Articoli con tag Dante

Scandagliare per un inconfessato bisogno



Viaggiare / Ospitare / Scoprire



Riposo


Innegabile è il fatto che dopo un periodo di lavoro e di impegno, l’uomo ha il diritto, nonché la necessità, di godere di alcuni giorni o settimane di riposo e ricarica per affrontare, con rinnovato vigore, le occupazioni quotidiane. [...]

- Cominciate con un piccolo esame di coscienza preliminare: siete in buona salute? Vi sentite in forma? Siete solitari, abitudinari? Se optate per il viaggio verso un paese straniero aggornatevi prima sulle sue caratteristiche più importanti: religione, costumi, tradizioni, usanze, moneta: quando vi giungerete vi sentirete meno estranei. Se sapete di russare o di essere particolarmente irrequieti di notte, dormite da soli.

- Non dimenticate: applicate a ogni valigia le etichette con le vostre generalità e l’indirizzo.

- Fate un buon rifornimento di rotolini per macchina fotografica e cinepresa.

- Adeguatevi alla cucina locale senza pretendere spaghetti, lasagne o risotti.

- Ferro da stiro, rasoio elettrico, macchinetta per il caffé, spirale scaldacqua per il tè o la camomilla sono utilissimi, sappiate però che in talune nazioni le prese di corrente sono diverse dalle nostre.

- Non portate gioielli di valore.

- Se volete portare provviste con voi, evitate cibarie che si sbriciolano, sporcano, rischiano di irrancidirsi.

- Portatevi un nécessaire per le medicine. Portate con voi il nécessaire per il cucito (utile anche a un uomo) e quello per la toilette.

- Se siete in due, non fate coppia fissa, ma legate con tutti e unitevi spesso agli altri a dividere con loro l’entusiasmo per un monumento o per una ghiottoneria. Inutile dire di tenere un comportamento corretto e non corteggiare altri che non siano il vostro lui o la vostra lei. [...]

- Limitate il bagaglio all‘indispensabile.

- Prima di partire fornitevi qualche buona lettura.

- Aiutate i viaggiatori in difficoltà con bagagli pesanti.


[...]


Ospitalità


Ospitalità è saper offrire con uno spirito del tutto particolare.

Vi sono persone semplici e modeste sempre pronte ad aprirvi la porta, che hanno sempre in serbo delle ciliege sotto spirito o un bicchierino di liquore, delle sigarette magari nazionali e il “posso offrirle…” sulla punta delle labbra.

Ve ne sono altre che, come diceva Dante, sembra abbiano il mondo in gran dispitto, non perché hanno gravi problemi da risolvere ma perché il timore che qualcuno possa violare la loro intimità sia pure per brevi istanti, li pone sulla difensiva ancr prima di essere attaccati.

Certo, i tempi in cui il salottobuono si apriva per ricevere le amiche della nonna, gli amici del nonno, sono ormai lontani; la vita è diventata difficile, convulsa; i tempi si sono abbreviati e i giorni volano, le settimane sembrano sempre più corte, gli anni ci sfuggono.

Tuttavia non è giusto rinunciare al piacere di stare in compagnia ed ecco che organizziamo di riunirci intorno al tavolo di un ristorante; soluzione auspicabile in molti casi, poco risolutiva in altri, poiché le sedie di una trattoria non sono le poltrone di un soggiorno dove, terminato il pasto, ci si può rilassare chiacchierando in intimità mentre si gusta il caffé o il liquorino.


IL LIBRO DEL GALATEO – Il galateo oggi, Donato Lucifora, Govanni De VEcchi Editore, Milano, 1987

Dalla prefazione dell’autore:

Monsignor Della Casa è passato alla storia non per la sua attività di storico, di letterato e segretario di stato, bensì grazie al suo volumetto sulle buone maniere pubblicato postumo nel 1558 e dedicato al Cardinale Galeazzo da Norcia. [...] Preferiamo dire che il galateo sta tornando di moda anche tra i giovani.
Forse le ragioni principali sono due: la prima è che i giovani, desiderosi di scoprire, si sono messi a scandagliare il passato, trovandoci cose divertenti, buffe, talvolta patetiche, ma sempre tali da svegliare nuovi interessi. La seconda ragione può derivare da un incoffessato bisogno di sicurezza in questo mondo tanto instabile.


