Adesso aspettami perché ti prendo la bocca e provo a guardarci dentro una cosa abissale e non stanca che potrebbe somigliare a un atleta che salta, il gesto di un atleta che salta o è in assoluto riposo. Adesso aspetta perché prendendoti la mano ho visto quanto sei vivace negli organi e forse se ora non stai con lo sguardo personale, ma con lo sguardo di un oggetto, lo sguardo che avrebbe un oggetto, ecco in questo caso saprei svelarti cosa occorre per vivere. Non credo si tratti di una necessità molto distante da quando camminavo sopra i piedi di un adulto e gli chiedevo a sua volta di camminare.
Qualcuno ti ha menzionato stasera. Ma d’altra parte, ti si menziona sempre, essendo tu talmente intriso di eterno. E non sei Dio, no, sarebbe troppo facile.
Si può stare al bordo della tenda e da lì chiedersi se il prato è un posto per nuotarci dentro.
Amandoti forte come tutti i vicoli di Venezia.
Amandoti forte come il sudore quando ha il semplice odore di ciò che hai ingerito e nessun altro odore strano.
Amandoti forte come la bestia il suo sicario, il verme il suo cielo e l’uccello il sotterraneo.
Non fatemi stare sola, stasera, amici miei.
Non fatemi stare sola ma rotolatiamo e mangiamo e chiediamoci.
E allentiamo questa faccenda dell’amare, allentiamocela a vicenda.




