Articoli con tag amore

Osservatori di cielo e cose umane

 

 

VicoloBuioCortona

VicoloBuioCortona

 

 

Allora, amore, il mio amore si regge tutto su biglietti del cinema e ninnoli inutili.
Allora, amore, qui si gioca alla tela in cui si entra meglio, la mano che fa ovali energetici sulle spalle.
Allora, amore, volersi non è semplice e quel poco che si riesce a fare di grande è magia, magia pura. 

Gli amanti veri creano questa magia continuamente e lei, di rimando, si mantiene per anni nell’aria, tutti gli altri possono inalarla.
La cocaina qui, quella vera, è la magia di cui tutti sono fottutamente affamati, ma non lo sanno.
Non c’è bisogno di farsi vedere umani, puzziamo molto di questa appartenenza a una specie.
Quel poco che sono riuscita a fare lo devo alle possibilità che si sono spalancate al nostro incontrarsi.
Quel che è vero mai va rinnegato.
E il crine tra il vero e il non vero sta dentro ai reni, ma non lo si butta via con l’urina.
Questa è un’altra magia ma non ne discuteremo in codesta sede.

 

Sii crudele con chiunque non ti ami perché non si ama.
Individua subito tutto questo e stanne alla larga.
Dirlo a te è come ricordarlo a questo corpicino qui che ti ha voluto abbracciare più volte e più volte ci riuscì.

 

Ah, abbracciarsi, che bella pratica umana.
Come ammalarsi e farsi coccolare.
Come passeggiare a braccetto.
Come il caffé quando ci sta tutto.
Come le persone cui ridono gli occhi prima delle labbra.
Come il vestito che mozza il fiato e tu lo sai allora te lo metti premeditando questa certezza.
Come il dattero mangiato al momento giusto e il nocciolo tenuto in bocca poi tutto il tempo che serve a fare un po’ di riflessioni sull’infinito. 

 

Ceniamo con due carciofi cosparsi di semi di sesamo stasera.
Ceniamo e brindiamo al mistero di nervi, tendini e tutto il resto. 

 

Devo dirti un segreto.
Affezionati a un movimento e fallo prima di ogni decisione importante che prenderai.
Svelamelo solo quando saremo in punto di morte.
Ovvero svolta di vita.

 

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Non restiamo qui in periferia amore mio

 

Immagine | Adriaan Garritsen

Immagine | Adriaan Garritsen

 

Lei è quella che ha il bar, ma forse glielo tolgono.
Una signorina carina coi denti un po’ scuri, forse la droga in passato.
Però una signorina rimessa a posto, dopo che ha avuto una figlia.
Una figlietta con cui gira sempre, tutte e due con le gambette fine fine sulle strisce pedonali, davanti al cinema o al portone della sarta.

Lui sorride sempre quando le vede passare, ma non sorride in generale, sorride proprio guardandole, sorride nella loro direzione.

 

Oggi, nel mezzo di una mattina d’inverno, l’ha fermata tra il fioraio e il ristorante di cucina tipica, ha trovato il coraggio di dirle:
“Ci facciamo una foto?”

“Ma come una foto?”
“Sì, sto per partire. E voglio un ricordo di questo quartiere.”
“Dov’è che vai?”
Con quel sorriso brillante le ha detto: “Nel tuo cuore, mi ci tuffo proprio. Posso?”


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Il modo migliore per andarsene

 

Immagine | Adriaan Garritsen

Immagine | Adriaan Garritsen

 

La tisana alla liquirizia scivolava lungo l’esofago. Per restarci.
Alle 22.04 era arrivata quella telefonata.

“Non smette di fissare il pavimento.”
“E che dobbiamo fare?”
“Non ho il libretto delle istruzioni per cose del genere.”
“Io nemmeno.”


Avevano preso a portarlo lungo la spiaggia, ma nemmeno con le conchiglie interagiva più.
Lo avevano fatto camminare sui petali di fiori sparsi lungo le strade di una cittadina umbra medievale, durante l’esplosione della stagione primaverile.
Ma lui ormai era capace di bisbigliare solo parole di autunno e spargere una desolazione sana, ma pur sempre una desolazione.
Lui ormai era capace di guardare solo i movimenti degli aniamli e compararli a quelli imprecisi degli esseri umani.

