Articoli con tag corpo

Rinunciare al corpo e dunque onorarlo

 

L’artista marziale rinuncia al corpo già nel confronto.
Muore appena sale sul tatami, anche se magari si batterà vincendo.

 

Ho fatto nel bosco a muscoli freddi una flesso rotazione che non è piaciuta al mio nervo sciatico e il piriforme mi si è ribellato. Bloccandomi.
Di ritorno dall’America non mi ero, di fatto, fermata.
Ho iniziato a viaggiare con un’altra velocità, questo sì, ma fermarsi, no, quando invece era il caso.

 

E mi è presa una gran paura.
Paura pura, niente di più noioso a raccontarla dopo; quella che sta nei reni, quella che va veloce e si espande come l’acqua, quella che sta dall’altra parte della fiducia.
Paura che mi ha ricatapultato ai mesi immobile con la gamba destra per via di un incidente stupido.
Una gestione della situazione migliore a primo impatto, degenerata nel giorno successivo.
Timore per tendini e febbre che si accatasta sopra (timore e tremore quindi, si potrebbe scherzare).
Un’altra lezione.

 

Con l’aiuto di un ortopedico illuminato ne sono venuta a capo.
Tutti i legamenti a posto, nessuno stiramento muscolare. E un aiuto a capire di posizione yoga in posizione yoga, quale non va assolutamente forzata, quale è meglio evitare nel primo periodo di ripresa. Insieme a un discorso completo sugli osteopati e l’osteopatia, e molte domande su alcune discipline orientali. Sì, signori, la nostra sanità pubblica avrà anche grossi baroni bastardi, ma pure uomini innamorati della loro materia, che se ne fregano di schiavizzare l’infermiera di turno e stanno piuttosto sulle cose, ci stanno proprio, studiano, ricercano. E si mettono insieme a te a cercare il titolio di un libro che può aiutarti a capire meglio la biomeccanica del corpo per applicarla allo studio sul movimento incorporato alla MTC che stai facendo. Poi con l’aiuto di un amico kinesiologo abbiamo lavorato per riassestare la condizione a prima del trauma.

Continuo a pensare che ruota dei meridiani, test muscolare, lavoro energetico armonico con annessa respirazione siano insieme potentissimi.


Il libro di riferimento che mi terrà impegnata per qualche anno credo è
Fisiologia articolare. Schemi commentati di biomeccanica umana

 

Fisiologia articolare. Schemi commentati di biomeccanica umana I. A. Kapandji.

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Inchiavate a dovere

 

Extreme women _ A. Angelone

Extreme women _ A. Angelone

 

In genere le mostre di genere sono generali e stanche.
Passando verso Modena, però, si potrebbe esperire una mostra fuori da questa categoria e molto vicina all’esplorazione della prigionia.
Reliquia, feticcio e storia. Appunti, spunti e cuciture. Scatola, famiglia, chiesa. Amen e così sia. O meglio, così è stato finora.
Forse Pia de’ Tolomei sorriderebbe, passando di qui. E, con viso mansueto e ferito, passerebbe di stanza in stanza.
Chiavi, aperture, anche, braccia, occhi.

 

EXTREME WOMEN CONDITION
Labirinto di dolore alla ricerca della luce
Installazione /
Mostra/exibition
di ADELE ANGELONE
voce e movimento Irene Guadagnini

Inaugurazione 24 novembre 2011, ore 18.45
Sala dei Passi Perduti-Palazzo Municipale -Piazza Grande-Modena
ingresso libero

L’opera  analizza la “prigionia” psicologica e sempre più concreta fino ad arrivare alla violenza e alla morte. Attuale e dolorosamente presente
in ogni parte del mondo (nel 2010 solo in Italia le donne uccise sono state 127).

