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Panikkar riposi nella Babele di Borges



Raimon Panikkar

Raimon Panikkar




Il 26 del mese appena scorso è morto, all’età di 91 anni, Raimon Panikkar (Barcellona 03.11.1918 – Tavertet 26.08.2010).

Di notevole, segnalo un articolo di Armando Massarenti apparso sul preziosissimo Domenicale de Il Sole 24 Ore.
Un articolo a goccia, di quelli che spargono contenuto senza l’ansia di dire, senza la pretesa di chi sta sulla cattedra, senza il vestitino nero per l’occasione.
Semplice, spoglio, che richiamava Seneca per parlare non tanto di Panikkar, quanto della cosa che tutti ci ritroviamo per le mani, prima e dopo, quella cosina che alcuni chiamno vita, altri morte.

Molto di ciò che ho imparato su questo studioso lo devo al Professor Giuseppe Cognetti, docente di Filosofia Comparata delle Religioni presso l’Università di Siena. Il Professor Cognetti ha scritto parole che veicolano la prospettiva di Panikkar (Es.: “La pace è un’utopia?” edito da Rubbettino) ed è tra i soci fondatori del Centro Interculturale Raimon Panikkar, di cui Panikkar stesso era Presidente Onorario.


Dopo lo studio “accademico”, mi è capitato di parlare di Panikkar con

1 persone che avevano alle spalle studi di scienze politiche

2 accaniti viaggiatori

3 maestri di Yoga

4 un bizzarro attore di teatro + una psicologa poliedrica


Credo Panikkar sarebbe stato felice di questa enorme orma impressa in anime così eterogenee.

Lui, che eran nato da madre catalana cattolica e padre indiano induista, lui che univa preghiera, azione, impegno politico, dialogo tra religioni. Che a Madrid si era laureato in filosofia, poi in chimica e successivamente in teologia a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense.

Lo avessi avuto davanti per un attimo, gli avrei chiesto: la tua prospettiva sulal pace e sul dialogo arriva solo nelle mani di persone che sono già dentro o che sono già vicine a un certo modo di aprirsi al mondo, all’altro, alle cose. Persone lontane dal monoculturalismo. Gli avrei chiesto: come facciamo a far penetrare il tuo messaggio luminoso anche negli adamantini riduzionisti convinti? Come li si spinge ad applicare l’idea multiculturale alla conoscenza degli estranei, al cibo, alla vita? Come si fa? A lasciare indietro la violenza che si portano appresso le idee monolitiche, che non accettano il confronto?

Un percorso interessante per chiunque volesse avvicinarsi al pensiero di questo grande pensatore, che ha bevuto alla fonte molteplice delle religioni, dicevo, un perocrso interessante potrebbe passare non per titoli ma per temi, temi grandi, roventi, da articolare poi nel quotidiano, perché la grandezza delle parole è nella loro versatilità in senso semplice, adattabile a muscoli, azioni, conversazioni. Per esempio il tema del nostro fallimento su un piano storico-politico, filosofico-dialettico e religioso-culturale. Nostro in quanto fallimento di noi uomini e donne.

Direte voi, come? Si parte dalla perdita? Sì.

Si parte da equilibri rotti, ottusità, ansia duale. Per riavviare il discorso a partire dall’uomo che non cede a tentazioni diaboliche – nel senso etimologico, dia-ballo, da dia-ballo, diavolo è colui che spinge a rottura.


Con che occhi guardate al mito di Babele (cap.11, Genesi)? Vedevo il mito di Babele come un mito grande, immenso, bellissimo. Panikkar mi ha fatto riflettere per la prima volta su un fatto: ammassando tutto, non si hanno sfumature, differenze. Gli essrei umani sono diversi tra loro e cercare di uniformarli a tutti i costi vuol dire azzerare, passare la tinta unita piatta sulle sfumature. La costrizione al pensiero unico è violenta e scatena violenza in forma di reazione.


A molti Babele fa venire in mente non la torre, ma la biblioteca del racconto di Jorge Luis Borges. Racconto (se vuoi leggerlo on line clicca qui) che sembra quasi un disegno divino.

