La luce che sentivi ai bordi delle cose incarnava l’evidenza del nostro essere umani? Stendendosi rilassato, si era lasciato andare nella sua bellezza robusta, lungo contro il divano. Aveva gambe muscolose e un addome rigido come un ciocco prima di esser lasciato nel camino. Togliendo gli occhiali, si era passato indici e pollici sugli occhi chiusi, come se quel gesto potesse togliere gli anni, almeno tre, dalle palpebre. Io l’ho guardato a lungo senza riuscire a dirgli quanto fosse bello in quel momento.
Eravamo qui a mangiare una pizza tutti insieme e tu hai intrattenuto ciascuno degli amici, dandomi la possibilità di stare tra me e me e questo è stato così bello.
Poi siamo rimasti in silenzio davanti al camino e io ti ho chiesto cosa sarebbe accaduto se la pioggia, allagando il ponticello a valle, ci avesse impedito il passaggio l’indomani all’alba.
E tu, senza smettere di guardare la fiamma, mi hai allungato una carezza all’altezza dell’ombelico, fatta con il dorso della tua mano grande. Completamente inaspettata e disarmante carezza.
Il mattino dopo eravamo bloccati su al monte, tutto a valle era allagato e pieno di rami. Muschio ovunque, verde scuro, umido. Avevano detto avrebbe nevicato e invece no. Facemmo l’amore per tutto il mattino poi preparasti una colazione a base di frutta, formaggio, pane, caffè, yogurt, marmellata, biscotti, pesce, uova. “Perché tanta abbondanza?” ti chiesi. Un sorriso prima della tua risposta: “Proveremo il digiuno, dopo questo pasto, ti va?” e io ci riflettei a lungo, prima che potessi rispondere, mi ricordai, guardando fuori, del ciliegio piantato in tarda estate. E sentii il cranio libero e l’addome vivo pensandolo in fiore, di lì a qualche mese in avanti.




