Altrimenti avrai allievi zombies e le lezioni perderanno tempra, non saranno oasi speciali nel corso della giornata, squarci di benessere.
Ovvio che tutto questo rifugge dall’ansia del guadagnarci con l’arte marziale, come spesso accade con le cose pure.
Ma se miri al guadagno o strutturi un sistema di gesti che costringono l’allievo a moduli, anni, graduatorie, mensilità,
le tue lezioni diventeranno un travaglio senza sorriso né leggerezza, poi tutti a casa ad abbuffarsi perché si crede di aver speso sudore e calorie.

Guarda chi hai davanti, guardalo bene e per niente. Tienilo su un piedistallo e sottoterra. E del respiro dagli la bellezza del sentirselo dentro, non questo meccanico in/out.


Poi,
nell’arte marziale, nelle scuole, intendo,
se hai studiato con più maestri già ti guardano storto.
Insomma, quel movimento diventa sporco e tu un agglomerato di erroretti.

Provo sulla mia pelle quanto difficile sia tenere una forma senza inquinarla, con cose tue o derivate, specie da stili esterni.

Ma qui il discorso è più ampio. All’allievo dovrai mostrare perché quel movimento è così.
O meglio, se ti chiedo “Perché non così?” e tu non sai rispondermi, e il tuo silenzio non ha lungimiranza, anzi, lo copri con parole di superbia, è indubbio che abbiamo idee diverse di insegnamento.
Va a finire che ti appelli allora a un’efficacia marziale che non sai dimostrare perché non provi mai le applicazioni, non hai un fisico pronto, il che la dice lunga su quanto marziale sia l’arte per te e quanto effettivamente sapresti misurarti in un momento in cui questo è richiesto.


Dove sarebbe la tua agilità, la tua mente lucida, il tuo vuoto pieno?

Dov’è il tuo gesto che da delicato può farsi letale?

Dove la tua ironia, la tua risata che rovescia?


E, soprattutto, come potresti trasmettere ai tuoi allievi ciò che tu stesso non hai coltivato?


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