C’è questa cosa dello stare al mondo che mi dicono sia in forma di sigaretta che si smorza ma per alcune tradizioni la vitalità si sceglie di abbandonarla. Ho seguito il tumulto delle tue dita fino a teatri lontani, ho seguito canzoni con ritmi strani, ballandole sull’uscio della parete, con un bicchiere di qualcosa, sempre un bicchiere di qualcosa in mano. Mi sono persa tra le ossa e i meandri di cose che alcuni spulciano stando sdraiati con uno specialista davanti che prende appunti.
Ho seguito il tuo braccio, afferrandolo con le dita forte, l’ho seguito mentre mi trascinava in qualche festa, con gente che rideva e aveva parole leggere, che belle le parole leggere. Mi hai fatto vedere quanto è importante comprarlo per davvero alla fine un biglietto aereo, quel biglietto aereo.
Ti ho seguito fino a starti al passo e adesso va a finire che tanti mi sembrano lenti e pigri. Così sta andando a finire.
E mi ricordo quei capelli che seguivano il vento e il pettine mai e l’ordine mai.
Ai tuoi tendini fieri e ai polpacci pure, che ho visto rinascere come fenici.
Ho seguito treni, salutando con la mano, seguendoli correndo con le gambe, sentendomele chilometriche come non sono mai state e mai saranno. Ho seguito risate che finivano dritte nei fiumi più belli e dentro alle acque del mare che ci ama.
Ho seguto consigli.
Ci piacerebbe ogni tanto più o meno ogni tanto, a tutti noi piacerebbe trovare qualcuno cui dire:
“Vai bene per me, vai così bene per me, accidenti.”
Oppure trovarsi a pensare cose così poi camminare a lungo, per ore.
Poi squilla il telefono e sentire qualcuno che ci chiama al telefono perché ha DAVVERO qualcosa da dire.


