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Qualcuno che non devi intrattenere

 

Eravamo sempre a Siena

Eravamo sempre a Siena

 

 

Sei molto prolifica, sei molto a rallentatore quando pare a loro o troppo avanti quando pare a loro.
La spiaggia ce l’hai dentro, la sabbietta nel diaframma.
Come fai a capire quando dentro te le cose prendono altre forme?

 

Ho sentito dire che il respiro va approcciato con umiltà.

 

Faccio spesso i conti con un uomo scalzo che cammina sui problemi centrando se stesso.
Alzando il braccio, l’uomo semplice del paese ha mandato qualcuno affanculo.
Non sai quanta paura ho di perdere il punto di vista che hai sulle cose.

Fatevi amici, reti di sostegno.

Qualcuno è il bulbo dei tuoi pensieri?
Sii felice perché non capita spesso.

Aspetta, che su questo ritmo ci balliamo insieme scrollando la testa.
La reazione può essere più forte quando, dopo la piscina, senza aver asciugato i capelli,  subisci un’umiliazione.

Interpelliamo gli insetti; li interpelliamo mai gli insetti?

Il grado di dolore che ti procurano le cose, bada bene, dov’è che sta, nei tuoi pensieri?

 

Ho saputo dire a qualcuno quanto difficile è stare senza te.
Ci sono riuscita e mi è stato detto che è ora di lasciarti andare.
Lasciarti dove?
Lasciarmi l’occasione di lasciarti andare.

Spero invece che tu non stia dimenticando, che tu non stia dimenticando le sorprese presto di mattino, i regali dentro le scatole da imballaggio, i massaggi quando uno meno se lo aspetta. Guarire da cosa? Non si deve guarire da niente? Acuire cosa? Il senso dell’altro.
Spero che tu non stia dimenticando la difficoltà di trovare un senso di te nelle persone.

 

In fondo il mondo funziona in modo abbastanza banale.

In fondo quando le cose si accendono da dentro, è tutto più facile, dicono.

 

Vorrei qualcuno che sapesse suonare il piano qui. Cucinerei mentre tu fai le tue cose con le dita, i tasti neri e bianchi. E guarderei fuori dalla finestra pensando che è bello avere in csa qualcuno che non devi intrattenere. Qualcuno che non devi intrattenere.

 

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Lo stregone ha piedi lunghi e leggeri, mani grandi e armoniche, ginocchia raffinate e robuste,
faccia lunga e molti capelli ancora in testa, lunghi, bianchi e grigi ma con un filo biondo.

Somiglia a Cristo e a un cervo. Somiglia a un albero e a un pianoforte a coda.

I suoi due cani sono belli in modo allarmante,
nel pelo portano pozioni magiche e non si interessano molto delle carezze degli umani.

Lungo il viaggio, lo stregone tocca il ginocchio della fanciulla tre volte, come tre rintocchi, come il gallo che canta, come la perfezione.
La natura convoglia il carro di legno dentro cui i due e i cani viaggiano.

La fanciulla ha un segreto. Si pietrifica al suono di certe parole. Una di queste è “morte”. Un’altra è  “terra”, un’altra è “cuore”.

Quando un umano le nomina, lei si pietrifica e può stare senza respirare per ore. Ma di questo gli umani non se ne accorgono.
Continuano a parlarle, a sproloquiare.
Lo stregone ha scoperto il segreto e vuole toglierle un’immobilità così pesante.
“A me non pesa.” Stizzita.

Lo stregone non dice niente, ride. Si tocca un orecchio, con le stesse dita va sul diaframma della piccola e ci disegna un sorriso.
Rotea la mano in aria e scherza con i moscerini. Poi prende a parlare lingue sconosciute, mentre gli occhi gli si infuocano.

A raffica dice che la morte è cugina di sonno, che il cuore è la città che senti tua e che la terra non si cura di chi la distrugge, si cura solo del suo caos.

La morte è cugina di sonno, il cuore è dove è il tuo, la terra obbedisce al suo caos.
La morte è cugina di sonno, il cuore è dove è il tuo, la terra obbedisce al suo caos.

La morte è cugina di sonno, il cuore è dove è il tuo, la terra obbedisce al suo caos.
E tu sei tutte queste meraviglie insieme.

La ragazza è ferma, immobile, scendono solo due lacrime come quelle di qualcuno che taglia la cipolla.
La ragazza è pietrificata.Stavolta, seriamente. Non è come le altre volte, che si riprende. Adesso le parole sono state pronunciate e ripetute tutte insieme.
Adesso come si fa?

Lo stregone ride, invasato.
Torna serio.
Si stacca un capello biondo.
Soffia sul polso della ragazza pietrificata.
Si apre un foro da cui si vedono le vene.
Ci mette dentro il capello biondo, con maestria e arte di mani.
Lo ficca dentro come si fa con il filo nel buchino dell’ago.
Il capello, da dentro il corpo, va a formare un’altra corda vocale.

Si innesta nella strettoia che, vibrando, permette modulazione dell’aria.
Lunghezza e tensione del capello daranno alla ragazza una voce straordinaria.
Per via di questa corda lunga, come le corde vocali dell’uomo, avrà voce bassa. Per via di questa corda grossa, potrà parlare come un trombone.
Il capello renderà la sua voce modulabile come l’ancia di un clarinetto.

La ragazza, quando il capello si innesta, riprende a muoversi, molto lentamente.
Lo stregone: “Ora vai nel mondo e, con la voce che hai, spargi una sola parola tra gli uomini.”

“Quale?”


“Curiosità.”


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