Bisbigli prima di leggere la recensione:
Una vita normale, noiosa,
Cosa hai detto?
Paura di una vita normale, noiosa.
Il non toccarsi che ci terrorizza, con spettri e acuti di masochisonoioinfondoechipoiseitu, misoamore e mi cambiocometumivuoimicambiocometumivuoi. C’è anche questo in 32 Rue de Vandenbranden, spettacolo dei Peeping Tom* andato in scena Sabato scorso all’Auditorium Parco della Musica di Roma per il cartellone di Equilibrio, festival di Danza.
Sono una compagnia belga. No, daccapo. Sono corpi pronti, vite dense, sguardi algidi e nella parte, non escono un attimo a meno che la parte stessa non lo richieda e in uno spettacolo così la parte è il tutto, quindi va bene. L’interesse vivo per l’umano atrofico e torto. Spettacoli così stanno lì ANCHE per ricordarci che danza e creazione sono una cosa.
Di non toccarsi profondamente, continuare invece a scaraventarsi dolori, non uccidere padri e madri dopo averli amati e quindi restare indietro nel capire profondamente le persone e viversele poi.
Senza dare un nome anche provvisorio a un male o uno dei mali che ci abitano o muovono. Poi a tratti c’è un piccolo anelito a non finire, mentre la vita ci ricorda che siamo vivi e pieni di errori e meccanismi attivi su noi passivi. Amore in sarcofaghi ghiacciati. Il cuore che per ragioni estranee non lo vuoi da chi te lo sta offrendo gocciolante. Ululato di madre sul tetto con volpe e volatile in collo. Obitorio freddo per relazioni. Notti e reminescenze e volere tanto qualcosa da materializzarlo solo per maledirlo. Troverai un piccolo bambino sotto la neve, troverai le botte come colpi netti alle campane sorde che certe donne decidono di essere, troverai la faccia tua, zittita e ricoperta di stupore, mentre sei nel pubblico e qualcuno ride che poi non per il buffo in sé ma per la violenza che c’è nel buffo.
Anime che cadono continuamente in errore e dallo scalino, affondano la faccia nella melma dei sogni mentre le aspettative stanno nei rapporti che sono delle appendici di bozzoli in cui le cose vengono strillate solo facendo il verso della bocca che si apre o il fiato va dentro cercando di fare dello sterno una grotta. Virilità cercata fino al rigonfiamento che fa esplodere le vene e che è bugia it’s ok it’s ok it’s alright, go back inside. Facce smunte e orgogliosuperbo autotoccarsi.
L’interesse vivo per l’umano certe volte è vederlo danzato e atrofico e torto.
Vogliamo più cose così.
Fateci vedere più cose così.
PEEPING TOM, “32, Rue Vandenbranden”
Ideazione, direzione Gabriela Carrizo e Franck Chartier
Danza, creazione Seoljin Kim, Hun-Mok Jung, Marie Gyselbrecht, Jos Baker, Sabine Molenaar, Eurudike De Beul
Drammaturgia Nico Leunen, Hildegard De Vuyst
Scenografia Peeping Tom, Nele Dirckx, Yves Leirs, Frederik Liekens
Costruzione set KVS-atelier, Frederik Liekens
Design luci Filip Timmerman, Yves Leirs
Costumi Diane Fourdrignier, Hyo Jung Jang
* Curiosità mentre si sorseggia qualcosa:
- Il Peeping Tom è il cosiddetto “guardone”, uno che spia. Questo perché nella leggenda di origine popolare di Lady Godiva, nobildonna anglosassone, moglie Leofrico di Coventry. La leggenda vuole che, in segno di protesta acontro l’ennesimo tributo imposto dal marito ai propri sudditi, Lady Godiva avesse cavalcato nuda per le strade di Coventry. Un giovane, Tom, trovandosi per la strada, vide apparire questa bellissima donna nuda su un cavallo e la guardò talmente tanto da rimanere cieco.
(Consiglio la Lady Godiva del dipinto di John Collier).
- Peeping Tom” è anche il nome di un gruppo musicale capitanato da Mike Patton; della sua band ha detto che si tratta di un gruppo di gente che fa “improvisational music from the outer reaches of madness”
- “Peeping Tom” è anche il titolo di un film diretto da Michael Powell
- “Peeping Tom” è anche un romanzo di Howard Jacobson. Non l’ho letto, ma sono andata a rovistare cosa ne dice, Ivan Gold, una penna del New York Times al riguardo: “If it is hard to fathom what attracts either of his wives (or anyone else) to the fellow, a garrulous pastiche wandering in space between E. F. Benson and Philip Roth, it may indeed be in that single respect that this novel in any way resembles life. (…) Peeping Tom seems perilously constructed on two throwaway remarks Mr. Jacobson made in his earlier book”
- “Peeping Tommi” èil titolo di una canzone di Tori Amos.
- “Peeping Tom” è anche il titolo di una canzone dei Placebo che ho ascoltato per un bel periodo, dopo aver litigato con una persona importante.


