Sei molto prolifica, sei molto a rallentatore quando pare a loro o troppo avanti quando pare a loro.
La spiaggia ce l’hai dentro, la sabbietta nel diaframma.
Come fai a capire quando dentro te le cose prendono altre forme?
Ho sentito dire che il respiro va approcciato con umiltà.
Faccio spesso i conti con un uomo scalzo che cammina sui problemi centrando se stesso.
Alzando il braccio, l’uomo semplice del paese ha mandato qualcuno affanculo.
Non sai quanta paura ho di perdere il punto di vista che hai sulle cose.
Fatevi amici, reti di sostegno.
Qualcuno è il bulbo dei tuoi pensieri?
Sii felice perché non capita spesso.
Aspetta, che su questo ritmo ci balliamo insieme scrollando la testa.
La reazione può essere più forte quando, dopo la piscina, senza aver asciugato i capelli, subisci un’umiliazione.
Interpelliamo gli insetti; li interpelliamo mai gli insetti?
Il grado di dolore che ti procurano le cose, bada bene, dov’è che sta, nei tuoi pensieri?
Ho saputo dire a qualcuno quanto difficile è stare senza te.
Ci sono riuscita e mi è stato detto che è ora di lasciarti andare.
Lasciarti dove?
Lasciarmi l’occasione di lasciarti andare.
Spero invece che tu non stia dimenticando, che tu non stia dimenticando le sorprese presto di mattino, i regali dentro le scatole da imballaggio, i massaggi quando uno meno se lo aspetta. Guarire da cosa? Non si deve guarire da niente? Acuire cosa? Il senso dell’altro.
Spero che tu non stia dimenticando la difficoltà di trovare un senso di te nelle persone.
In fondo il mondo funziona in modo abbastanza banale.
In fondo quando le cose si accendono da dentro, è tutto più facile, dicono.
Vorrei qualcuno che sapesse suonare il piano qui. Cucinerei mentre tu fai le tue cose con le dita, i tasti neri e bianchi. E guarderei fuori dalla finestra pensando che è bello avere in csa qualcuno che non devi intrattenere. Qualcuno che non devi intrattenere.