 

EXTREME WOMEN _ A. Angelone

EXTREME WOMEN _ A. Angelone

 

 

Una sorta di percorso, di -stanza in stanza – di scatola in scatola – di prigione in prigione. In questo lavoro il corpo viene indagato in termini di simboli del costume e
oggetti che raffigurano strumenti di lavoro che ci provengono dalle radici più remote, dall’ eredità familiare e religiosa.

 

EXTREME WOMEN _ A. Angelone

EXTREME WOMEN _ A. Angelone


Si svelano parti del corpo delle donne, al centro di stanze – scatole – prigioni, buie e violente. Le cronache quotidiane, le violenze impietosamente
mostrate nei giornali, e sui mass media, tutto documenta il corpo straziato, ferito e non rispettato delle donne, in un labirinto di prigionia alla ricerca della luce.

 

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Leggeri e potenti. Sopra e sotto

 

 

Dopo una pratica intensa con la discendenza diretta della dinastia Chen, il qi è potenziato e così le gambe.
Le spirali interiori si sentono bene e così i 3 movimenti principali del dantien.
Sudore da ferma per riscaldamento del corpo, andamento dell’energia interna e realizzazione della forma che davvero libera la parte superiore del corpo.

Attualmente il pensiero ricorrente parte da quel che NON ho sentito dopo la pratica.
No libertà, no creatività, no allungamento muscolare.
La parte superiore è vuota e la parte sotto è potente.
Ma non vogliamo solo potenza per le nostre gambe.
Vogliamo agilità, ritmo.

Sarebbe tutto qui l’essenziale per certi versi.
Ma si deve continuare a cercare, se qualcosa manca.
I nostri corpi “occidentali” sono diversi dai corpi “cinesi”.
Non è un discorso razzista, è molto delicato, è una faccenda molto delicata.
Non veniamo da quel contesto culturale, i nostri eserciti si muovevano diversamente, l’individualità o personalità ha una rilevanza diversa.

 

Sto generalizzando molto, ma quel che voglio dire è che la nostra mente ha una forma diversa e così il corpo, andando insieme.
La mia ricerca sarà sempre aperta, ma qui siamo a un punto interessante.
Il corpo “occidentale” deve riprendersi il corpo prima di tutto, attraverso un lago di pace interiore di immobilità ma anche mediante una consapevolezza fisica che si riceve anche solo provando lo stesso gesto per tante volte o gesti diversi. In seconda istanza, abbiamo un rapporto diverso con l’etichetta, non avendo conosciuto Confucio.

 

Il corpo quindi ha bisogno di una qualche disciplina marziale, ma è facile prendere quest’ultima come una gabbietta o, reazione opposta, sbraitare alla prima mezz’ora di standing position per silk reeling. Allora, mi sono detta all’inizio, se non si sostiene non si è semplicemente fatti per questa disciplina. Poi ho passato 5 mesi a studiare altri orizzonti del movimento consapevole. Ed ho sondato una libertà indomita.
Poi ho provato l’intensità della pratica marziale abbandonando per un attimo questo lavoro non-lavoro fluente che stava influendo così bene sull’apertura delle anche (proprio perché il punto non era più aprirle).

E il risultato non fluisce bene, ora che ho ripreso va meglio, ma all’inizio l’assenza è stata schiacciante.

 

Allora che succede se si uniscono i due versanti?
Se non c’è davvero solo sempre mai una sola strada?
Per quanto sia sempre stata inquieta in qualsiasi scuola io abbia mai frequentato, per quanto abbia scalciato di continuo, divergere o mischiare mi è sempre sembrato un tradimento rispetto alla forma originaria. Ma poi vedo i risultati. I corpi parlanti degli altri studenti avanzati, le esagerazioni, il lucro, le crisi poco sane. Tante di quelle pippe mentali sul qi che ci si discosta in maniera pazzesca dalla medicina tradizionale cinese.

 

Allora, io dico.
Stiamo nella forma, tracciamo i meridiani che si attivano con quella o questa posizione, passiamoci proprio sopra il dito.
Ma integriamo con un tipo di movimento che dia spazio a quella sensazione di lunghezza e luce tra ciascuna fascia muscolare, quella sensazione che pare si possa avere al meglio con un movimento non codificato. Un andamento del corpo, in pratica, che non limita l’imprevisto e non procura infortuni.

