Articoli con tag corpo

La fine è un luogo bello

 

Immagine | Mark Jensen

Immagine | Mark Jensen

 

Il sangue era pulito dentro, da dentro. Il corpo permetteva anche la minima oscillazione sotto una specie di scorta silenziosa, la scorta dei pensieri.
Quando si rese conto che la foresta stava bruciando, era tardi. Tardi, era tardi per gli altri, tardi per alcuni lupi, tardi per certi coyotes.
Mentre, correndo, i suoni di mille bassi e batterie sentite anni prima, si concentravano tutti sulle tempie, ecco, correndo, si accorse che c’erano solo quattro stagioni rimaste in cielo, inglobate dentro quattro nuvole. Le ultime stagioni di questo pianeta. Le ultime stagioni di questo mondo così come lo conosciamo.

Furgoni e jeeps intorno tutte aperte, scassate, mano a mano che, avicinandosi alla città, il ritmo interno si faceva proprio tribale. “Svegliami quando è finita, amore mio.” gridava al suo amore che si era rinchiuso nel silenzio da giorni, prefigurando la fine. Macchine aperte in due lanciavano segnali radio di apocalisse urbana. Fermando il corpo e la corsa non si era mai sentito così potente. Un vero peccato dover morire e sentirsi così potenti insieme.

 

A valle, creature celtiche ballavano il tango con le streghe e gli elfi tutti serbavano sghignazzi per questi umanoidi che si erano creduti gli unici su questo fottuto universo. I cani erano tutto d’un tratto diventati intelligenti e autonomi, avevano smesso di abbaiare in memoria e per rispetto dei coyotes e dei lupi deceduti. I gatti, nella loro nobiltade di sempre, leccavano la terra e poi il pelo, dalle loro cuticole intanto crescevano piante e così gambi al posto dei baffi.

I capelli di tutti erano ricresciuti subito e i tumori di tutti erano diventati macchie di sugo sulla camicia di un unico uomo che rideva forte e che alcuni chiamavano con il nome: Malocchio.

 

Guardando il suo amore, tendengoli la mano, aveva detto: “Parlami adesso amore. Parlami.”
E lei, abbassando lo sguardo: “E’ tanto bello qui, non credi?”

 

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Voce poetica, corpo liquido e spirali

 

 

La poesia ha un potere salvifico.
L’acqua è nel corpo e lambisce, nutre.
Le spirali sono ovunque e ci guardano.

Pensare al corpo con mente poetica e visioni metaforiche.
Muoversi come fluidi, mantenere il cammino liquido.
Integrare le spirali.

 


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La resa dei conti in sì non molle

 

Foto | Adriaan Garritsen

Foto | Adriaan Garritsen

 

Non ho seguito il tuo flusso di pensieri, stamane, ma il mio.
Non ho frasi per dire bene cosa l’amore sia, ma cercherò di ascoltare qualcosa di Arvo Pärt nei prossimi giorni e se non ti va bene è così lo stesso.
Non ho seguito la forma, ho solo ballato sul pavimento di legno.

Arrivando poi verso il supermercato dove si trova la roba più organica del mondo, al punto che chi ci va è un po’ invasato perché ha confuso la parola organica con orgasmica. Ad ogni modo. Al parcheggio di questo luna park di pietanze OGM free, trovi, fai conto, 9 donne e 9 uomini, tutti correndo con fascette in testa e fiatone. Un animale spunta da una tana, chiedo cos’è e qualcuno risponde un semplice beaver, un castoro in mezzo all’asfalto, sereno.
Questi continuano a correre e uno di loro si avvicina per chiedermi che ore sono ed è paonazzo e ha il fiato di mio padre quando faceva sport.
Come si fa a descrivere un fiato? Si fa.
Come se l’alito ributtasse indietro da sotto la lingua tutti i Jack Daniel’s, come se dalla pelle fiottassero tossine di salumi.

