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Vederti camminare come se

 

 

lmmagine | Langa Sbreama

lmmagine | Langa Sbreama

 

 

Si sentiva un odore diverso addosso facendo la strada contromano e cercando nell’ombra dei demoni, quei tre o quattro demoni ricorrenti.
Quei tre o quattro che sono a dirti come sei e perché smetti di conoscerti con una tale facilità.
Tipo se non concludi le cose o vuoi l’armonia a tutti i costi o non sai dire le cose alle persone con la tempistica giusta o non sai sviluppare serenamente una visione e mettere tutto al servizio della stessa.

 

Aveva messo lo smalto sulla calza e il giorno prima la grandine li aveva sorpresi sotto il tendone d’estate del bar.
“Sembra di essere in Irlanda, con questo tempo.” 

“Secondo te ci sono amori che non nascono liberi?”
“Non sono amori, se non nascono liberi.” 

 

L’anziana al bar aveva preso un caffé lungo, fissando con insistenza la foto di un vestito di Moschino sopra a una modella anoressica. 
Un giovane aveva sputato per terra e due colleghi si erano salutati con un cenno da lontano. 

 

Poi c’era stato come un calmarsi del vento e della grandine e avevano fatto una corsa per tutta l’antica via che costeggiava le mura.
“Te ne vai di nuovo.” le aveva detto, ancora col fiatone per lo sforzo.
Andare e venire è sempre una percezione relativa.
Dipende da chi attende e chi anela, chi vive, chi guarda e in quale direzione. 

 

Mi piacerebbe vederti camminare come se non sapessi che ti sto guardando.
Vederti camminare come se non conoscessi così bene il passo che hai. 

Come se non lo avessi compreso in altre vite. 

 

So che ognuno ha una luce bianca negli arti che si amplia con gli incontri necessari. 
Necessari nel senso della rivoluzione umana, interna, propria. 

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Le semplici richieste

 

 

 

Aspetto solo qualcuno che mi porti via, via da questi giorni tutti uguali e da questi articoli che parlano di salute e da questi dottori che mi hanno rovinato le ovaie e da questa vita che non ha un senso né una direzione, nemmeno i miei figli ne hanno una. Aspetto qualcuno che mi strappi via. O forse, anche se lo facesse, me ne resterei aggrappata a questa casa, queste tazze in ordine, questa lavatrice, questi peli di gatto da rimuovere, questo stanzino sotterraneo dove fare spazio, tra gli sci e i vasetti di marmellata che ancora devo regalare. 

 

Lei queste cose non le aveva mai dette. Pensate, sì.
Lui riusciva a leggergliele dentro.

 

Stasera l’ha fatta anche bere.
Lei maledice le calorie del vino (Dovrò rifare tutto daccapo domani in palestra) e con l’indice calca forte certi disegnini della tovaglia, lui sorride dentro.

- Finalmente ne ho trovata una vera, di donna, s’intende. - chiedendole poi: Fumi?  

Sei matto?


- Va bene, esci con me e mi accompagni? -

Con questo freddo?

- Va bene, io vado fuori, dammi due minuti. -

Ma poi lo segue.
Poggiando il peso a destra e sinistra, imbarazzata e ubriaca, inizia a dire cose insensate: Non penso che una luna così l’ho mai vista, lo sai? Ti interessi della luna? Dello zodiaco?

Che segno sei?

- Toro, credo. -

E l’ascendente?

- Che è l’ascendente? -

A che ora sei nato?

Lui non risponde, si limita a tirare la terza boccata di sigaretta e decide che è l’ultima. Poi afferra lei per le guance, con una sola mano:


- Non dovrai preoccuparti di niente. Io ti aiuterò come posso quando non ne verrai a capo e sarò lì contento quando ti vedrò piena di vita.
E potrai ridermi in faccia…non credo mi irriterò mai…perché quando ridi è bellissimo e secondo me, ecco, sei una valchiria. - 

 

Lei adesso non ride, sta seria, con le guance premute contro le sue dita che hanno una presa lieve ma decisa.
Poi si libera dalla presa e gli chiede:

Andremo a camminare e potrò vestirmi anche come quando vado in palestra senza che pensi che mi sto lasciando andare? 
 