Sto facendo delle prove insieme alla mia insegnante Naomi Milne, da sola, ne ho parlato con il discepolo della scuola Chen ma non c’è verso,
non si deve divergere dalla forma tradizionale di allenamento che è uguale ogni giorno.
Perché, mi dice, questo è l’unico modo per diventare maestri.
Ma se il punto del maestro è trasmettereè anche di sciuro ricevere domande e mettere in dubbio.
Non so se il maestro è anche quello che fa star bene gli allievi, che li fa stare bene da dentro profondamente attraverso quel che veicola.
Dalla mia prospettiva, sì. Un sì deciso.
E se invece la risposta è no, non me ne frega una mazza di diventare maestra.

 

APPUNTI

Se il primo versante tradizionale marziale lo chiamiamo Tai Chi Chuan 太極拳
e il secondo, la mistura di movimento consapevole e qi gong, la chiamiamo qinetica
(non so, non faccio che pensare a questo miscuglio tra la parola greca e il qi),
allora potremmo provare ad assemblare:

TCC – Riscaldamento degli organi interni e non alternato a qi gong
TCC -Studio della postura nel tai chi
QINETICA – Lavoro a terra
QINETICA – Lavoro alla barra
TCC – Studio della forma nel tai chi
TCC – Applicazioni marziali

Questo mi sembra un po’ accettabile, un po’ completo.
Si fraziona bene se si hanno a disposizione due giorni alla settimana e uno extra di tanto in tanto per chi vuole.
Ma ancora non so.

 

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La fine è un luogo bello

 

Immagine | Mark Jensen

Immagine | Mark Jensen

 

Il sangue era pulito dentro, da dentro. Il corpo permetteva anche la minima oscillazione sotto una specie di scorta silenziosa, la scorta dei pensieri.
Quando si rese conto che la foresta stava bruciando, era tardi. Tardi, era tardi per gli altri, tardi per alcuni lupi, tardi per certi coyotes.
Mentre, correndo, i suoni di mille bassi e batterie sentite anni prima, si concentravano tutti sulle tempie, ecco, correndo, si accorse che c’erano solo quattro stagioni rimaste in cielo, inglobate dentro quattro nuvole. Le ultime stagioni di questo pianeta. Le ultime stagioni di questo mondo così come lo conosciamo.

Furgoni e jeeps intorno tutte aperte, scassate, mano a mano che, avicinandosi alla città, il ritmo interno si faceva proprio tribale. “Svegliami quando è finita, amore mio.” gridava al suo amore che si era rinchiuso nel silenzio da giorni, prefigurando la fine. Macchine aperte in due lanciavano segnali radio di apocalisse urbana. Fermando il corpo e la corsa non si era mai sentito così potente. Un vero peccato dover morire e sentirsi così potenti insieme.

 

A valle, creature celtiche ballavano il tango con le streghe e gli elfi tutti serbavano sghignazzi per questi umanoidi che si erano creduti gli unici su questo fottuto universo. I cani erano tutto d’un tratto diventati intelligenti e autonomi, avevano smesso di abbaiare in memoria e per rispetto dei coyotes e dei lupi deceduti. I gatti, nella loro nobiltade di sempre, leccavano la terra e poi il pelo, dalle loro cuticole intanto crescevano piante e così gambi al posto dei baffi.

I capelli di tutti erano ricresciuti subito e i tumori di tutti erano diventati macchie di sugo sulla camicia di un unico uomo che rideva forte e che alcuni chiamavano con il nome: Malocchio.

 

Guardando il suo amore, tendengoli la mano, aveva detto: “Parlami adesso amore. Parlami.”
E lei, abbassando lo sguardo: “E’ tanto bello qui, non credi?”

 

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