Articoli con tag cuore

Usando il vento

 

Gyula Halász, alias Brassaï

Gyula Halász, alias Brassaï

 

Mi sembrerà il minimo trovarsi lasciando aperto il cuore per un’intenzione piccola e le labbra per un bacio. 
Qualche giorno fa hai scoperto che solitario può essere anche stare solamente io e te.
C’è stato spavento, come un bombardamento alla schiena, granate sul sacro e mitragliate sulle dorsali. O forse niente di questo, dopo tutto, per l’amore che agli occhi degli angeli è cosa da poco, finché non si trova quello che fluisce da solo e ci fa fluire come la notte con il suo silenzio coraggioso. Ed è capitato che i pori si siano alzati e nessuno si sia messo a contarli. Ed è capitato che il cuore aperto abbia annusato la paura, la tua. E si può fare poco, se non abbracciare.

 

Non stavo bene in quel locale con le scritte squadrate, le persone dentro a guardare il calcio e la vita buttata ché tanto si pensa non conti realizzare una visione o simili nel tempo che ci è dato. Ho masticato e a fondo la colazione stamane e mi sono sforzata a trovare la serenità senza sforzo. I muscoli hanno chiesto di poter sorridere. C’era tutto il giorno davanti, non avevo sognato quiete e capito definitivamente che gli oggetti si perdono senza perdono.
Non dispiace tenere in caldo una prospettiva ma c’è questa idea della vita continuamente nuova, che cambia pelle e la cambia. 

Quante volte si perde e si cerca e ci si perde e ci si cerca.
Una volta auguro a tutti di sognare chi si ama mentre questi dorme al fianco.
E se al fianco invece c’è un’altra persona, una diversa, prendere i vestiti e andare.
Andare per arrivare in quel luogo del cuore da dove non si vuol più andare via.

 

Per la strada un uomo appena conosciuto ci teneva a dirmi che era stato in Cina, ma io ero distante e distratta e ho capito Cielo.
“Sono stato in Cielo!” avevo capito, mentre gli autobus filavano come api e le donne al mercato stavano attente a non prendere pesche ammaccate. 
E sbalordita ho pensato che c’era da chiedergli se è vero che gli innamorati diventano due nuvole distinte. E allora “non esistono due occhi come i tuoi” se lo dicono attraverso il vento. Usando il vento.

 

 

 

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Per poter cogliere

 

Immagine | Somewhere in NM

Immagine | Somewhere in NM

 

L’arrivo è anche prima che esploda l’estate. 
Quel piccolo pezzo di aloe strappato e lasciato in frigo, nella carta stagnola.
Il regno vegetale diventa roba di cosmesi.

Cosmesi, ordine. Che poi il cosmo se la ride col caos.

 

La ragazza non ha lasciato andare i capelli indietro per tutto l’autunno. Si è ritirata come un rigagnolo di fiume.
Prima ancora si era innamorata di un uomo senza riempimenti nelle rughe della fronte. 
L’uomo che abita da solo nella grande casa tra le due valli  e che la sera prima di dormire beve whiskey, acqua calda e miele, lui ha un alito che sa di buono.
Si ricorda tutti i terremoti che la sua terra ha visto.

 

Di sera, il corpo di persone vive balla, dopo cena, un motivetto che suona come: Tutto passa.

 

Chi si toglie dalla sedia durante il pasto per cercare un libro o ricordarsi una parola sulla punta della lingua, è il mio amante.
Vicino al fuoco, lo riconoscerò in silenzio e il cuore mi si riempirà. 

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Il corpo è vergogna. La sauna è lusso. All’una se magna.

 

 

 

 

Quando si parla di un ritorno bucolico alle cose, tutti sorridono e già gli occhi brillano a cuoricino.
Attenzione, le cose non stanno proprio così.  

 

Qualche giorno fa mi è capitato, a fronte di una stanchezza grande e di una revisione interna forte, di voler staccare tutto e cercare solo una sauna.
Ho lottato contro tutta una serie di dogmi interni (sauna, da lusso, però io non ho soldi, etc etc). 
Ho fatto i conti con le lezioni fatte e gli articoli e le schede scritte e mi son detta: Sì, ci sta.
(Esercizio di potere personale? Niente niente che inizio a imparare come si fa?)
Non so, un tempo avrei rinunciato senza nemmeno starci a pensare due volte.  

 

CRISI 

Ci spingono a dirci che ci possiamo permettere sempre meno. 
Non perdiamo il senno. 
Non facciamoci incartocciare dalla paura. 
Alcune cose: A) Ce le meritiamo B) Ci spettano di diritto (e di dritto e di rovescio, se amate il tennis). 
E’ una baraonda, quella materiale, che non deve intaccare il percorso personale. 
Perché così facendo, se si rinuncia anche a quello, al lavoro che c’è da fare interno ed esterno (biunivocamente), allora alcune forze motrici di paura avranno ancora più spazio dentro e fuori. E le reazioni esterne saranno subito dentro al cuore, senza che si possa osservarle prima.  

