Archivio per la categoria Poesia Pagana

Noi ci portiamo dentro il cromocaso




Immagine - Adriaan Garritsen

Immagine - Adriaan Garritsen




Scrivi mi dicevi sempre nella luce bianca di non so cosa
e parlavi del sesso senza metafore come piace a noi
parlavi non di accademia ma di corpo
gracchiavamo non di tessuti ma di panni sporchi
quelli che mi dimentico di tirar via.


La nostra influenza stagionale è entrare a contatto con chi solo parla
di fare la spesa e truccarsi bene.

E però.

E però ci eravamo detti di essere sempre veri, amore mio.
C’era tanto a  far da vela e leva.

Non crediamo nei dipartimenti del farmaco e nei lettini di un laureato
che devi pagare perché ti ascolti.

Nessuno ha mai pensato che sarebbe stato facile.
Forse solo i colori senza gradazione pensano sia facile.
Le tinte uniche.


Noi invece siamo pieni di sbrodolii cromatici.


Oh, noi, noi ci portiamo dentro
tutto il cromocaso.


Non ti amerò mai senza quel mistero del non parlarsi e dirsi tutto. Quello non perdiamolo.
L’intestino è una pasta incollata contro la pentola,
tutto mi trova vulnerabile e attiva.
Tutto mi prende il respiro
in forma di fionda contro i polmoni.
“Lasciami solo tregua” s’è detto. “Solo un attimo.”
Deglutire come infravelenopapille e burrasca ormonale.
Miscugli di fori.


Con buona dose di eleganza mi ritiro sentendoti la bocca stanca e niente sudato.
Se niente ti suda per me,
saprò che il nostro tram non ha quel nome
e a poco servirà il burro
che avevo per provocarti lasciato sul pavimento.



Tags: , , ,

Fingendo serva a elevarsi


Quale chiesa vuoi che dia
nome e spazio
e giustizia a una donna,
baraccopoli tonda
di passione e insonnia?


Vai a parlare con loro,
mi dicono,
e scopri cosa vogliono.

Vai a parlare con ricordi
e impressioni.


Al confine tra Messico e Stati Uniti
c’è la città più violenta del mondo,
la mia città interna è calma e spietata insieme
lucida e zampillante insieme
è frattagliosa ma confusa mai.


Vai a parlare con le impressioni,
mi dicono,
e dicono bene,

perché ti vedo ancora infatti

a cavalcioni sullo sgabello,
parli alle piante come con gli ospiti,
accendi solo con fiammiferi
e mi dai benzina addosso.


Io ho per dopo
grandi ricordi
in forma di inquisitori
ci provo a parlare con loro,
avanzo mirra incenso oro,
l’unico asilo che ottengo
è un attimo
prima di colazione,


quando ancora non c’è niente
niente ancora

se non cra cra di lucida gazza
zz zzz di suorina vicina
fr frr di gatto malato
fhssss uuu fshuuu di radio sbagliata.


Poi già è inferno di tazzina
tra strapiombo di cuscini e tende
e il tuo dito fantasma che la prende.
Poi è già altri giorni,
pasti e forme di varie arti,
far sesso con altri
fingendo serva a elevarsi.


Elisa Cappelli



Tags: , , , , ,

Frou frou, dicevi

_

“Stai girata e respira.”

dicevi tenendomi la vita.
Io pensavo intanto agli scaffali,
ai dondoli, ai tarli.
“Stai girata. Respira.”
ma non avevi la voce
che hai con i tuoi amanti,
immagino.

Allora ho preso a dentare con la mascella,
stringere la pancia
per non farti vedere
che mi piacevi e molto.

Intanto, piroette contro lo specchio e
cieli che sapevano di induismi vari,
ciglia che battevano forte.

Squashetii di natiche sudate,
le nostre, immaginavo.
Gli acari intanto sul pavimento non solo,
diciamocelo,
acari un po’ ovunque.

La tazzona bianca
ha dentro quel residuo marrone
come di non lavata bene da tempo.
Sul tavolo ci sono carote e
gli affanni di tutto il sesso
che ci ho immaginato sopra.

Sarai un bellissimo uomo con le pieghette
attorno agli occhi
e chi ti vorrà
maledirà di gusto
genere (femminile/maschile),
fedi (al dito/nel cuore, se si riesce)
e messette (amen) varie.

Tags: ,

Domanda dolce

Vieni. Ho detto vieni.
Il mio è un richiamo amoroso
e dunque non c’è tappo al timpano,
tappo al timpano non ce n’è.
Vieni. Ho detto ammaliante
davanti al tronco pieno di iniziali,
vieni, lo dico di notte,
con le mani a preghiera
e le lenzuola in mezzo.
Vieni. Ho detto fuorviante.
Ho detto brindando
contro la mia spalla,
poggiando il calice sulla clavicola,
l’ho detto come minaccia e assoluzione,
con le braccia aderenti al petto,
incrociate come una carta di spade.
Ho detto vieni.
Lo dico ululando all’alba,
lo dico pensandoti le labbra.
Ho detto
e non si può resistere,
non c’è niente che ti tenga immobile,
tutto spinge all’azione,
non lo sto chiedendo a te
essere umano che fiotta,
sperma, beve, mangia.
Lo chiedo al fottìo di stelle
che cambiano rotta
lo chiedo allo zodiaco,
agli astronomi,
al calendario,
al frate,
alla pulla nell’orto,
al cotechino da scotennare,
alle erbe da terapia,
agli infusi.
Agli avi di antica memoria.
Davanti a loro mi inginocchio e
dimando se vedono
quanto bene le labbra aderiscono,
quanto amore si farebbe
mentre gli alberi rinnovano il colore.
Tu per il mare di folla,
io sirena metropolitana.
Sotto la Luna io ballo
il mio pensiero languido,
lo ballo da sola,
con trasporto.
Il mio walzer triste,
la mia domanda dolce.

Tags: , ,