 

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Magnamose un primo

 

 

Viene fuori la tristezza di due rette che si incontrano in nessun punto. Viene fuori la tristezza e beati gli invitati alla cena del grigiore.

Tutte le parole di chiesa di fede di filosofia di pensiero di metafisica di ermeneutica di non mettersi al servizio di una cosa grande ma di continuare a farsi pippe mentali e tocchetti fisici proprio sul clito o sul prepuzio del pensiero. Viene fuori una specie di osso difficile da dire che preme contro un nervo difficile da zittire. Il medico non ti guarda nemmeno più quando ti visita, si mette lì e prescrive e rilascia l’impegnativa. E la lingua non me la guarda? E il polso non me lo sente? E questo vuoto cosmico che ho per il non essere precisa e letale nella direzione, queste cose non me le guarda, dottore?  Non me lo osserva il dolore di piedi per il sentirsi fermi? Il formicolio di cuore? Per quello dobbiamo fare? Altre analisi, dottore?

Bisogna festeggiare chi è incinta di un entusiasmo, perché io vedo facce imbruttite che camminano e pestano le auree.

Da grande voleva fare la stilista e adesso fa la rappresentante di farmaci, quando si infiltra tra i pazienti in fila dice: “Sarò velocissima, ci metto un attimo solo.” e mette le mani vicine come quando si sta in un saluto orientale più o meno sacro.
Voleva fare l’intruso e adesso fa l’anemico.
Voleva fare semplicemente uno che con il suo maglione nero scrive e beve caffè e lo fa e cambia il mondo. Voleva fare e fa quella che fino in fondo non lo sa quello che voleva e vuole fare. Ma sa cosa la cura. Somiglia alla scrittura. Non quella Sacra, quella serve a certi altri in alcuni momenti e fasi. 

 

Certe volte il regalo migliore che un amico ti può fare è una stanza tutta per te, una casa, che la stanza non ci basta più, tanto siamo intricati e inquinati e globalizzati.
Non per tutto il giorno, per una sera, basta una sera, una notte tutta davanti.

 

Ammiro chi ha rigore, direzione, ma riesce comunque a sovvertire tutto, a ogni colazione.

 

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Al punto esatto

 

Pic | Francesca Remorini

Pic | Francesca Remorini

 

Ti diranno che la vita è una lotta e te lo diranno forse quando per te sarà il momento esatto di sostare sull’essere con le mani tra le gambe, le mani a palmo contro palmo dentro alla gambe, strette dalle tue stesse cosce.
Ti diranno che si gira la testa in segno di educazione quando vedi gente ammassata alla stazione e a te proprio lì verrà di studiarli a fondo e bene.
Ti diranno che viaggiare costa ma non menzioneranno quanto più valore abbia imparare a farlo adattandosi.
Ti diranno che tutto è in lento declino ma tu starai studiando il movimento degli occhi di un anziano su uno scalino, un movimento magnetico e vivo.

 

Al punto esatto di nero che scompare quando la luna s’impiega, in quel punto lì che non è un punto ma una direzione, tu vienimi a cercare e dammi quel bacio che  sa lasciare senza fiato alcuno, non perché è dei sensi che noi abbiamo bisogno per forza, ma perché è dei tuoi che io vorrei occuparmi ora.

 

Al punto esatto di vuoto nello stomaco che non è un punto ma un serbatoio, in quel bacino di roba, tu mi ci stai mettendo la mano. La giri bene, articolando i polsi e andrà a finire che pescherai un numero di tombola. Finirà nel sogno di qualche dormiente che lo giocherà pensando di sollevarsi dalla crisi.

Al punto esatto che inumidisce le cose, incontriamoci lì, tu vieni con le tue linee, chissà mai che, intrecciate alle mie forme, non diventino spirali.

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