Entro nel supermercato e cerco alghe e penso a questo insieme di ideogrammi che vidi a una cena, appeso per verticale alla parete mentre con le ginocchia incrociate mi meravigliavo del loto che prima non ero mai riuscita a fare. Gli ideogrammi, dicevamo: L’ordinario è la via. Recitavano, sì.

Insomma cerco queste alghe e mi muovo come un’alga.
Se cercate un pomodoro, pensate alla barzelletta di Pulp Fiction. Se cercate un tonno, mpà mpà con le labbra come i pesci.

Se cercate del pane, capite bene quale la forma, perché un baguette vi richiede di allungare la colonna e il pane già tagliato a fette vi costringe a dividere la vita che avete vissuto finora in periodi, ovvero, per dirla con Robert Musil, “quell’ampia disordinata fiumana di situazioni che sarebbe un susseguirsi a casaccio di tentativi di soluzione, insufficienti e, se presi singolarmente, anche sbagliati.” Se solo l’umanità sapesse riassumerli, diceva lui.

Sorprendente il modo in cui la porta, e per porta si intenda il cuore, la porta a volte scricchiola e tutto formicola senza incastrarsi al presente. Muoviti da lì, allora.
Senza lasciare la soglia dell’armonia. In questo anno particolare, avete visto?, tutto brucia, e pure velocemente.
Tutto brucia con la rapidità e l’esattezza degli oggetti in ordine.
Smettiamo di essere così visibili, così manifesti, rumorosi e masochisti.
Cerca negli occhi delle persone con cui non ti riesce di stare in silenzio, mi son detta.
E ama quelle con cui viene naturale.

Poi capovolgi tutto. E ordina in sequenza binaria, mentre l’altra mano cerca tra le ricette e trova quella del fallimento.
La bocca la ingoia come fanno le capre.
E la pancia ride, il diaframma ringrazia.
A volte riesco a metterti in un respiro e non so dirti quanto bello questo sia.

 

La resa dei conti in sì non molle

Question: Are you better with words or body?
Before, there was silence, but now, The Answer: Whattthehell do you mean. They go together.

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Collegamento cielo-terra

 

Loretto Chapel (Santa Fe - NM) | Pic_Afnos

Loretto Chapel (Santa Fe - NM) | Pic_Afnos

 

Volendosi sganciare dalle forme e dalle suddivisioni tra discipline che noi abbiamo creato, cerchiamo i punti che sono fedeli non tanto a questa o quella scuola, ma al cosmo stesso. Un’asana di bilanciamento ha un suo centro nella tensione piacevole e protettiva che deriva dal sentirsi presi per i capelli dal cielo e radicati in modo incandescente alla terra. Se prendiamo una qualsiasi spinta delle arti marziali abbiamo l’efficacia nella stesso fiumiciattolo energetico che entra da sotto nei piedi e  sale su per tutti meridiani, vorticosamente incontra il dantien e abbraccia i due polmoni, ricrea piccole spirali nelle braccia, penetra su nella testa, arriva oltre.

 

Non ho ancora capito se siamo su questa terra per imparare a diffidare o imparare ad affidarsi, forse entrambe le cose perché entrambe le cose sono alla fine una sola. Però, ecco, diffiderei abbastanza di coloro che usano gli schemi per salvarsi (salvarsi da cosa? da che?) o per tenere su sistemi strutturati basati sul soldo. Per questo forse un insegnamento degno deve passare anche attraverso altri lavori per la sussistenza, lavori che siano consoni e che non scindano l’insegnante. Credo sia l’unico modo per non vincolarsi a un sistema di soldi da dare a, soldi da mettere in, conti da far tornare per.

Qualche tempo fa ho avuto modo di praticare con un giovane maestro valido, una persona di cui riconosco l’essenza. Ecco, vorrei riportare questa idea che la pratica è una disciplina, chi la veicola obbedisce a qualcosa senza sapere bene di cosa si tratti. Ma basta guardare il corpo. Certe volte, in generale, basta guardare i corpo (fisici e non).

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