Una biblioteca infinita con finita serie di caratteri che ci abitano dentro (tutti i possibili libri di 410 pagine). Le pagine dei libri si susseguono e talvolta formano frasi sintatticamente corrette, ma prive di senso compiuto. Tutti i possibili libri di 410 pagine combinabili in tutti i possibili modi. In altre parole, in quell’oceanica distesa di caratteri, potrà anche comporsi, o meglio, sarebbe trovabile, la Verità.

« Da queste premesse incontrovertibili dedusse che la Biblioteca è totale, e che i suoi scaffali registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici (numero, anche se vastissimo, non infinito) cioè tutto ciò ch’è dato di esprimere, in tutte le lingue. Tutto: la storia minuziosa dell’avvenire, le autobiografie degli arcangeli, il catalogo fedele della Biblioteca, migliaia e migliaia di cataloghi falsi, la dimostrazione della falsità di questi cataloghi, la dimostrazione della falsità del catalogo autentico, [...] la traduzione di ogni libro in tutte le lingue, le interpolazioni di ogni libro in tutti i libri. »

Una biblioteca eterna. Non accoglie due libri identici. Ha un ordine che si ripete all’infinito.


Borges è fuori e dentro le cose, ti parla della Biblioteca per dire l’universo; il fatto è che, leggendolo, senti grandezza e visione purea, ultraumana. Una multiforme biblioteca che contenga le parole necessarie a spiegare anche l’origine dle tempo, che contenga ciò che dalle bocche dei filosofi non riesce o non potrà mai uscire.

Panikkar lo immaginiamo lì, tra i simboli, mescolando le lettere da formarsi nel senso della direzione non duale. Lì  consumare la sua esperienza cosmoteandrica e a spingere energia perché un po’ di questo passare attraverso si concretizzi anche tra noi che siamo rimasti qui. Da lassù abbatte il mito di una religione universale, ci spinge alla disciplina interiore che si traduce in pratica esteriore, con calma, con calma.


La parola di Panikkar è potente. Che si legga uno dell’ottantina di libri pubblicati o che si approfondisca uno dei quasi 800 articoli da lui scritti. La sua parola spinge all’azione chi già ne sente l’eco ma non lo sa. Cattura chi non ne conosce la forma. E se anche molti non si avvicineranno mai, a questi molti, qualcuno si aprirà, abbandonandosi, dando semini. Indipendentemente dal raccolto. Con calma, con calma.


“La vita non ci è data per fare una corsa, ma perché la viviamo.”

(R. Panikkar, Pace e disarmo culturale, p.44, Rizzoli, 2003)


“[...] Che si riesca ad essere non mero individuo, ma persona, centro di relazioni che includono gli uomini e le culture di tutte le latitudini e di tutti i tempi. Questo si può fare solo allargando a dismisura il proprio cuore, la propria anima. Occorre quindi muovere dal riconoscimento del pratityasamutpada* buddhista: tutto è in relazione con tutto, anche se le parti di questo tutto son diverse e anche opposte. Ogni uomo e ogni donna sono unici, eppure dentro una relazione costitutiva; se la relazione viene spezzata, se la differenza diventa separazione, allora nasce l’individualismo, e con esso l’armonia è perduta e ci si rifugia in un’astratta identità individuale, dimenticando il legame originario. [...] Si tratta di allargare lo sguardo, di relativizzare, mantenendo la propria identità, non forte né debole, ma dinamica, aperta ad altri orizzonti di senso.”

(G. Cognetti, La pace è un’utopia? La prospettiva di Raimon Panikkar, p.97-99, Rubbettino, 2006)


* pratityasamutpada: parola che deriva dal sanscrito, nella terminologia buddhista l’espressione indica la relazione totale delle cose, la prospettiva per cui le cose sono in quanto sono in relazione l’una con l’altra




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Scandagliare per un inconfessato bisogno



Viaggiare / Ospitare / Scoprire



Riposo


Innegabile è il fatto che dopo un periodo di lavoro e di impegno, l’uomo ha il diritto, nonché la necessità, di godere di alcuni giorni o settimane di riposo e ricarica per affrontare, con rinnovato vigore, le occupazioni quotidiane. [...]

