Archivio per la categoria Poesia Pagana

L’ondata di gelo

 

Pic | Adriaan Garritsen

Pic | Adriaan Garritsen

 

La luce di un giorno sapendo che il treno fluido della vita
non passa se gli organi sono intasati,
non intasiamo gli organi, prendiamoci le responsabilità,
tutte le responsabilità del caso e poi mi dirai,
guardandomi di lato,
spostando il cuscino, prendendolo a manate sane,
mi dirai, sistemandolo sotto la testa,
durante una di quelle mattinate con brina e sole,
che tutta la vita davanti
sembra un bel foglio di carta di riso,

mi dirai
che in realtà è molto reale sapersi liberi e semoventi. 

 

S’abbatterà, dicono, freddo gelido in questi giorni
e non ci sarai a scortarmi con i tuoi occhi
che sono bue e asinello a scaldare il cuore.

 

Ricordati di bere hai detto
prima di andare, stringendo il volante,
al bivio sovrastato dal monte,
con quel tono tuo da essere umano interessante,
scompigliandomi i capelli come si fa con le bimbe.

 
Non c’è stato un attimo né ci sarà, un attimo in cui
guardarti non è stato o sarà
formare ulteriormente
la mia idea del Bello,
ah le Idee come ci fottono.

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Osservatori di cielo e cose umane

 

 

VicoloBuioCortona

VicoloBuioCortona

 

 

Allora, amore, il mio amore si regge tutto su biglietti del cinema e ninnoli inutili.
Allora, amore, qui si gioca alla tela in cui si entra meglio, la mano che fa ovali energetici sulle spalle.
Allora, amore, volersi non è semplice e quel poco che si riesce a fare di grande è magia, magia pura. 

Gli amanti veri creano questa magia continuamente e lei, di rimando, si mantiene per anni nell’aria, tutti gli altri possono inalarla.
La cocaina qui, quella vera, è la magia di cui tutti sono fottutamente affamati, ma non lo sanno.
Non c’è bisogno di farsi vedere umani, puzziamo molto di questa appartenenza a una specie.
Quel poco che sono riuscita a fare lo devo alle possibilità che si sono spalancate al nostro incontrarsi.
Quel che è vero mai va rinnegato.
E il crine tra il vero e il non vero sta dentro ai reni, ma non lo si butta via con l’urina.
Questa è un’altra magia ma non ne discuteremo in codesta sede.

 

Sii crudele con chiunque non ti ami perché non si ama.
Individua subito tutto questo e stanne alla larga.
Dirlo a te è come ricordarlo a questo corpicino qui che ti ha voluto abbracciare più volte e più volte ci riuscì.

 

Ah, abbracciarsi, che bella pratica umana.
Come ammalarsi e farsi coccolare.
Come passeggiare a braccetto.
Come il caffé quando ci sta tutto.
Come le persone cui ridono gli occhi prima delle labbra.
Come il vestito che mozza il fiato e tu lo sai allora te lo metti premeditando questa certezza.
Come il dattero mangiato al momento giusto e il nocciolo tenuto in bocca poi tutto il tempo che serve a fare un po’ di riflessioni sull’infinito. 

 

Ceniamo con due carciofi cosparsi di semi di sesamo stasera.
Ceniamo e brindiamo al mistero di nervi, tendini e tutto il resto. 

 

Devo dirti un segreto.
Affezionati a un movimento e fallo prima di ogni decisione importante che prenderai.
Svelamelo solo quando saremo in punto di morte.
Ovvero svolta di vita.

 

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Feed the monkey with water

 

My father used to lie down on his stomach still over the bed, early in the morning. Sunday morning. Sunny sunday morning. White sheets fulfilled with golden rays. He was pretending to be asleep. Then me, climbing up all along his back, bouncing on the shoulders, hanging with the toes on the vertebrae bridge.

 

There’s this monkey now inside the esophagus now he’s dead.

This animal uses my diaframma as a forest liana.

She doesn’t give a shit about me, she just minds her own business.

 

The only thing I can do is feed her with water.

The only way to do that is crying.

 

Bombs made of drops and Bach symphonies bullets.

 

Then everything is quiet again.

Come back to the body through these words.

Come back to the language, move the body.

 

Sudare

 

Immagine | Adriaan Garritsen

Immagine | Adriaan Garritsen

 

Abbiamo davvero parlato a lungo della morte dopo che sei morto. 
Abbiamo davvero potuto esplorare, anche con gli altri vivi, dico.

 

La pena del vivere è una vecchia donna 
che sembra una mucca con parrucca bionda, 
se ne sta sempre tra letto e televisore 
e si sgraffigna la pelle 
poi ci passa i fazzoletti impregnati di profumi chimici.

Si gratta talmente tanto 
che le esce il sangue dalle pustole. 
Ha le password di ogni umano dentro alle scarpe 
e le cifre per aprire tutte le valigie dei viaggiatori.

Questa è la vita vissuta come una pena, senza leggerezza o ironia.

 

L’ansia di vivere è un uomo castano 
con la forfora 
che parla veloce e ha gli occhiali da vista 
come fondi di bottiglia 
e apre con le sue unghie lunghe, sudice sotto, 
apre tutti i lucchetti del mondo 
e non dà pace nemmeno agli animali, 
quando li incontra per strada, parla di continuo.

 

Non sono arresa. 
Non sono lesa. 
Ti dico che non sono offesa.

 

Non voglio passare tempo 
con quelli cui fa schifo il mondo ora. 
Solo alzandosi ogni giorno lo civilizzano meglio.

 

Di amore e morte vale la pena di dire. 
Bevendo e lavorando duro. 
Non interrompendo la danza.

Sudando

(San Francisco, 6 novembre 2011)

 

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