 

Un giorno, vestito elegante, era scappato da figli adulti e badanti grassocce.
Era salito sul treno di legno.
Aspettando lei, si era sistemato i polsini più di una volta.
Al cameriere, con tono deciso, aveva detto: “La rosa gliela porga solo al mio cenno.”


Ma quando lei era apparsa, una rete sottile nera sul viso e il rossetto acceso,
niente più aveva trovato concretezza, il cenno, la rosa, la dimensione fuori.


Lui aveva potuto solo inghiottire e, porgendole il braccio:
“Dovremmo ballare.”
“Sì, il modo migliore per andarsene.”


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Istruzioni per non piangere attraversando un ponte

 

Winged Tan Pien on a bridge
Winged Tan Pien on a bridge

 

Può facilmente accadere che si trasferiscano sentimenti tragici in ciò che è un semplice attraversamento di ponte.
Conviene allora fornire istruzioni dettagliate su come evitare lo spiacevole evento.
Undici punti, perché Ekalix non è mai stata brava coi decaloghi.


1. No metafore, no mete. Non pensate che l’attraversamento sia metafora esistenziale che vi riguarda. Non crediate di visualizzare le vostre mete personali e di incontrarle dall’altra parte del ponte.

2. Riti folklorici di passaggio, cerimonie liminari, iniziazioni; sbarazzatevi di pensieri del genere. State solo attraversando un ponte.

3. Non inerpicatevi in territori della mente che riguardano l’acqua sottostante. Sì, di solito siete voi sotto l’acqua quando vi immergete e ora siete sopra, con l’aria in mezzo come un panino di elementi naturali. E allora?

4. Sviluppate andature diverse mentre percorrete il ponte. Suggeriamo di correre, fare squats, camminare con tutti gli arti, imitare quelli che fanno marcia veloce, fare finta di sciare. I saltelli lasciateli alla fine. Saltellate, fate una faccia seria e poi fatevi vedere dai passanti mentre con gli occhi controllate le funi e i sostegni. Fate finta di registrare le variazioni che il vostro saltello ha creato. fate credere che siete lì per ispezioni e che state usando il vostro peso specifico apposta.

5. Non ditevi che la prossima volta che farete l’amore il vostro corpo sarà un ponte su cui far viaggiare il piacere.

6. Se avete una bottiglietta d’acqua con voi, spargetene il contenuto nell’acqua sottostante facendo finta che sono le ceneri di qualcuno per cui avete naturale repulsione. Potete usare Walt Disney, Gerry Scotti, il premier della vostra nazione, Paris Hilton, Carla Fracci. O tornare sul mistero delle ceneri di Mike Bongiorno. La cerimonia irrisoria dell’acqua è meglio farla a fine percorso, altrimenti vi ritroverete senza liquidi e con un intero ponte da percorrere.

7. Se a metà ponte vi accorgete che vi scappa la pipì, immaginate che dall’altra parte c’è qualcuno che ha bisogno della vostra urina, fingetevi in missione di urinoterapia.

8. Se ci dovessero essere segnali lungo il pavimento del ponte, schiacciate la testolina della bambina più di una volta. Così:


Testolina bambina

 

9. Se a fine ponte trovate un segnale così:

Non c'è fine, solo un oltre

Non c'è fine, solo un oltre

Non prendetelo come un segno del destino, del fato o della provvidenza. Sono solo lavori in corso. Gregory Corso, se siete a San Francisco.

 

10. Se a metà ponte vi siete rotti di camminare su un ponte, fate le sciocchine con l’uomo che guida le macchinine dei bridge patrol. Se siete a San Francisco e vi è capitato di nascere uomini, potete anche tranquillamente fare gli sciocchini, vista la folta popolazione gaia.

11. Se qualcuno ha un binocolo e voi no, avvicinatevi con gentilezza britannica e dite che volete fare un saluto al volo a vostra zia che si trova proprio là (indicate un punto a caso verso la città o i monti all’orizzonte e poi tendete la mano per avere il binocolo.


 

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