Lo pagai diecimila lire. Vale molto di più.

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Senza stancarsi di immaginare Dante



Fabrica - Inferno Dante secondo Waterhouse e Hutton - Altoinferno

Fabrica - Inferno Dante secondo Waterhouse e Hutton - Altoinferno



Non so come ciascuno di voi abbia letto o studiato la Divina Commedia, ma ecco sarebbe interessante anche spostare la domanda su come visualizzate o avete immaginato certi momenti storici (o anche quelli meno famosi) della Divina Commedia. Ad esempio, io ho una certa mia idea del bel personalino di Farinata. Ho una certa idea di quando Bice e Dante guardano nella stessa direzione come due aquile. Ancora, i sospiri del povero, durante il viaggio, me li sono immaginati tutti. La lonza me la disegnavo sul banco di continuo. Virgilio che si eclissa. certi spiriti che volteggiano cantando, bagliori che daznano in triplice corona. E così via.

Non so se conoscete Fabrica, gruppo di ricerca istituito dalla Benetton e concentrato sulle nuove forme della comunicazione creativa. Che io non capisco mai se Toscani sta ancora con Benetton, se han fatto pace, se no. Manco mi interessa credo. Pensavo gli avesse fatto ciao ciao con la manina per avviare un progetto chiamato La Sterpaia (ricorderete l’anoressica sui pannelli a dimensioni enormi / l’odiosa Pane Amore e Fantasia per la Sanità, quella col sorriso da tirarle via tutti i denti con una spranga), poi rieccotelo con Fabrica patrocinata da mamma Benetton. Ma, non si capisce mica.

Insomma, è stato detto ai ggiovani creativi: “Prego, rivitalizzare la Divina Commedia. La prima cantica, nello specifico, grazie.”
Due inglesi, Patrick Waterhouse e Walter Hutton, hanno raccolto la sfida.

Ne vengono fuori immagini piene di dettagli, un’incursione operata per mano e matita finita proprio dentro al mondo metaforico di Dante.

Il tutto è confluito in un libro “L’inferno di Dante – Una storia naturale”, pubblicato da Mondadori. Ora, io non l’ho ancora fatto mio, hanno la precedenza due libri e degli allenamenti privati, ma ci metterò le mani presto. La speranza è che non si tratti del solito “Aho che famo?” “Famo Dante ché fa figo”, me li immagino ‘sti due da loft, dopo il brunch, prima del milkshake, a Converse slacciate e con i Ray Ban in casa mentre fuori piove.

Però magari sbaglio e loro son bravi, hanno studiato, sono entrati nelle viscere di quella cosa grande che è la Comedìa, quella cosa che in una vita si legge bene e tutta se rinunci a altre cosette o hai dei bravi maestri. Magari c’è il volto alzato e gli occhi sopra al naso che cerca il mento, il coraggio ritrovato (Quali fioretti dal notturno gelo / chinati e chiusi… If, II, 127-138).

Magari ogni illustrazione è minuziosamente corredata da descrizione che da Dante parte e in Dante si muove.

Da quel che ho nasato finora, le illutrazioni conservano una certa inquietudine, un certo qual brivido, uno strisciare di metafore.

Ecco alcuni disegni.

Qui una video intervista a Hutton e Waterhouse.
(Ditemi se non vi capita di volere, a volte, che le espressioni sulle facce di certi disegnatori siano, di tanto in tanto, un pochetto più accese).

A Ekalix piace perché ogni volta che si rivive Dante c’è un pezzo di cosmo che guizza, forme di smisurata bellezza come la rugiada al mattino che vanno ilari per l’asfalto prima che le strade siano riempite di noi umani. Ogni volta che si fa rivivere Dante non solo in qualche Piazza e non solo da quel Benigni, ecco, si rivitalizza l’immaginario collettivo anteriore, sostrato di quello che abbiamo adesso. Una bella sfida. Chissà cosa ne avrebbe pensato zio Gustavo (Doré).

O Rodin, Corot, Delacroix e bla e bla.


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