Per quanto mi riguarda, il Surya Namaskara può precedere tutto.
Una cena, una pratica di Wuqinxi, una pratica di taiji, qualsiasi stile, una lezione di acquagym, un lavoro con la spada, un racconto, andare alle poste, scrivere un articolo.
Il nome sanscrito originale di questa pratica è Sashtanga Surya Namaskara e significa “Omaggio al Sole con gli otto punti del corpo”.
Esistono molte varianti, una delle quali è stato molto bello provare con l’amica insegnante di yoga Alice Frantellizzi in giardino. Sono abituata alla forma di saluto al sole praticata con Daniel Villasenor e le diversità sono immani, si può carpire molto da tutte. Questa varietà, riferita al taiji, un tempo mi faceva soffrire, perché avevo l’idea ognuno potesse inventarsi qualsiasi cosa.
Ora mi diverte, perché è vero che se uno mette piede in una scuola di taiji diversa da quella sempre frequentata pare si debba sempre ricominciare, ma arrivi anche subito all’essenza, se l’hai toccata almeno di tanto in tanto con una pratica costante personale e sincera.
I bija mantra sono anche parte essenziale della pratica, ma all’emissione ritmica e sonora mi avvicinai nel 2007 per poi sospendere e riprendere solo a dicembre scorso…
L’ironia va anche nell’insegnamento. Così come Amici venuti a un seminario a Ostia al centro Feel! (Lezione tenuta con Alice Frantellizzi)mi hanno fatto notare che vale la pena di muoversi e parlare, spiegare e muoversi. Qualcosa cui non avevo mai fatto caso. Qualcosa cui mi aveva iniziato Naomi Milne ma che è difficile scavallare, c’è questo retaggio delle scuole che ho frequentato in Italia in cui nel momento della spiegazione il corpo scompare, ci si raduna tutti attorno al maestro. Invece è interessante questo suggerimento, lo sto esplorando.
Il corpo vuole il movimento in acqua, lo cerca come sospensione di gravità e giudizio.
La forma, dopo, appare, o meglio, diventa, non si ferma alla sola manifestazione, dicevo, diventa fluida.
Comunque c’è un cambiamento netto nell’esecuzione successiva al movimento in acqua.
Lo studio della riflessologia plantare fa tornare certi movimenti e coinvolge organi nel passo.
E ribadisce quello che mi capita di ripetere a volte a lezione: le mani devono diventare intelligenti come piedi.
Si crea la necessità di fornire un apaprato solido da fornire alle persone, che avrebbe potuto essere la Yang finora, ma ne ho visto i limiti, perlomeno per come viene insegnata qui.
La fluidità e l’anzianità dello stile (per quanto relativamente importante sia cosa precede cosa) riposa nella trasmissione del Chen oggi. Così mi è parso di vedere.
Incontrerai persone che al solo pronunciare Chen si irrigidiranno e diranno: “E’ una forma dura, violenta, si sta bassi, fa male.”
Mai giudizio fu più dettato da paura e non confronto.
Con una specie di felicità immane vado verso il Festival del Taiji a Belgioioso (illo tempore, quando andai la prima volta praticai con la spada insieme al M° Orlando Francese e con il M° Yu Bo). Ora sarà un’occasione per ritrovare il M° Pace ed esplorare ancora Ba Men “Le otto forze del Taiji quan e le loro applicazioni” e allenare il Fa jing. Il tutto arricchito dalla praticare il Wuqinxi, mio argomenti di tesi, con la maestra Zhang Chun Li.


