Si sentiva un odore diverso addosso facendo la strada contromano e cercando nell’ombra dei demoni, quei tre o quattro demoni ricorrenti.
Quei tre o quattro che sono a dirti come sei e perché smetti di conoscerti con una tale facilità.
Tipo se non concludi le cose o vuoi l’armonia a tutti i costi o non sai dire le cose alle persone con la tempistica giusta o non sai sviluppare serenamente una visione e mettere tutto al servizio della stessa.
Aveva messo lo smalto sulla calza e il giorno prima la grandine li aveva sorpresi sotto il tendone d’estate del bar.
“Sembra di essere in Irlanda, con questo tempo.”
“Secondo te ci sono amori che non nascono liberi?”
“Non sono amori, se non nascono liberi.”
L’anziana al bar aveva preso un caffé lungo, fissando con insistenza la foto di un vestito di Moschino sopra a una modella anoressica.
Un giovane aveva sputato per terra e due colleghi si erano salutati con un cenno da lontano.
Poi c’era stato come un calmarsi del vento e della grandine e avevano fatto una corsa per tutta l’antica via che costeggiava le mura.
“Te ne vai di nuovo.” le aveva detto, ancora col fiatone per lo sforzo.
Andare e venire è sempre una percezione relativa.
Dipende da chi attende e chi anela, chi vive, chi guarda e in quale direzione.
Mi piacerebbe vederti camminare come se non sapessi che ti sto guardando.
Vederti camminare come se non conoscessi così bene il passo che hai.
Come se non lo avessi compreso in altre vite.
So che ognuno ha una luce bianca negli arti che si amplia con gli incontri necessari.
Necessari nel senso della rivoluzione umana, interna, propria.




