Corto Maltese

Corto Maltese




Senza un dato attimo e un dato spazio.
Con gli stivali flosci sei venuto davanti al portone, a dire: “Smetti. Di farti del male.”
Mi hai ascoltato davanti al camino, come si fa con i pazzi. Brevi domande e un po’ banali, di tanto in tanto.
Hai detto: “Tu sei una pianta che cresce. Ti affaccerai alla memoria di tantissimi amanti, tantissimiamantitantissimiamanti.

Ci siamo detti che non c’era alcuna cosa da insegnare, alcuna cosa da imparare.
Avevo le mie teorie sulle erbe, sulle stagioni.
“Dovrai smetterla con questa cosa dell’inverno che ti infastidisce.”
“Ma è così, dannazione-
dicevo- l’inverno riposa male su me e io su lui.”

Allora hai sbuffato forte, che il ciuffo castano è venuto su tutto.
Ed eri bello come una luna di cui non si può dire la provenienza.
Una forza bella di una luna che gli umani non hanno visto mai.
Una luna cacciatrice e fraudolenta, ma solo in apparenza.
Invece tu eri vero come un polso che si slancia sul foglio bianco.
Sei stato vero fino in fondo, anche mentre io andavo alla deriva.

Hai sbuffato forte e detto più niente, se non: “Alla cena ci penso io, tu lascia stare.”
Sei apparso mentre ero in un libro.
Con due ciotole grezze e dentro della roba fumante. Le hai disposte sul tavolo in legno scuro.
Hai girato i piedi con classe e dallo scaffale hai preso due bicchieracci di vetro scheggiato.
Una bottiglia con la polvere sul corpo.
Un vino rosso denso denso.
Anche questo d’ora in poi sarà un po’ il tuo inverno.”
Hai incrociato le gambe a fiore di loto e strizzato gli occhi come in un sorriso di palpebre.
Buon appetito, creatura di primavera.”, mentre il cucchiaio stava già vicino alle labbra.


Belle labbra, lunghe, decise. Fatte di fango, notte e vita.

Belle labbra, folli, non troppo carnose. Pestate dall’indole sotto sotto sensibile. Trionfanti e pieguzzate.

Belle labbra. Sorridevi poco, ma andava bene così.


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