 

SAUNA 

Ho osservato una grande frenesia in tutte le coppie presenti. 
Ora facciamo il bagno turco, poi tre secondi in sauna, poi veloce veloce che sennò ci vedono le panze andiamo verso l’idromassaggio, poi tisana con bidonata di miele. Ok, ora di pranzo, annamo a magnà?
Il programma dicendoselo ad alta voce, senza immaginare che qualcuno si stava, oh mio dio, godendo il silenzio. 

E mi sono detta: Ahòòòò, ma io sò tornata in Umbria mica a caso che cazzi? Spiritualità, San Francesco, calma, quiete, i boschi.

 

Ora, vi dico cosa ho osservato: 

Il corpo è vergogna. La sauna è lusso. All’una se magna. 

Molto diverso dal ritmo di altri luoghi che ho visitato che dovrebbero essere più isterici (vedi Olanda e America) e in un certo senso lo sono, ma lì ho incontrato gente che davvero sa spassarsela e rilassarsi. 
Ma ce ne sono anche altri dove la ricerca della quiete a tutti i costi porta a quel bilico strano del farsi irritare da tutto e tutti in un secondo. A quella cosa che se mangi il germoglio stai bene ma come qualcuno ti offre qualcosa vai in crisi, non sai che fare, magari lo accetti poi ti senti male alla prima cosa che metti dentro che non fa parte del tuo nuovo fondamentalismo dietetico.

Quindi, mentre ero con le gambe sollevate in alto in sauna, ho pensato che sarebbe straordinario fondere questi due estremi per trovare un equilibrio. 
Più parole sugli organi sessuali, meditazioni sui colli dell’utero e sulle prostate e meno orari fissi dati da un senso del dovere che ci rende alla radice agricoltori. Ieri al telefono con una persona che lavora duramente la terra mi sono resa conto di una cosa che dimentico. Come il lavoro cambi a seconda di quel che il cielo manifesta. 
Questo impone una certa autodisciplina, una certa capacità di regolarsi in base ai ritmi e un lavorare che non conosce sosta. Il rilassarsi veramente, il fare tutto più o meno con calma non l’ho di certo imparato mentre crescevo qui. L’ho dovuto e lo sto ancora imparando da altre fonti ed esperienze. (Poi c’è anche sempre la valutazione delle radici, io son sempre stata bombardata di stimoli, al punto che ora guardare dentro è di una difficoltà immane, richiede uno sforzo).   

 

A questo poi si aggiunge che il piccolo paese ha comunque la dimensione della sfilata incorporata

Quel che voglio dire è che quando si esce fuori dalla casa, si è sotto gli occhi di più o meno tutti, lo si sa e quindi si deve fare del proprio meglio per apparire meno zotici possibile. Questa è una cosa che credo si sia installata durante il boom economico, ma vorrei chiedere ai più grandi per capire.

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Ballare e carbonara

 

Immagine | Langa Sbreama

Immagine | Langa Sbreama

 

Asseconderò i pulsanti del cuore che stanno nelle sue quattro stanze.
Il giorno dopo cercherò la cartilagine, cercherò di contattarla. 

Molte notti fa mi hai detto che ci sono animali che piangono solo di notte.
Facciamo esperienza del giorno cui segue la notte cui segue il giorno cui segue la notte, del, cui, segue, cui, segue, cui segue cui segue cui.

Ti amerò comunque, non vorrei nessun altro.

Dire la stessa frase senza mentirsi.

Il cuore ospita anche delle donnine precise che si muovono senza piedi e accendono candele. 
Ciò che involontariamente avviene nel corpo involontariamente avviene nel corpo involontariamente.  

 

C’era questa coppia di anziani a ballare il tango guancia a guancia.  
Poi si sono fatti una carbonara ridendo e ubriacandosi.

 

E noi telematici giovani connessi e intossicati li abbiamo guardati invidiandone i pollici e gli indici non consumati dalle digitazioni.  
Li abbiamo guardati a lungo, poi, tra noi, abbiamo deciso che possiamo cambiare, si può cambiare.

E ci siamo presi le mani a vicenda improvvisando una coreografia di qualche clown.
I clowns non hanno coreografie, dicevamo sempre.
Alcuni sì. Usano tutti i muscoli zigomatici e il massetere. 

Siamo entrati e la coppia di anziani ci ha offerto un amaro di genziana. 
E ci siamo sentiti rinascere anche senza cenere o Cerere. 

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