- Cominciate con un piccolo esame di coscienza preliminare: siete in buona salute? Vi sentite in forma? Siete solitari, abitudinari? Se optate per il viaggio verso un paese straniero aggornatevi prima sulle sue caratteristiche più importanti: religione, costumi, tradizioni, usanze, moneta: quando vi giungerete vi sentirete meno estranei. Se sapete di russare o di essere particolarmente irrequieti di notte, dormite da soli.

- Non dimenticate: applicate a ogni valigia le etichette con le vostre generalità e l’indirizzo.

- Fate un buon rifornimento di rotolini per macchina fotografica e cinepresa.

- Adeguatevi alla cucina locale senza pretendere spaghetti, lasagne o risotti.

- Ferro da stiro, rasoio elettrico, macchinetta per il caffé, spirale scaldacqua per il tè o la camomilla sono utilissimi, sappiate però che in talune nazioni le prese di corrente sono diverse dalle nostre.

- Non portate gioielli di valore.

- Se volete portare provviste con voi, evitate cibarie che si sbriciolano, sporcano, rischiano di irrancidirsi.

- Portatevi un nécessaire per le medicine. Portate con voi il nécessaire per il cucito (utile anche a un uomo) e quello per la toilette.

- Se siete in due, non fate coppia fissa, ma legate con tutti e unitevi spesso agli altri a dividere con loro l’entusiasmo per un monumento o per una ghiottoneria. Inutile dire di tenere un comportamento corretto e non corteggiare altri che non siano il vostro lui o la vostra lei. [...]

- Limitate il bagaglio all‘indispensabile.

- Prima di partire fornitevi qualche buona lettura.

- Aiutate i viaggiatori in difficoltà con bagagli pesanti.


[...]


Ospitalità


Ospitalità è saper offrire con uno spirito del tutto particolare.

Vi sono persone semplici e modeste sempre pronte ad aprirvi la porta, che hanno sempre in serbo delle ciliege sotto spirito o un bicchierino di liquore, delle sigarette magari nazionali e il “posso offrirle…” sulla punta delle labbra.

Ve ne sono altre che, come diceva Dante, sembra abbiano il mondo in gran dispitto, non perché hanno gravi problemi da risolvere ma perché il timore che qualcuno possa violare la loro intimità sia pure per brevi istanti, li pone sulla difensiva ancr prima di essere attaccati.

Certo, i tempi in cui il salottobuono si apriva per ricevere le amiche della nonna, gli amici del nonno, sono ormai lontani; la vita è diventata difficile, convulsa; i tempi si sono abbreviati e i giorni volano, le settimane sembrano sempre più corte, gli anni ci sfuggono.

Tuttavia non è giusto rinunciare al piacere di stare in compagnia ed ecco che organizziamo di riunirci intorno al tavolo di un ristorante; soluzione auspicabile in molti casi, poco risolutiva in altri, poiché le sedie di una trattoria non sono le poltrone di un soggiorno dove, terminato il pasto, ci si può rilassare chiacchierando in intimità mentre si gusta il caffé o il liquorino.


IL LIBRO DEL GALATEO – Il galateo oggi, Donato Lucifora, Govanni De VEcchi Editore, Milano, 1987

Dalla prefazione dell’autore:

Monsignor Della Casa è passato alla storia non per la sua attività di storico, di letterato e segretario di stato, bensì grazie al suo volumetto sulle buone maniere pubblicato postumo nel 1558 e dedicato al Cardinale Galeazzo da Norcia. [...] Preferiamo dire che il galateo sta tornando di moda anche tra i giovani.
Forse le ragioni principali sono due: la prima è che i giovani, desiderosi di scoprire, si sono messi a scandagliare il passato, trovandoci cose divertenti, buffe, talvolta patetiche, ma sempre tali da svegliare nuovi interessi. La seconda ragione può derivare da un incoffessato bisogno di sicurezza in questo mondo tanto instabile.


