Equilibrium (2002) Regia: Kurt Wimmer. Con Dominic Purcell, Christian Bale, Sean Bean.
Da vedere se ne avete il tempo, non è un capolavoro, ma almeno non c’è lietofine nel senso affettivo. Voglio dire, il minimo prezzo per aver cancellato le emozioni. Sì, perché l’ambientazione è quella: un futuro sterile fatto di armi strane (proiettili e katane), uniformi in cuoio, fuoco, storia rivista, formazione alterata. Ok, Bradbury ok Orwell. Ok, ma conviene continuarne a parlare, delle emozioni, specie dopo mattinate in metro o contro tentativi di omologazione che passano per veline, droga, cibi non nutrienti.
Christian Bale è nel tentativo costante di fare il figo, cosa che gli riesce alla grande, considerando che può esporre il suo faccino algido come gli pare. Però quando prova emozioni (davanti a un canino o alla tipa, è uguale), fa effetto.
Molto interesante il retroterra marziale, peccato che le azioni siano velocizzate stile Matrix. Praticamente, questo enorme ammasso di grigi esecutori riuniti nel nome del Padre (non ha valenza spirituale, solo gerarchica e filiale nel senso di affiliazione), ha messo a punto una serie di tecniche marziali orientate in tutte le direzioni, che permettono di neutralizzare qualsiasi pericolo/ostacolo/nemico si materializzi intorno alal propra persona.
I Cleric sono coloro che ricoprono i ruoli destinati agli alti ranghi, controllori dell’ordine sempre minacciato dalla Resistenza (ovvero gli uomini che ancora provano sentimenti e che stanno nel Sottosuolo). I bimbi sono agghiaccianti e io i bimbi agghiaccianti stile A.I. nei film li reggo pochissimo, ma ci si può passar sopra. C’è della ritualità nel vestiario (notare la veste bianca di Bale nelle scene finali) e quei rischi bellissimi del sentire.
Il film fa leva su quella cosa che innegabilmente affascina tutti, la stessa cosa che sta dietro alla macchina della verità, agli indovinelli.
Guadagnare fiducia, sentirsi al sicuro, provare sorpresa e meraviglia. Sentire.
E forse la chiave è in quel sentire nel momento che l’attimo c’è.
Alternare questo al suo opposto, ovvero alla cosa che al sentire molto si avvicina di più: sentire nulla.
Quel vuoto che precede l’azione piena.