Lo pagai diecimila lire. Vale molto di più.

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Decidere è atto di chirurgia. Estetico, nel migliore dei casi


Immagine | Adriaan Garritsen

Immagine | Adriaan Garritsen



A un certo punto le mani saranno come di pasta, pasta frolla. E la vita dirà nulla. A un certo punto starai sul terrazzo senza mangiare more, solo pensando di mangiarle. E ti inonderanno chiamate di persone interessate ad abitarti e tu risponderai cordialmente, dirai che il letto è come il baldacchino che D’Annunzio s’era fatto preparare nel suo mausoleo, che il letto è come la vita: una preparazione alla morte.
Fatta essa stessa, la vita, – ovvero il letto – di piccole morti – ovvero gli orgasmi.

Ma, senza tristezza. Lo dirai agli aspiranti coinquilini senza tristezza. O sarà solo un velo.

Lo dirai con quegli occhi che fanno le pieghette al lato, stringerai le chiappe e strai dritta con la schiena, sperando che non piova.
Io ti penso sempre infinitamente, cercando il silenzio de giganti e gli scarti di tutte le donne che si sono fatte liposuzionare. Mi chiedo ora, per la prima volta, dove vada quel grasso in eccesso. Una lucertola mi leggerà la mano e ci passerà sopra con il talento delle lucertole.

Che le vostre destinazioni di vacanza, le vostre mete di relax
siano
poco
mortificanti.

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Mentre il caldo impazza

 

 

BJORK_Bachelorette

BJORK_Bachelorette



Adesso le città hanno quel ventre caldo dentro cui le spalle e i passi affondano.
Tutti sembrano prostrati, come dopo l’orgasmo, ma senza quel freddino leggermente più distante, quello che non vuoi nemmeno stare abbracciata.

Sto scrivendo un qualcosa di organico dentro cui cerco di far confluire le energie giuste.
Lo posso fare ora che la disciplina corporea sta entrando meglio,
ma ciò non toglie comunque la difficoltà di creare qualcosa di esteso.

Lo spettro più grande, che spero di accattivare, il demone che ho ogni giorno è quello di finire con il restituire qualcosa di mediocre, e non mi pare il caso, considerando quanto c’è in giro. Starò in Ekalix in forma di perle fulminee e testi o interviste che siano occasione di una qualche crescita.

Sto poi sviluppando un astio verso lo schermo, non perché ci lavori (d’altra parte il lavoro mi permette di scrivere e allenarmi più serenamente), ma perché ogni porzione di libro viene pregna di maggiore cura se messa per iscritto, nella mia brutta grafia.

Detto questo, confesso che un po’ di felicità c’è, perché ho smesso di costringere il libro che usciva a fatica. Ora c’è osservazione e il farsi.
E’ la cosa più sensazionale che sto imparando e mi è stata insegnata da due creature, un lupo e un gatto.
Aspettare avendo estetica fretta.
Godersela senza voler tirare somme.
Ritirarsi e divertirsi con le immagini e il ritmo.

Mi sento vicina a tutti quelli i cui occhi hanno bisogno di mare.
Ad memorandum: essere meno simile possibile alle persone che fanno delle altre persone dei gradini per salire più in alto.
Facendo così, si diventa inquadrati, poco interessanti, isterici.

Se nell’andare incontrate persone che creano, qualsiasi sia la loro forma d’arte, guardateli come piantine in via d’estinzione e annaffiateli. Daranno indietro soluzioni creative, sorprese e amore.
Sto finendo un saggio di Asimov che mi ha fatto sentire discretamente cretina.
A breve inizio La trilogia della fondazione, già fiutato l’edizione.
E lì ci saranno post doccia pieni,proprio assetati di sfogliare, magari mentre si alza il venticello serale.

Ognuno voglia bene ai suoi pesci, e con pesci si intendano anche speranze, ginocchia, intenti, scoperte, decisioni, valide amicizie, sacrifici, idee. SACRIFICI per dar FORMA / SOSTANZA alle IDEE.



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